5 leggi per aumentare la propria leadership

Public speaking e leadership sono da sempre tra i temi più quotati, quando ricevo domande in privato o durante i corsi che tengo.

Per questo oggi voglio condividere con te qualche spunto preso da uno dei miei libri preferiti sulla leadership: “Le 21 leggi fondamentali del Leader” di John Maxwell.

Se non lo conosci, Maxwell è uno dei maggiori esponenti in questo campo, con svariate pubblicazioni alle spalle. 

In questo libro parla di specifici comportamenti da adottare per essere riconosciuto come un vero leader.

Vediamone alcuni e come puoi applicarli a tua volta in azienda, per iniziare a essere preso più in considerazione quando parli.

1 La legge dell’Influenza

“La vera misura della leadership è l’influenza: niente di più, niente di meno”

Essere un leader significa saper influenzare le persone.

È un’abilità che non può essere conquistata da un giorno all’altro, ma va guadagnata col tempo.

Molte persone hanno una concezione sbagliata sull’idea di leadership pensando sia legata alle proprie abilità lavorative o al semplice fatto di essere un responsabile dell’azienda.

“Le persone mi devono seguire perché il mio ruolo è importante: sono un responsabile della sicurezza”

Oppure

“Le persone mi devono seguire perché ho 2 lauree e 1 master”

Niente di tutto questo.

La leadership non riguarda né il talento, né gli anni di studio, né la posizione lavorativa all’interno dell’azienda.

Influire sulla vita delle persone significa in primis capirle, assisterle nel momento del bisogno cercando di tirare fuori il meglio ed essere un punto di riferimento per tutti.

2 La legge della Navigazione

“Chiunque può governare la nave, ma ci vuole un leader per tracciare la rotta”

Un vero leader è un po’ come un navigatore, conosce la rotta tracciata, vede le cose prima degli altri e sa riconoscere gli ostacoli da affrontare.

In qualità di consulente o responsabile della sicurezza, devi riconoscere in tempo quei piccoli segnali che possono creare delle emergenze.

Ad esempio la mancata osservanza di alcune norme da parte dei lavoratori oppure tutti quegli atteggiamenti negativi che possono causare infortuni.

Un leader sa riconoscerli e trovare dei sistemi di prevenzione adatti.

3 La legge dell’Addizione

“I leader aggiungono valore servendo gli altri”

La legge dell’addizione è semplice: un leader lavora ogni giorno per far avanzare gli altri.

Che significa?

Uno degli errori che vedo in alcuni miei corsisti, è quello di sentirsi degli  “one man show”.

Loro sono i più bravi, i più preparati e al centro dell’attenzione.

Lavorano esclusivamente per se stessi riempiendo scartoffie dalla mattina alla sera, senza badare all’aspetto più importante di un vero professionista della sicurezza: le relazioni.

Un vero leader si preoccupa in primis di instaurare una relazione di fiducia con gli altri lavoratori sprondadoli a diventare autonomi e lavorando sul loro potenziale.

Una leadership efficace si ha quando le persone attorno al leader crescono professionalmente diventando a loro volta dei veri leader.

4 La legge della Base solida

“La fiducia è il fondamento della leadership”

Ogni buona relazione si basa in primis sulla fiducia, e la fiducia è la risorsa più preziosa per un leader.

Se le persone non credono in te, non riuscirai mai a influenzare i loro comportamenti.

Ma come creare una relazione di fiducia con lavoratori che “etichettano” la sicurezza sul lavoro come un’attività inutile?

Quello che non devi assolutamente fare è imporre norme ed obblighi a persone che non ne capiscono il motivo.

Se i lavoratori non comprendono il pericolo di determinati comportamenti poco sicuri, verrai visto solamente come il classico rompiscatole della sicurezza.

Quello che invece devi fare è fermarti un attimo ed entrare nella mente delle persone cercando di capire il perché delle loro convinzioni.

Puoi aiutarti con domande mirate atte ad esplorare la loro mappa mentale:

Ad esempio:

“Perché ritieni inutile la sicurezza sul lavoro?”

“Perché dal tuo punto di vista non ha senso proteggersi?”

“Quale pensi che sia il modo migliore per lavorare in sicurezza?”

Domande di questo tipo sono utili per:

  • far sì che il lavoratore si senta ascoltato;
  • capire idee e convinzioni dei lavoratori;
  • coinvolgerli attivamente stimolando la necessità di modificare i loro comportamenti;
  • fare il primo passo per instaurare una relazione di fiducia.

5 La legge della Priorità

“I leader capiscono che l’attività non è necessariamente un compimento”

Come ti dicevo poco fa, un leader deve saper riconoscere in anticipo le possibili emergenze, trovando in tempo una soluzione adatta. E qui casca l’asino…

Molti consulenti o responsabili della sicurezza, perdono troppo tempo in:

  • mancanza di focus compiendo azioni inutili;
  • pianificare, pianificare, pianificare, senza agire. 

Una qualità del leader dev’essere riconoscere e concentrarsi al massimo sulle priorità, eseguendo azioni veloci.

Esempio:

In una qualsiasi realtà lavorativa c’è sempre qualcosa da fare, ad esempio meeting e riunioni importanti oppure scartoffie e documenti da compilare…

tuttavia noti che in un reparto dell’azienda, nessuno utilizza le protezioni di sicurezza. 

Perché?

Gli operai addetti a quella lavorazione ritengono inutile utilizzare i DPI?

O forse i DPI sono mal posizionati e i lavoratori non li vedono?

Cosa potrebbe succedere continuando così?

Un professionista della sicurezza, agisce immediatamente scongiurando un possibile infortunio.

Come vedi, la leadership non è un gioco o una regoletta che impari leggendo il manuale dell’ultimo guru di turno, è un’abilità che si guadagna con il tempo, con sudore e fatica.

Ma ti assicuro che se seguirai queste 5 leggi, riuscirai un po’ alla volta a influenzare la vita e i comportamenti delle persone attorno a te.

Sicurezza Lavoro e Leadership: l’esperimento Milgram

Ti sei mai chiesto, fino a che punto possa influire l’autorità di un leader sul comportamento delle persone?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un salto nel passato, più precisamente nel 1961.

In quel periodo ci fu uno dei processi più importanti della storia, nei confronti del criminale di guerra, nazista: Adolf Eichmann.

Questo evento attirò l’attenzione di uno psicologo dell’Università di Yale, Stanley Milgram, il quale si pose un quesito:

È possibile che Eichmann e i suoi complici stessero solamente eseguendo degli ordini e di conseguenza le loro responsabilità erano minori rispetto ai veri mandanti?

Per approfondire questa riflessione, decise di avviare un esperimento per capire quanto l’obbedienza all’autorità di un leader potesse influire sulle persone, scavalcando addirittura valori etici e morali.

