Buchi Neri e Sicurezza Lavoro

Oggi ti voglio parlare di Buchi Neri. So bene che scienza e astrofisica non sono il tuo campo, ma vedrai che quello che ti racconterò avrà molto senso anche per l’ambito della Sicurezza sul Lavoro.

Prima di tutto, sai cos’è un Buco Nero

La spiegazione più semplice che posso darti è che si tratta di un corpo celeste estremamente denso, il cui campo gravitazionale è così forte da catturare ogni cosa gli si avvicini compresa la luce, nonostante la sua elevata velocità.

Meccanica quantistica, Fisica e Relatività generale avevano già teorizzato da anni l’esistenza nel cosmo dei buchi neri. Mancava ancora una cosa però: una prova fisica che quell’ammasso cosmico di materia esistesse davvero.

Le recenti, straordinarie, notizie scientifiche ci hanno davvero lasciato a bocca aperta: la sorprendente immagine di Sagittarius A, il gigantesco buco nero al centro della Via Lattea, è a dir poco incredibile.

Eppure già tre anni prima fu fotografato, per la prima volta nella storia dell’uomo, il buco nero M87 al centro della galassia Virgo A, distante ben 55 milioni di anni luce dalla Terra.

Quasi più di mezzo secolo fa i buchi neri non erano che un’ipotesi. Fotografare quelle anomalie cosmiche da 20 anni a questa parte era il sogno di tanti scienziati. Un sogno che oggi, grazie a tecnologie sofisiticate, è diventato realtà. 

Per ben 2 volte.

Per quanto straordinaria, non è stata tanto la foto ad interessarmi quanto il durissimo lavoro che c’è stato dietro. 

Cosa è stato fatto per arrivare alla prima immagine di M87?

Le radio antenne dell’Event Horizon Telescope, una rete di radiotelescopi ad alta sensibilità e risoluzione angolare distribuiti sul globo terrestre, sono state puntate nella stessa direzione, raccogliendo più di 6000 TB di dati.

Più di 50 scienziati hanno lavorato all’elaborazione di questi dati, guidati da Katie Bowman, una giovane ricercatrice di Harvard, che per 6 anni ha lavorato agli algoritmi di rendering.

Trovare l’immagine che meglio di ogni altra rappresentasse i dati registrati è stata la vera sfida di tutto il progetto. Era necessario che l’immagine ottenuta fosse “reale” e non influenzata dalle idee e dalle aspettative di ogni singolo scienziato coinvolto.

Il “problema” è stato risolto dividendo gli esperti in 4 team, ciascuno dei quali ha lavorato sui dati senza comunicare con i colleghi, per evitare interferenze. Al confronto finale la vera sorpresa: le immagini renderizzate dell’anello di luce in M87 erano estremamente simili.

C’è stato però un piccolissimo problema…

Bisognava infatti scegliere quale delle 4 immagini prodotte sarebbe diventata quella ufficiale. Come è stato fatto? Mettendo nella stessa stanza 50-60 studiosi, ognuno con le proprie teorie e le proprie convinzioni. 

Insieme hanno deciso quale sarebbe stata l’immagine simbolo del loro lavoro, confrontandosi e trovando un accordo con gli altri.

Ed è esattamente questa la meraviglia della storia che ti ho voluto raccontare.

Pensaci un attimo.. Dopo anni di ricerca, di raccolta dei dati, di studio, di formule matematiche e modelli, tutto si è ridotto alla solita, incredibile sfida:

Far comunicare le persone in maniera efficace.

Puoi essere la persona più intelligente ed esperta che esista, puoi lavorare al progetto più ambizioso del mondo, ma sai alla fine cosa arriverà sempre? Quel momento in cui devi mettere da parte la tua individualità e sederti a un tavolo per discutere e comunicare con gli altri.

La comunicazione interpersonale è alla base di ogni progetto di successo, anche quando parliamo di Sicurezza sul Lavoro.

Per quanto tu possa essere esperto e competente in materia, per quanto tu ti applichi nello studio e nell’aggiornamento, alla fine ciò che sarà determinante è come riuscirai a comunicare la materia alle persone..

Nel progetto EHT centinaia di Scienziati plurilaureati hanno dovuto confrontarsi in una discussione efficace e hanno dovuto convincere altri della loro idea.. 

La stessa difficoltà che incontri tu ogni giorni quando devi convincere gli operai in cantiere a indossare il casco protettivo o i dipendenti di una fabbrica a rispettare le procedure di sicurezza.

