Nel mondo della sicurezza c’è una parola che ricorre continuamente. Forse anche troppo:
Cultura
“Dobbiamo lavorare sulla cultura della sicurezza.”
“Qui il problema è culturale.”
“Senza cultura non vai da nessuna parte.”
Eppure i più attenti (o secchioni) sanno che, dal punto di vista scientifico, parlare di Cultura senza far riferimento ai comportamenti specifici che si mettono in atto, non ha alcun senso.
Per riflettere in modo serio – e non ideologico – vale la pena tornare a uno dei riferimenti più solidi sul tema: Edgar Schein. Si tratta di uno studioso che ha provato a spiegare come funzionano davvero le organizzazioni.
Cos’è la cultura secondo Schein
Secondo Schein, la cultura organizzativa è l’insieme di assunti di base che un gruppo sviluppa nel tempo perché “funzionano”.
Assunti così radicati da non essere più messi in discussione e da diventare il modo “normale” di pensare e agire.
Iper semplificando: la cultura è ciò che le persone fanno automaticamente, senza bisogno di pensarci.
E qui iniziamo già a capire perché non basta appendere un cartello.
I tre livelli della cultura (e perché spesso li confondiamo)
Schein distingue la cultura su tre livelli, il primo è quello degli artefatti: ciò che si vede.
Procedure, DPI, cartellonistica, policy, slogan, presentazioni aziendali.
Sono importanti, certo, ma da soli non spiegano come le persone si comportano davvero quando nessuno guarda.
Poi c’è il livello dei valori dichiarati: quello che diciamo.
“La sicurezza è una priorità”, “qui non si scherza”, “prima le persone”.
Il problema nasce quando questi valori non coincidono con le decisioni quotidiane.
Il terzo livello, quello decisivo, è quello degli assunti di base.
Sono convinzioni profonde, spesso inconsapevoli, che guidano i comportamenti reali:
“Ho poco tempo”, “Se rallento per la sicurezza mi guardano male”, “So fare il mio lavoro, non è mai successo niente”.
Finché questi assunti (o convinzioni profonde, fai tu) restano invariati, la cultura non cambia, indipendentemente da quante procedure scriviamo.
L’errore più comune in azienda
Molte organizzazioni cercano di “cambiare la cultura” partendo dagli artefatti. Nuove regole, nuovi corsi, nuovi slogan o magari nuovi proclami del direttore-mega-galattico al Safety Day.
Il punto è che la cultura non si cambia con un colpo di spugna. Si modifica (realmente) solo quando cambiano i comportamenti quotidiani e, soprattutto, i rinforzi associati a quei comportamenti.
Leggendo le riflessioni di Schein, mi piace pensare a una cipolla per comprendere le organizzazioni (ma spesso anche le persone)..
Esiste quello che diciamo, quello che “mostriamo” e poi c’è quello che pensiamo davvero, nel nostro intimo, quando siamo da soli.
Beh credo che in questo 2026 dovremmo tutti fare uno sforzo in più: agire in profondità andando oltre il semplice strato superficiale della cipolla.
Come dico sempre in aula: un Safety Coach agisce su due livelli, comportamenti osservabili e convinzioni profonde.
Dobbiamo accompagnare le persone a “innamorarsi della Sicurezza” piuttosto che limitarci a shockare con un’immagine o un video a effetto.
Lavorare sul lungo termine è forse più difficile, più complesso.. Ma è l’unica scelta sensata per attivare un’evoluzione stabile e duratura.