Iniziò quindi a selezionare in un giornale locale, persone tra i 20 e i 50 anni, di varia estrazione sociale, con il pretesto di lavorare a un esperimento sulla memoria.

L’esperimento prevedeva che il volontario svolgesse – ignaro –  il ruolo di insegnante, mentre un complice interpretasse la parte dell’allievo.

L’insegnante doveva leggere coppie di parole, e l’allievo doveva impararle a memoria. In caso di errore, sarebbe stato punito con delle scosse elettriche, che oscillavano dai 15 V ai 450 V.

L’allievo ovviamente non subiva alcuna scossa, era una farsa.

In pratica doveva fingere una reazione esagerata (condita da grida e implorazioni) e, al raggiungimento dei 330 V, fingere uno svenimento.

Il vero scopo dell’esperimento era quello di valutare fino a che punto le persone fossero succubi dell’autorità (rappresentata dai ricercatori in camice bianco) ed eseguono ordini, anche contro la propria volontà.

Per rendere il tutto più veritiero agli occhi dell’insegnante – vittima dell’esperimento – quest’ultimo inizialmente subiva una scossa da 45 V.

Il risultato finale fu che il 65% dei partecipanti eseguì gli ordini impartiti dagli scienziati, assestando la scossa finale di 450 volt.

Questo confermò la teoria di Milgram, secondo la quale molti degli orrori del nazismo si sono verificati a causa della cieca obbedienza di massa verso l’autorità.

“Ok Matteo, ma che c’entra tutto questo con la sicurezza sul lavoro?”

Come visto dall’esperimento, gli effetti della leadership possono impattare significativamente sui comportamenti che le persone assumono.

Si possono guidare le persone verso comportamenti negativi, scavalcando i valori etici e morali, oppure si possono guidare verso l’attuazione di nuovi comportamenti più virtuosi.

Proprio quello che condividiamo nella Safety Coach Federation.

Nel nostro metodo infatti, la leadership svolge un ruolo fondamentale per stimolare il cambiamento nelle persone e creare una vera cultura della sicurezza.

“Ma basta con questa Liderscip, non vuol dire nulla è tutta fuffa, io devo pensare ai DVR e agli adempimenti!!!1!!!”

Se sei un mio studente o se leggi regolarmente le mie newslettersaprai benissimo come la penso: il mondo della Sicurezza si divide in due categorie, gli scribacchini del copia-incolla e i Professionisti autentici.

Questi ultimi hanno capito che, per cambiare davvero le cose, è necessario andare oltre le normative e le prescrizioni. Bisogna utilizzare tutta la propria intelligenza emotiva e il proprio carisma per influenzare tutti i livelli aziendali e trasmettere l’importanza del Safety.

“Eh Matteo ma io ci provo, ma non mi danno retta, altro che Leadership”

Lo so, questa è una delle classiche obiezioni che molto spesso ricevo nei miei seminari.

Molti infatti pensano che la leadership sia una dote innata riservata a pochi eletti, in realtà è un processo che richiede la presenza di 4 fattori che agiscono simultaneamente:

1. Abilità personali

Un leader per definirsi tale, deve riuscire in ogni momento a gestire le proprie emozioni e lo stress.

Questo non significa che non possa perdere le staffe ogni tanto, ma che nei momenti più importanti o in particolari situazioni, deve sempre mantenere la calma e essere un punto di riferimento per i lavoratori.

Oltre a questo, per generare autorevolezza, un leader deve possedere una conoscenza molto approfondita della materia riconosciuta da tutti i lavoratori.

Ricorda: Nessuno è disposto a seguire i consigli di qualcuno che non ritiene autorevole o esperto nel suo campo.

2. Abilità relazionali

Una buona leadership si basa sempre su abilità comunicative e di ascolto:

  • Entrare in connessione con tutti i lavoratori;
  • Saper riconoscere la loro mappa mentale fatta di convinzioni e idee;
  • Ascoltare e prestare attenzione ai loro bisogni.

Ricorda: Se qualcuno vede in te un reale interesse, sarà ben lieto di farsi guidare e sarà più propenso a rispettare le tue indicazioni.

3. Abilità di pensiero strategico

Un’altra delle abilità di ogni leader, è la capacità di stabilire e pianificare gli obiettivi.

Ricorda: Non può esserci leadership senza la capacità di fissare obiettivi.

Per guidare le persone verso comportamenti più virtuosi inoltre, è necessario stabilire dei criteri di valutazione per misurarne il rendimento nell’ambito della sicurezza.

4. Abilità di pensiero sistemico

Una volta stabilito l’obiettivo da raggiungere è necessario capire il sistema più ampio in cui questo si andrà a inserire.

Un leader è in grado di ragionare in una maniera sistemica, comprendendo che ogni persona, all’interno di gruppi piccoli o grandi, ha i suoi personali interessi, le sue motivazioni e che in generale un sistema complesso tende a rallentare il cambiamento.

Per quanto si cerchi di renderla complicata o fumosa la “Leadership” nelle aziende corrisponde a precise abilità comportamentali che si possono mettere in atto costantemente, giorno dopo giorno.

Le stesse abilità che da anni alleniamo nelle nostre aule e nei nostri corsi per cambiare davvero le cose.

Pornhub 1 – INPS 0

Non potevo non scriverci sopra…

Mi riferisco a quanto successo il primo del mese, quando l’INPS ha dato la possibilità di accedere al sussidio, per far fronte all’emergenza Coronavirus.

Ne avrai quantomeno sentito parlare:

A causa dell’enorme volume di traffico, il sito dell’Istituto in poco tempo è andato in down, diventando irraggiungibile e peggio ancora, con una potenziale perdita di dati sensibili.

C’è chi ha dato la colpa a un attacco hacker, chi ai server dell’azienda, chi invece si è divertito a scrivere tweet ironici…

Insomma, la situazione è sfuggita leggermente di mano.

Nel mezzo di tutta questa confusione però, è spiccato un divertente tweet del noto portale “per adulti”: Pornhub.

Un sito che supporta traffico che viaggia su una media di 120 milioni di utenti… al giorno, e scherzosamente si è offerto di prestare all’Inps i propri server per ovviare al problema.

In molti ci siamo chiesti come sia possibile che Pornhub con tutto quel traffico non vada mai offline, mentre il sito dell’INPS, con “soli” 4 milioni di utenti, si sia sciolto come un ghiacciolo al sole.

Ma non è questo il punto.

Il fatto che moltissimi italiani si precipitassero in massa a richiedere il bonus era una cosa piuttosto prevedibile, vista la delicata situazione.

La domanda è: com’è possibile che non sia stata fatta una verifica, prima?

Davvero non c’era nessun segnale che i server non avrebbero potuto reggere tutto quel traffico?