È in quel momento che devi fare affidamento sulla tua capacità di condivisione

Non puoi solo imporre la tua idea ma devi aprirti al confronto con posizioni diverse dalle tue, per trovare insieme la soluzione migliore a raggiungere l’obiettivo comune.

Senza capacità comunicative tutto questo è impossibile.

Non è stata la scienza a fotografare un buco nero.. 

Ma la capacità dell’uomo di comunicare con l’altro, di accogliere pareri diversi, di confrontarsi e arrivare a un risultato condiviso.

La storia della foto del Buco Nero M87 ci ricorda che, anche nei progetti più complessi, logica, cervello e studio della materia, contano ma non bastano.

Siamo esseri che devono relazionarsi con altri esseri umani.

Ecco perché noi da anni promuoviamo metodi e strategie efficaci per Comunicare e Condividere il Rischio.

Che si tratti di convincere il Datore di Lavoro o la Dirigenza, oppure di coinvolgere e motivare i Reparti Operativi, la capacità di comunicare è la carta vincente per riuscire a mantenere la Sicurezza in azienda.

Ti auguro una splendida giornata!👋

Schiaffi da Oscar e Sicurezza sul Lavoro

Oggi voglio raccontarti quello che è successo durante la notte degli Oscar, ma da una prospettiva un po’ diversa.
 
Anche se probabilmente non avrai visto la scena in diretta, ti sarai imbattuto di certo in video, meme e immagini che hanno immortalato l’episodio più memorabile della serata: lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock.
 
Lo stesso Will Smith poco dopo vincerà il suo primo Oscar come migliore attore protagonista.
 
A rubare la scena a questo momento di gloria però è stato decisamente questo discusso alterco fuori programma, diventato subito virale sui social.
 
Lungi da me dire esprimere un giudizio ed entrare nell’ennesima diatriba polarizzante su chi ha torto o ragione.
 
Mi interessa piuttosto condividere una riflessione che riguarda la comunicazione in generale. E vedrai che sarà utile anche per chi, come te, è un Professionista della Sicurezza sul Lavoro impegnato ogni giorno a comunicare il rischio.
 
Will Smith, infastidito da una battuta sulla testa rasata di sua moglie, ha reagito usando la violenza fisica. Ripeto, il tema che ci interessa non è se abbia fatto bene o meno.
 
Piuttosto vorrei che ti fermassi a riflettere sulla reazione di Chris Rock. Il gesto di Smith è stato così forte e inaspettato, che Rock è rimasto praticamente di sasso, quasi incapace di reagire.
 
Qual è il punto Matteo? Cosa c’entra tutto questo con la Sicurezza sul Lavoro?
 
 
Quando comunichiamo ci aspettiamo dal nostro interlocutore una risposta coerente con ciò che volevamo trasmettere.
 
Ma, quante volte ti è capitato di dire qualcosa a qualcuno e rimanere sorpreso dal feedback ricevuto?
 
Esattamente ciò che è avvenuto agli Oscar. Chris Rock ha fatto una battuta, probabilmente si aspettava una risata, al massimo un po’ di risentimento, ma non certo di prendere uno schiaffo in diretta mondiale.
 
C’è un passaggio bellissimo del libro La Pragmatica della comunicazione umana di Paul Watzlawick che spesso mi capita di citare all’interno dei miei corsi:
 
Se un uomo colpisce un sasso con un calcio, l’energia si sposterà dal piede al sasso ed avanzerà sulla base di quanta energia viene trasmessa. Se invece un uomo dà un calcio ad un cane questo può saltare o morderlo. E il rapporto tra il calcio e il morso dunque è di un ordine molto diverso”.
 
La comunicazione uomo-individuo non è mai lineare e unilaterale. Se dai un calcio al sasso, calcolando forza e direzione, saprai esattamente dove andrà a finire. Ma la reazione di un cane a quello stesso calcio potrà essere molto diversa:
 
Ti potrà mordere o potrà scappare via impaurito.
 
Quando comunichiamo agli altri non possiamo sempre aspettarci un feedback coerente con le nostre intenzioni. Non stiamo parlando a dei sassi, ma a persone che in testa hanno pensieri diversi dai nostri.
 
Ed è questa la più grande sfida di chi Comunica il Rischio all’interno dei Luoghi di Lavoro.
 
In un mondo ideale, dirai ai dipendenti di indossare DPI e rispettare le regole e lo faranno, spiegherai quanto sia importante la sicurezza e vedrai i lavoratori adottare pratiche virtuose.
 