Non tutti gli incidenti accadono per caso

Situazioni del genere, si verificano tutti i giorni anche nelle aziende più piccole.

“Mi chiedo come possa essere accaduto…”

Questa è una delle tipiche frasi di quando si verificano infortuni o incidenti gravi sul lavoro.

Per poi immancabilmente scoprire che:

  • I dipendenti non avevano mai davvero fatto formazione;
  • L’azienda era sprovvista dei DPI necessari;
  • Alcuni macchinari non venivano revisionati da anni.

Incidenti e infortuni sul lavoro sono sicuramente situazioni che potrebbero essere evitate, se previste.

Nella Safety Coach Federation, insegniamo ai Professionisti della Sicurezza che una delle qualità che un buon Leader deve possedere, è quella di individuare i segnali e anticipare le emergenze.

Cosa significa?
Il tuo compito, in qualità di Professionista della Sicurezza, è quello di scovare tutti quei piccoli segnali di potenziale pericolo, analizzarli, e adottare delle contromisure prima che diventino delle vere e proprie minacce.

Per dirla con le parole di Robert Dilts:

“Chiunque può udire un grido, ma solo chi è in grado di cogliere i sussurri che sottendono le tempeste può avere successo”

Questa capacità di anticipare, di cogliere i sussurri più deboli è una prerogativa essenziale del Leader della Sicurezza.

Supponiamo che in una specifica area aziendale, i lavoratori non utilizzino le protezioni necessarie.

Non le hanno mai avute e non è si è mai verificato nessun incidente ma, come sappiamo, questo non implica che non possa succedere nulla anche in futuro.

La prima cosa che devi fare, è capire perché le protezioni non vengono utilizzate.

Si tratta di un problema di Cultura organizzativa? C’è qualche difficoltà tecnica durante la lavorazione? Ci sono abitudini disfunzionali che continuano a persistere?

Come Leader dovrai indagare a fondo, comunicare coi responsabili e portare alla luce tutti i potenziali rischi facendo percepire loro, l’importanza di correre subito ai ripari.

Il problema potrebbe anche riguardare convinzioni interne dei lavoratori, del tipo:

“Non si è mai verificato un incidente in questa azienda…”
“Sono anni che faccio quel lavoro, so come farlo senza farmi male”
“I DPI sono scomodi, non mi servono”

il tuo compito sarà quello di parlare coi lavoratori, fare affidamento su tutte le tue capacità comunicative e persuasive per innestare un seme vincente: quello della Cultura del Safety.

Oggi più che mai, il vero professionista della sicurezza, si distingue perché è in grado di guidare e allineare aziende e lavoratori, portando la cultura del Safety con empatia e con la giusta comunicazione.

Il tempo dei finti-leader che cercano giustificazioni e si nascondono dietro un dito è finito.

Ricorda: oggi più che mai abbiamo bisogno di Leader autentici.

Solo se sarai in grado di ispirare le persone ad agire, non perché devono ma perché vogliono, ti distinguerai e riuscirai a costruire elevate Performance Safety.

Non è facile, ci vuole molto coraggio. Ma il primo passo è piccolo, semplice e alla portata di tutti: assumersi la responsabilità del cambiamento che vogliamo osservare.

Anche un RE ha paura di parlare in pubblico…

In questi giorni tra smart working e riposo forzato, ho rivisto un film di qualche anno fa, Il discorso del re.

La pellicola è ispirata a una storia vera, e ruota attorno alla difficoltà di Re Giorgio VI di parlare in pubblico, a causa di un disturbo da fluenza verbale, meglio conosciuto come: “Balbuzie”.

Un problema grave e che lo tormentava, talmente tanto che decise di rinunciare a tenere qualsiasi discorso in pubblico.

Fu grazie all’insistenza della moglie Elizabeth che si convinse ad affidarsi a un terapeuta australiano, Lionel Louge, il quale, scavando a fondo nella storia del futuro Re, intuì le cause scatenanti del disturbo.

Nella prima seduta, il terapeuta convince il protagonista a recitare l’Amleto ad alta voce, ascoltando musica in cuffia a volume altissimo.

Non capendo l’utilità del bizzarro esercizio, non passò molto che perde la pazienza e interrompe malamente l’esercizio.

È a quel punto che il terapeuta gli fa ascoltare la registrazione del monologo appena tenuto, lasciandolo di stucco…

La SUA recitazione dell’Amleto, era perfetta e fluente… nessun balbettìo!

La paura di parlare in pubblico

Torniamo a noi…

Ho voluto parlarti brevemente di questa pellicola, e in particolare di questo episodio, per 2 motivi:

  1. Il film merita, e in questi giorni di riposo,ne consiglio a tutti la visione.
  2. Il secondo motivo è che guardandolo, ha riportato a galla, i miei esordi come speaker.

Non sono mai stato affetto da balbuzie, ma quell’ansia, quel balbettio iniziale, quel timore del giudizio, li ricordo come fosse ieri.

Il solo pensiero di salire un un palco era veramente straziante.

Il punto è che all’epoca pensavo fosse un problema solo mio e questo non faceva altro che peggiorare le cose, quando invece è scientificamente provato che:

La paura di parlare in pubblico è molto comune ed è la più grande degli esseri umani.

Secondo una ricerca del 1977 pubblicata nel “The Book of List” di David Wallechinskyil 40,6% delle persone ha terrore di parlare in pubblico, mentre ad esempio, solo il 18,7% ha paura della morte.

Un dato assurdo se ci pensi.

Eppure…

C’è chi si dimentica tutto ciò che dovrebbe dire, chi va al bagno continuamente, chi da di stomaco… gli effetti possono essere disastrosi, proprio come succedeva a Re Giorgio.

Ma perché questo succede?

La potenza delle visualizzazioni

Il problema è che per qualche strano motivo, siamo portati a creare nella nostra testa una visualizzazione negativa di ciò che succederà.

Questo succede in tutte le situazioni che riteniamo IMPORTANTI

Pensa a un calciatore…

Quante volte abbiamo visto anche grandi campioni, in partite molto importanti, “non essere in partita”?

È lo stesso meccanismo.

Se non siamo in grado di “manipolarci” mentalmente, il disastro è assicurato.

Ecco perché anche quando parli di sicurezza, se vuoi essere ascoltato ed evitare che l’ansia ti giochi brutti scherzi, devi imparare a visualizzarti in maniera positiva.

Mi spiego meglio con un esempio pratico:

Immagina di dover parlare di sicurezza, di fronte a un pubblico che non conosci e non ti conosce.

Ipotizziamo una nuova azienda in cui hai iniziato a lavorare come responsabile o un nuovo potenziale grosso cliente, che seguirai come consulente. Scegli tu.

Hai due strade:

La prima è andare SPERANDO di guadagnarti la fiducia del tuo pubblico, poi come andrà, andrà…

La seconda è andare VISUALIZZANDO già il risultato finale, sapendo che per ottenere ciò, dovrai compiere determinate azioni prima e durante l’incontro:

Prepari bene il discorso, studi il tuo futuro pubblico, pensi a come catturare il loro interesse, quale linguaggio usare, come coinvolgerlo.

Mentre parli, presti attenzione a respirazione, ritmo, postura, gestualità.

Sai che così facendo, le persone ti seguiranno con interesse…

Non pensi che un approccio del genere faccia tutta la differenza tra un discorso di successo e uno mediocre?

Ecco: questa è la “tecnica della visualizzazione”.

È la capacità di produrre immagini mentali, atte a ricreare determinati comportamenti in una particolare situazione.

In altre parole è la capacità di immaginarci nel fare qualcosa, bene o male… questo dipende da noi.

Essere in grado di VISUALIZZARE l’obiettivo che vogliamo raggiungere (ad esempio essere ascoltato), ti aiuterà poi a rimanere concentrato su tutto il percorso per raggiungere lo scopo.

È una tecnica utilizzata in tantissimi campi: dallo sport, al business, persino nella psicoterapia.

Se padroneggiata, è molto potente ed efficace sull’incremento di prestazioni, autostima, concentrazione e motivazione.

Un libro che ti consiglio di leggere

Voglio chiudere infine con un consiglio di lettura.

Un libro molto interessante a riguardo è Come parlare in pubblico e convincere gli altri, di Dale Carnegie.

Un autore che con i suoi seminari, ha formato nel corso del tempo tantissimi businessman e venditori americani.

Nel suo libro mette in risalto 4 aspetti molto importanti:

  1. Non siete gli unici ad aver paura di parlare in pubblico. La paura di parlare in pubblico è tra le più comuni, nei moltissimi seminari che ho seguito, ho notato le stesse reazioni emotive da parte dei partecipanti, ergo è una reazione naturale.
  2. La paura del palcoscenico è utile. La paura è tua amica, è una delle fonti energetiche più potenti che ci permette di affrontare le situazioni più difficili scaricando nel nostro corpo l’adrenalina. Quando abbiamo paura, i nostri sensi si amplificano e ci permettono di cogliere maggiori input dall’esterno.
  3. Nessuno supera completamente la paura di parlare in pubblico. Quell’attimo di esitazione, di ansia e balbettii prima di iniziare un discorso, farà sempre parte di noi. Prova a notare i discorsi degli artisti famosi come ad esempio le premiazioni degli Oscar, noterai tantissimi attimi di esitazione.
  4. Pratica e paura di parlare in pubblico. Come per tutte le cose, la pratica è la tua migliore alleata. Più esperienza farai nell’arte oratoria, più ti sentirai a tuo agio quando sarà il momento di tenere il tuo discorso, di fronte a qualsiasi pubblico.

Mi auguro che questi spunti di oggi ti aiutino nel tuo lavoro quotidiano!

Ti piacerebbe diventare un mentore della sicurezza sul lavoro?

Nell’Odissea, quando Ulisse partì per la guerra di Troia, decise di affidare le cure della sua famiglia, in particolare del piccolo Telemaco, all’amico fidato e saggio: Mentore.

Un uomo leale, che aveva già combattuto per il Re e su cui Ulisse faceva pieno affidamento. 

Col passare degli anni però la situazione a Itaca peggiorò, e il giovane Telemaco era sempre più indispettito e in difficoltà, dall’atteggiamento vile dei Proci che stavano usurpando il suo regno.

Ma proprio in questo momento così negativo, ecco che accadde qualcosa di straordinario…

Atena, la dea della saggezza e della guerra, che già aveva aiutato suo padre nel viaggio di ritorno verso Itaca, gli apparve, sotto le sembianze di Mentore. 

Lo scopo era quello di apparire a Telemaco come colui che era sempre stato la sua guida, per esortarlo ad assumersi le proprie responsabilità e ad agire da uomo.

Ecco che la figura del “mentore” diventa puramente mitologica, a metà tra il divino e l’umano, pronto a consigliare le persone a crescere e ad affrontare le difficoltà della vita.

Ed è proprio quello che questa figura così importante, al giorno d’oggi rappresenta.

Se ci fai caso, tutti i grandi personaggi della storia, avevano un punto di riferimento…

Mi ricordo che quando morì Steve Jobs, Mark Zuckerberg, dedicò un post dove lo ringraziava per essere stato una guida prima e un amico poi.

Per diventare grandi, sia professionalmente che umanamente, abbiamo bisogno nel nostro viaggio, di una persona che ci guidi e indichi la via da seguire.

Lo è sempre stato e lo è tutt’oggi anche nel lavoro quotidiano.

La necessità di un mentore nel mondo della sicurezza sul lavoro

In molte realtà aziendali, spesso il mentore è rappresentato dalla figura più anziana, quello con più “esperienza” di tutti.

Chi è agli inizi sia affida a lui, convinti che seguendo le sue indicazioni, diventeranno dei professionisti.

Purtroppo però quando si parla di sicurezza sul lavoro, questo non sempre succede…

Sia perché come ben sappiamo, la sicurezza viene percepita come un’attività noiosa e talvolta superflua, sia perché chi dovrebbe influenzare e ispirare i lavoratori verso comportamenti più sicuri non lo fa, anzi, spesso è colui che rema contro…

E i risultati sono sotto gli occhi di tutti

“Infortuni e decessi sul lavoro non accennano a diminuire.”

Si stima infatti che il 2019 si è concluso con 1437 morti sul lavoro.

Un dato a dir poco agghiacciante, non credi?

Per farti un esempio, proprio ieri leggevo che qualche giorno fa, c’è già stato un gravissimo infortunio sul lavoro, nel vercellese, e sono certo che non sia l’unico di questi primi giorni del 2020.

Ecco, quando leggo notizie del genere, credo ci sia sempre più il bisogno da parte di chi fa Sicurezza, di prendere coscienza ed evolvere, per diventare un vero leader.

Sei d’accordo?

Ma quali sono le caratteristiche fondamentali che un responsabile o consulente della sicurezza deve possedere, per essere considerato tale?

Vediamole insieme…

Le 4 caratteristiche del VERO mentore

Partiamo da un concetto base che dovrebbe essere sottinteso ma che nella realtà dei fatti, non lo è quasi mai, ovvero le conoscenze.

Il mentore della Sicurezza possiede tutte le competenze base necessarie per svolgere questa professione.

Sembra una cosa scontata, ma ti assicuro che in un mondo di cialtroni e fenomeni che si spacciano per professionisti, non lo è.

Fatta questa piccola premessa, vediamo i fattori principali.

  1. Riconoscere i veri talenti

Uno dei compiti di un vero leader, è quello di GUIDARE le persone per farle crescere professionalmente.

Un po’ come lavorare una pietra grezza per trasformarla in un prezioso diamante.

Per fare questo però, non puoi sederti e aspettare che i talenti piovano dal cielo e bussino alla tua porta.

È fondamentale saper riconoscere i lavoratori con più potenziale e affidabilità, e che abbiano a cuore gli interessi dell’azienda.

 

  1. Dare l’esempio

 

Essere una guida per qualcuno vuol dire accompagnare la persona a riscoprire le proprie risorse inconsce.

Questo significa che oltre a riconoscere i talenti, dovrai scendere in campo tu stesso a combattere le numerose sfide causate dalle convinzioni limitanti, interferenze e resistenze varie, offrendoti come modello da seguire.

 

  1. Ascoltare senza imporre o criticare

 

Costruire un percorso di coaching con la persona poi, è fondamentale. 

Ascoltarne le difficoltà senza criticare o imporre la tua visione a tutti i costi, lo aiuterà magari a sbagliare, ma a fare esperienza.

Ricordati che devi guidare con una mano invisibile, non imboccare col cucchiaino.

 

  1. Formazione continua

 

Che tu sia già un professionista o un giovane apprendista, poco conta. La formazione continua è fondamentale.

L’acquisizione continua di nuove skill, non solo tecniche, ma anche nel campo della comunicazione, motivazione e leadership, ti aiuterà a evolvere e a essere riconosciuto come un vero MENTORE.

Siamo spesso soliti pensare che, arrivati ad un certo livello di esperienza e conoscenza, non ci sia più nulla da imparare e non sia necessario continuare a crescere.

Questo perché nella nostra mente, siamo già proiettati a tagliare il traguardo.

La verità è che non è così…

Se nel tuo lavoro quotidiano di consulente della sicurezza, le cose non vanno come hai previsto e magari i risultati tardano ad arrivare, forse c’è qualche gap da colmare.

Il Potere del Carisma nel Safety

«Non posso promettervi che sangue, fatica, lacrime e sudore»

Winston Churchill

Oggi voglio farti tornare indietro nel tempo, fino alla seconda guerra mondiale.

Era il 13 maggio 1940 e la citazione che hai letto fa parte di uno dei discorsi più memorabili del primo ministro inglese Winston Churchill, considerato uno dei leader più carismatici del novecento.

Con doti comunicative e determinazione, convinse i suoi a non arrendersi ai tedeschi, nemmeno quando a Dunkerque questi ultimi costrinsero le truppe anglo-francesi a una rocambolesca e famosa ritirata.

Anzi, in quell’occasione sfruttò il riuscito salvataggio delle truppe da quella disastrosa situazione, come motivo di orgoglio per l’esercito britannico, dandogli ulteriore carica psicologica, nonostante la palese sconfitta e le numerose perdite.

Giusto per capirci, ancora oggi, lo “Spirito Dunkerque” in Gran Bretagna è un cliché: sinonimo di coraggio, resistenza e intraprendenza.

Churchill era un uomo d’azione, come amava definirsi, ma soprattutto un oratore brillante, che aveva dalla sua un’abilità straordinaria: il carisma del leader in grado di influenzare e guidare gli altri.

“Ok Matteo, grazie per la lezione di storia, ma che c’entra Churchill con la sicurezza sul lavoro?”

Nella Sicurezza sul Lavoro il carisma personale è fondamentale per coinvolgere e trascinare le persone in una spirale costruttiva di cultura e valori.

Proprio come il grande Churchill un Leader della sicurezza ha un compito molto preciso: ottenere un grande consenso e guidare positivamente le persone.

Pensaci un attimo: puoi conoscere tutte le norme di sicurezza esistenti, ma se non hai la capacità di influenzare le persone, i tuoi risultati stenteranno sempre a decollare.

Hai presente quando le persone non ti ascoltano o addirittura fanno l’esatto contrario di ciò che suggerisci?

Ti chiedi mai dove sia il problema?

Ecco, una delle cause, potrebbe essere proprio la difficoltà nell’esercitare una forte influenza, quando fornisci indicazioni o stabilisci le regole comportamentali in ambito Sicurezza.

Tradotto significa che ancora non riesci ad arrivare al cuore dei tuoi interlocutori e a sensibilizzarli al tema.

Ci hai mai pensato?

Sappiamo quanto sia difficile farsi ascoltare, specie da chi per tanto tempo ha perpetrato le stesse abitudini con menefreghismo e noncuranza delle regole.

Il Carisma personale è fondamentale per un grande salto di livello.

Devi anche sapere che il carisma non è una dote innata riservata solo a pochi eletti come molti fanno credere. Come tutte le abilità comunicative anche il Carisma si può potenziare e con una buona dose di pratica, padroneggiare le regole della comunicazione efficace.

Come fare?

Coerenza, libertà e responsabilità

Queste sono le 3 armi che ti aiuteranno a sviluppare il tuo lato più carismatico. Mi spiego:

Carisma come coerenza

La coerenza è una delle qualità più importanti che ti permetteranno di influenzare gli altri. Le persone accanto a te infatti, sono mosse dai tuoi stessi ideali e dai tuoi comportamenti.

Un responsabile della sicurezza che mantiene i propri impegni e li rispetta, non vacilla di fronte alle difficoltà e non si rimangia quanto detto, avrà un impatto eccellente sulle altre persone: ispirerà in prima persona i lavoratori, a seguire l’esempio dato e a fidarsi.

Questo vale anche per chi lavora nelle aziende come consulente: il suo compito non è solo quello di arrivare in azienda, fare la sua bella lezioncina e arrivederci a tutti…

Deve dimostrare in prima persona, di seguire le procedure, e di supportare i lavoratori in caso di necessità o problematiche particolari.

Carisma come libertà di essere sé stessi

La seconda arma per aumentare il proprio carisma, è liberarsi dalla paura del giudizio degli altri, poiché limita le nostre capacità e il talento.

Questa paura infondata ti rinchiude in una gabbia da cui difficilmente è possibile uscire, e cosa più controproducente, le persone accanto a te, percepiranno la tua insicurezza.

Prova a immaginare di trovarti di fronte ad alcuni lavoratori a cui devi fare formazione, già svogliati di loro, e che per di più notano il tuo atteggiamento poco risoluto.

Secondo te quale sarà il risultato?

Confermeranno il loro pregiudizio e ignoreranno ogni tua parola.

Al contrario invece, un atteggiamento deciso, porterà nuova linfa alle tue parole, che daranno la scossa necessaria a risvegliare le loro coscienze.

Carisma come assunzione di responsabilità

Una persona carismatica, che ambisce al ruolo di leader, è una persona sicura, che sa dare le giuste soluzioni, e su cui le persone sanno che possono contare nei momenti di difficoltà. Ma non per questo è infallibile!

In qualità di essere umano, anche il leader migliore talvolta commette errori.

Ora, da una parte ci sono consulenti-scaricabarile, che se ne lavano le mani come Ponzio Pilato e addossano le colpe agli altri, mettendo magari a rischio un intero team per scelte errate…

Dall’altra parte invece, c’è il VERO leader, che riconosce i propri errori e se ne assume la piena responsabilità.

Ricordati sempre che una persona carismatica, è colui che mirando alla perfezione, compie errori, non se ne vergogna, e si impegna a imparare da essi.

BONUS esplosivo per diventare un leader carismatico

Oltre alle 3 armi appena viste, che puoi sfoderare, c’è poi un’altra arma letale che ti aiuterà ad aumentare il tuo carisma: la simpatia.

Attenzione: non intendo mettersi a fare il giullare.

Sto parlando di portare solarità ed energia alle persone a cui ti rivolgi.

Per parlarti di questo, ti voglio portare un pensiero preso dal libro “Come si diventa un venditore meraviglioso” di Frank Bettger

Frank è stato uno dei più grandi venditori americani del secolo scorso.

Nel suo libro, descrive la simpatia e l’entusiasmo come le migliori armi per riuscire appieno in quello che fai.

Sia perché il tuo atteggiamento si riflette sulla qualità del tuo lavoro, sia perché emozioni e azioni, vanno sempre a braccetto.

L’empatia generata da un semplice sorriso, è potentissima e può stimolare le persone a tirare fuori il meglio… provare per credere!

Bene, spero di averti dato buoni consigli per migliorare l’effetto che hai sui lavoratori con cui ti confronti quotidianamente.

Come già detto, il carisma si può imparare e, credimi, per un responsabile o consulente Safety non c’è nulla di più utile per essere ascoltato.

Il Pallone d’oro della Sicurezza sul Lavoro

Non sono mai stato un tifoso sfegatato di calcio e anzi, a dirla tutta, a volte trovo che questo sport sia troppo condizionato da aspetti economici.

Qualche giorno fa però c’è stata la premiazione del pallone d’oro 2019, il prestigioso e ambito riconoscimento dato al miglior calciatore del Mondo, e allora da buon appassionato di Leadership ho fatto alcune considerazioni.

Come forse saprai, Leo Messi ha conquistato il 6° trofeo della sua carriera: un record davvero impressionante.

Polemiche a parte ovviamente, c’è un aspetto molto interessante di cui ti voglio parlare…

Quest’anno, c’è stata una vera e propria evoluzione per lui come professionista. Messi ha infatti preso in mano le redini della squadra ed è diventato sempre più il leader del suo gruppo.

Dall’interagire in prima persona con avversari e arbitri, al parlare con i compagni per capire le varie difficoltà della squadra.

Tutte caratteristiche di un vero leader…

Ma c’è un aspetto ancora più importante da tenere in considerazione, ovvero quello di intervenire in prima persona nel momento del bisogno.

In tutte quelle partite difficili, dove la situazione non riusciva a sbloccarsi, ecco che di colpo la pulce chiama la palla, fa salire la squadra e con una delle sue fantastiche accelerazioni, sguscia in porta e fa segnare i compagni.

Prevede e comprende come potrebbe finire la partita, prende in mano la situazione fa salire la squadra e agisce.

Se hai letto la precedente newsletter dove parlavo di leadership, saprai sicuramente che un vero leader, deve manifestare dei comportamenti positivi che diano l’esempio per gli altri e permettano di costruire una forte identità e relazioni di fiducia verso gli altri.

Un buon leader non è colui che agisce e basta.

Non è il solista che prende la palla da solo e va in porta a segnare.

Un grande Leader utilizza 3 leve per fare la differenza al momento del bisogno:

  • Anticipare;
  • Allineare;
  • Agire.

Prevedere il futuro o anticipare il pericolo?

No, non devi essere una divinità in grado di prevedere il futuro con una sfera magica…

Devi sembrare più come Santiago, il protagonista del romanzo di Paulo Coelho, “L’alchimista”.

Santiago nel suo viaggio, impara a riconoscere e a interpretare quei piccoli segnali che l’universo gli invia che gli permetteranno di penetrare l’Anima del Mondo.

Che cosa intendo dire?

Le emergenze non arrivano solitamente come un fiume straripante, ma le puoi notare dalle piccole crepe che iniziano a crearsi nella diga.

Questi sono i piccoli segnali che un vero leader riconosce in tempo utile per trovare una soluzione e creare dei sistemi di prevenzione.

In un’azienda ad esempio questi piccoli segnali possono essere il sottovalutare determinate norme e comportamenti, piccoli atteggiamenti del singolo che inizialmente passano inosservati ma che possono creare danni e nel peggiore dei casi incidenti.

Un Safety Coach, sa riconoscere quegli atteggiamenti, quei piccoli segnali, quelle piccole crepe nella diga e sa creare dei meccanismi per porvi rimedio prima che accadono incidenti.

L’allineamento: come far salire la squadra

Quella partita ormai hai capito che finirà in parità…

Gli avversari stanno adottando un puro catenaccio anni ‘80, e non c’è verso di passare.

Che cosa fare?

Leo Messi come detto, parlerebbe con i compagni nell’intervallo e inizierebbe a far salire la squadra per schiacciare sempre di più gli avversari.

Un buon leader, non deve essere solo in grado di ispirare e motivare le persone ad agire ma deve dare lui per primo l’esempio.

È sempre la coerenza a farti guadagnare credibilità e rispetto agli occhi degli altri, viceversa si innesca un principio di sospetto e incoerenza.

Solo agendo con coerenza riuscirai a far comprendere ai tuoi collaboratori l’importanza di seguire le norme di sicurezza e a mantenere il rispetto dei comportamenti stabiliti.

Il momento giusto per agire

L’azione è ciò che distingue le persone di successo dalle altre.

E come già detto, per risultare efficace, deve essere all’ultimo posto dopo aver anticipato gli eventi e aver allineato il team sul da farsi.

Ma non è tutto…

Spesso molti leader perdono troppo tempo nel pianificare l’azione perdendo il momento giusto per farlo o nel peggiore dei casi non agendo proprio.

Altri invece vivono di azioni inutili senza avere un preciso focus su ciò che è veramente importante.

L’azione, per risultare efficace, deve concentrarsi prima di tutto sulle priorità, ovvero sul primo passo da fare per creare valore e fare la differenza.

Nella famosa legge di Pareto è il 20% di ciò che facciamo a determinare l’80% dei risultati.

È necessario inoltre che il leader guarisca dalla malattia del perfezionismo…
Un’azione veloce è sempre meglio di mesi e mesi di pianificazioni inutili per 2 motivi:
  1. Se perdi troppo tempo a pianificare, rischi di allontanarti dal tuo obiettivo;
  2. In quanto esperto, puoi sempre correggere il tiro quando le cose non vanno come pianificate all’inizio.

Last but not least, un vero leader deve sempre valutare coerentemente le proprie azioni e capire quando è il momento giusto per fermarsi.

Queste sono le 3 leve della Safety Leadership che ogni buon esperto di sicurezza dovrebbe considerare, nel suo lavoro quotidiano, per motivare e coinvolgere i lavoratori alla sicurezza.

Sicurezza sul Lavoro: i 5 Livelli della Leadership

Essere Responsabile o Capo di qualcuno non implica automaticamente la capacità di essere leader. Un conto è la posizione, il ruolo riconosciuto all’interno di un organigramma aziendale, un altro è la capacità di guidare le persone verso un obiettivo comune. È questo infatti il ruolo di un leader, termine che deriva dall’inglese to lead, guidare appunto.

I ruoli di responsabilità nella sicurezza spesso, troppo spesso, finiscono col diventare solo una carica formale, di derivazione legislativa, a cui non sempre corrisponde una facile diffusione di Cultura della Sicurezza. Ma per chi vuole davvero riuscire a ispirare le persone e produrre un cambiamento, acquisire capacità di leadership è fondamentale.

Infatti, il compito di un Safety Coach è quello di guidare dirigenti e dipendenti di un’azienda verso i comportamenti corretti per la salvaguardia della sicurezza. Non si può solo obbligarli. Bisogna coinvolgere, ingaggiare, integrare tutti in una visione più ampia.

In 15 anni di lavoro nel mio settore, sulla Leadership ne ho sentite di tutti i colori. Fiumi di libri, articoli, seminari, guru e para-guru che spendono ore a invocare questa parola misteriosa e fumosa. Tutti vogliono la Leadership!

Ma cosa fare per diventare davvero un Leader? Quali caratteristiche ci permettono di influenzare gli altri e guidarli verso la Sicurezza sul Lavoro?

Partiamo da un concetto fondamentale: la Leadership non esiste.

“Come sarebbe!!111!!! Ma allora mi hanno sempre ingannato tutti i Guruhh!!!111!!”

Eh sì. Mi spiace deludere i fan dei motivatori oltreoceano, ma dal punto di vista pratico non ha senso parlare di Leadership. Anche perché non possiamo certo misurarla un tanto al kg.

Esistono piuttosto alcuni specifici comportamenti che ti rendono influente, e altri comportamenti che invece giocano a tuo sfavore.

Ecco perché nel nostro master e nei corsi di formazione parliamo sempre di competenze. La vera domanda non è tanto “come faccio a diventare un Leader” quanto piuttosto “quali competenze devo padroneggiare per poter creare relazioni forti, ispirare fiducia e influenzare gli altri?”

Te la ripeto così rimane impressa: Quali competenze devi padroneggiare per poter creare relazioni forti, ispirare fiducia e influenzare gli altri?

Stop, spiegata la Leadership. Niente trucchi di magia o danze haka maori.

Ecco dunque spiegato perché la Leadership si può allenare: perché si tratta di comprendere, affinare e allenare quei comportamenti specifici che ti renderanno più efficace nel tuo ruolo.

Se sei d’accordo, vorrei anche svelarti quali sono i cinque livelli della leadership secondo John C. Maxwell, uno dei ricercatori e formatori più competenti proprio su questo tema. Anche per lui, la leadership si può imparare (altrimenti non ci avrebbe scritto 100 libri sopra).

Uno di questi è intitolato “I 5 livelli della leadership. Massimizza le tue potenzialità per scalare la piramide del successo.” Allettante, no?

Secondo Maxwell esistono 5 step nell’immaginaria classifica di un Leader. Sono livelli gerarchici, più si sale e più la Leadership diventa dunque vincente.

Primo livello: PosizioneLe persone ti seguono perché ti devono seguire.

Si tratta del piano terra e della base da cui costruire la propria influenza. Solitamente si ottiene una qualche sorta di ruolo gerarchico perché “chi sta in alto” ha in noi visto del potenziale. Essere a questo livello, oltre a sottolineare la presenza di potenziale, sta ad indicare anche che il Leader avrà un qualche genere di potere e di autorità sulle altre persone. Questo potere gerarchico va usato saggiamente, specie all’inizio del proprio percorso di crescita.

Secondo livello: Consenso. Le persone ti seguono perché ti vogliono seguire.

Da fan dell’intelligenza linguistica so bene la differenza di motivazione tra un Devo e un Voglio. Ecco dunque che a questo secondo step le cose cambiano.  Quando un leader inizia a operare sulla base del consenso cambia tutto. A questo livello l’influenza avviene non più per la posizione, bensì attraverso la relazione. Quando le persone si sentono apprezzate, assistite, incluse, considerate e degne di fiducia, si mettono a lavorare insieme al leader e tra di loro.

Terzo livello: Produzione. Le persone ti seguono per quello che hai fatto per l’organizzazione.

È a livello delle Produzione che la Leadership decolla veramente e ingrana un’altra marcia. I bravi Leader fanno sempre accadere le cose: ottengono risultati. Oltre a essere produttivi individualmente, sono anche in grado di aiutare il team a diventare più produttivo. A questo livello i leader creano slancio e sviluppano un ambiente di successo, che rende più efficace e più forte il team.

Quarto livello: Sviluppo delle persone. Le persone ti seguono per quello che hai fatto per loro.

I leader efficaci sanno che per raggiungere i livelli più elevati di guida, devono passare da produttori a sviluppatori. Questo perché le persone sono la più grande risorsa di un’organizzazione. I bravi Leader investono tempo, energie, soldi e risorse intellettuali nello sviluppo di nuovi leader. Dedicano il 20% della loro attenzione alla produttività e l’altro 80% allo sviluppo e alla guida dei collaboratori.

Quinto livello: La Cima. Le persone ti seguono per quello che sei e per quello che rappresenti.

Questo è un livello molto raro nella Leadership, ma di sicuro è il più potente. Le persone che arrivano in cima alla classifica esercitano così bene il proprio ruolo e così a lungo che si distinguono da tutti gli altri e creano un’eredità di Leadership nell’organizzazione per cui lavorano. I Leader che si dedicano allo sviluppo di altri leader e ci si mettono d’impegno, dando tutto quello che hanno, sono gli unici ad avere la possibilità di salire sulla Cima.

Finito il nostro rapido excursus sui 5 livelli della Leadership secondo Maxwell, potresti domandarti a che livello sei nel tuo cammino da Leader.

Ricorda: non servono poteri magici o talenti innati. Per scalare la vetta della Leadership hai bisogno di padroneggiare quei comportamenti che ti permetteranno di creare relazioni di fiducia, di influenzare gli altri e di costruire una tua identità forte.

“Se le vostre azioni ispirano altri a sognare di più, imparare più, fare di più e trasformare di più, voi siete un leader” (John Quincy Adams)

Cristiano Ronaldo e la Sicurezza Proattiva

Le morti sul lavoro sono aumentate del 4,3% rispetto allo scorso anno. Sono 432 le vittime nei primi sette mesi del 2019 in occasione del lavoro mentre 167 gli infortuni mortali in itinere per un totale di 599 lavoratori deceduti. Uno su cinque è straniero.

Questi numeri drammatici, impietosi, dovrebbero ricordarci l’importanza di lottare ogni giorno per promuovere una solida Cultura della Sicurezza sul Lavoro.

L’altro giorno facevo una riflessione, che vorrei condividere con te.

Recentemente ho avuto il piacere di partecipare a un importante convegno sul tema Safety, dove ho relazionato sui principi e le strategie che utilizziamo nel nostro Metodo Safety Coaching.

Dopo aver concluso il mio intervento c’è stato il consueto spazio per le domande e per il confronto. Una “domanda” arrivata dal pubblico mi ha veramente colpito. Non si è trattato di una vera e propria domanda, era più un’obiezione mascherata dal punto interrogativo.

Suonava più o meno così: “Eh sì tutto bello, bellissime parole le sue, ma queste robe della Sicurezza non partono da noi, dovete parlare con i Dirigenti, sono loro che devono darci gli strumenti per fare Sicurezza”.

La mia prima reazione è stata di sconforto. Come dare torto a questo lavoratore? Chi sono io per obiettare la sua realtà e il suo mondo professionale così difficile?

Ora sarà capitato anche a te di provare la sua stessa frustrazione. Ti impegni al massimo, ti aggiorni, investi il tuo tempo e le tue energie per condividere i giusti comportamenti eppure… Eppure trovi spesso dei muri di gomma. E questo accade a tutti i livelli, dall’operaio alla dirigenza.

Beh lascia che ti dica ciò che penso. Dopo un profondo respiro e una più attenta riflessione mi sono detto questo: la vita non è mai facile. Che si tratti di trovare lavoro, di studiare e laurearsi, di educare e crescere un figlio o di costruire la Sicurezza in azienda poco cambia.

La vita ci offre continuamente sfide da affrontare, è il nostro atteggiamento che fa la differenza.

Qualche giorno fa alla Scala di Milano hanno premiato il “Fifa Best Player” un riconoscimento calcistico internazionale assegnato ai migliori talenti dell’anno. Grande assente della premiazione Cristiano Ronaldo, costretto a casa per un infortunio muscolare.

Beh la cosa più interessante è che, mentre tutti si gustavano il red carpet e i riflettori, CR7 pubblicava sul suo profilo Instagram una frase che mi ha davvero colpito:

“Pazienza e persistenza sono due caratteristiche che differenziano il professionista dal dilettante. Tutto ciò che è grande oggi è iniziato in piccolo. Non puoi fare tutto, ma fai tutto il possibile per realizzare i tuoi sogni. E tieni presente che dopo la notte arriva sempre l’alba”.

Questo spirito, questo atteggiamento, questa voglia di vincere è quello che contraddistingue un campione come Cristiano Ronaldo da tutti gli altri.

Si tratta dello stesso atteggiamento che dovrebbe vivere forte in ogni Professionista della Sicurezza desideroso di incidere e di fare la differenza.

Eh ma lo sport è un’altra cosa, perché le leggi, lo stato, gli ispettori, la luna piena…

Quante altre scuse si potrebbero trovare pur di non ammettere che in ogni momento, al di là delle condizioni, possiamo scegliere di dare il 100% e di contribuire attivamente per fare la differenza?

L’unica scelta che abbiamo è quella di migliorarci, di dedicare il nostro tempo al dialogo e alla condivisione del valore della Sicurezza in azienda.

Magari non vinceremo il pallone d’oro, ma di sicuro chi sceglie di fare la differenza ogni giorno, ha già vinto.

Titanic, Scialuppe e Sicurezza Lavoro

Cosa c’entra un transatlantico del 1909 con la Sicurezza sul Lavoro? Seguimi e lo scoprirai.

Immagina di essere il responsabile della Sicurezza di bordo del più famoso transatlantico di tutti i tempi. Il cantiere procede a gonfie vele, la maestosa imbarcazione sta ricevendo i ritocchi finali e i soci finanziatori sono entusiasti del lavoro fatto.

A un certo punto della lavorazione salta fuori un grosso problema: da progetto il numero delle scialuppe di salvataggio è inadeguato rispetto al numero di passeggeri.

“Ma signori non importa! Questa nave è inaffondabile!” l’esclamazione di uno degli azionisti ti mette i brividi: sai bene che la Sicurezza viene prima di ogni altra cosa.

Cerchi in ogni modo di far ragionare la direzione, i soci, i progettisti, ma non se ne viene a capo. L’alternativa da te proposta rovinerebbe esteticamente l’imbarcazione, prevedendo una doppia fila di scialuppe che proprio non si addice al faraonico transatlantico e all’ego dei suoi possessori.

Credo che il Titanic sia la metafora perfetta del mondo della Sicurezza sul Lavoro. Da una parte centinaia di persone, più o meno sensibili, continuano a fare il loro lavoro senza prestare attenzione alle indicazioni e agli avvertimenti ricevuti, dall’altra tu, il professionista della Sicurezza, costretto a sudare le sette camicie per farti ascoltare.

Il lavoro di chi fa Sicurezza sembra richiedere una qualche sorta di vocazione divina. Avere la forza di sbattere contro imprenditori poco attenti, operai capoccioni o colleghi menefreghisti non è da tutti.

Ma come andrebbero le cose se fosse più facile comunicare? Cosa succederebbe nelle organizzazioni se si avesse la capacità di far cambiare prospettiva alle persone?

Ora, la storia del Titanic la conosciamo tutti e il pluripremiato film di James Cameron ci ha fatto rivivere quelle appassionanti quanto terribili emozioni. Ma come sarebbe andata la vicenda se quel giorno, al cantiere nautico, il responsabile della Sicurezza fosse riuscito a convincere il gruppo ad aggiungere altre scialuppe?

Beh probabilmente sarebbero cambiate tante cose. Cameron non avrebbe vinto tutte quelle statuette, noi non ci saremmo emozionati al cinema e tutti quei poveri innocenti sarebbero stati tratti in salvo dalla nave di soccorso.