Ma nella realtà della Comunicazione le cose sono un tantino diverse.
 
“Ma come, io mi prendo cura della loro Sicurezza e mi trattano a pesci in faccia e se ne fregano!!!111!!!”
 
Quando parli di Sicurezza all’interno di una azienda, non puoi e non devi aspettarti una risposta coerente con le tue intenzioni da tutti gli interlocutori. Le persone a cui ti rivolgi non hanno un sasso al posto del cervello.
 
Ricorda: Ogni interlocutore ha il suo background emotivo, la sua storia, ed è questo che influenza la sua risposta.

Ti auguro una splendida giornata!👋

Imporre la Sicurezza VS Coinvolgimento Attivo

Proprio in questi giorni, leggendo il libro “Rumore. Un difetto del ragionamento umano” di Daniel Kahneman, mi sono imbattuto in uno studio molto interessante di Francis Galton su questo tema.

La saggezza della folla fa infatti riflettere sulle dinamiche partecipative e sul coinvolgimento di gruppi di individui.

E ho pensato…

Coinvolgere Attivamente i lavoratori sul tema della Sicurezza non è forse uno dei problemi più grandi che un Consulente o Responsabile di questo ambito deve affrontare ogni giorno?

La Sicurezza è percepita spesso come una serie di inutili norme e obblighi complicati da rispettare e, trovare il modo di coinvolgere gli individui su questo aspetto, può diventare un’enorme sfida per i professionisti.

Questa teoria sociologica ci mostra perché non bisogna fare l’esperto di sicurezza in azienda, limitandosi a dire cosa fare e come comportarsi, ma partire da ciò che gli altri riconoscono. 

Non è solo una efficace strategia di coinvolgimento. Dietro c’è un motivo scientifico, ovvero che un insieme di persone ha più ragione dell’esperto stesso.

Stenterai a crederci, ma tutto questo Galton lo ha scoperto grazie a un bue.

Tutto comincia da una fiera agricola a Plymouth, in Inghilterra, intorno ai primi del 900. Tra le tante attrazioni della giornata, Galton fu colpito da una gara il cui obiettivo era indovinare il peso di un bue: per soli 6 pence chi si fosse avvicinato al peso effettivo avrebbe vinto.

Circa 800 persone scrissero su un foglietto di carta la loro ipotesi migliore. Molte di queste non avevano alcuna conoscenza del bestiame, figuriamoci del suo peso!

Eppure, la stima media del gruppo fu accurata al 99%, più di quanto non lo fosse quella degli esperti presenti. Da appassionato di statistica qual era, Galton prese in prestito i biglietti per condurre alcune analisi su questo risultato così sorprendente. 

E cosa scoprì?

La media di ipotesi di una folla “ignorante” era straordinariamente vicina al peso reale del bue: 1.207 libbre

Solo nove libbre in meno del peso effettivo! 

Il giudizio della folla si era dunque rivelato estremamente affidabile.

Nasceva così, tra buoi, fieno e letame, la teoria della Saggezza della folla o Intelligenza collettiva

Ma cosa può insegnarci il peso di un bue sulla Sicurezza sul Lavoro?

In pratica, la domanda che si pone questa teoria è se ha più ragione una folla di gente “inesperta” o un singolo titolato e competente in materia.

Prova un attimo a contestualizzare nel mondo della sicurezza: “È meglio che un RSPP spieghi a operai e datori di lavoro cosa fare per proteggersi o che una folla di persone scelga come comportarsi?”.

Ragionando in prima battuta, verrebbe da pensare che sia meglio fare ciò che dice l’esperto.

In realtà, la teoria di Galton dimostra proprio il contrario. 

Tu, in quanto esperto di sicurezza, ne saprai sicuramente più di tutti. Ma spingere gli altri a riflettere autonomamente, porterà sempre a delle soluzioni migliori quantitativamente e qualitativamente.

Invece di imporre comportamenti di sicurezza dall’alto, è più efficace stimolare e allenare la mente dei lavoratori a riflettere sui comportamenti sbagliati, per trovare le migliori soluzioni.

Perciò anziché dare semplicemente indicazioni, prova a chiedere alle persone con cui lavori:

  • “C’è qualcosa che faresti per migliorare la Sicurezza del tuo reparto?”
  • “Quali sono i rischi di questo tipo di lavorazione?”
  • “Cosa si può fare per rendere questo lavoro più sicuro?”
  • “Cosa può servirvi per ricordare questa procedura e lavorare in Sicurezza?”
  • “A cosa è necessario prestare davvero attenzione per evitare infortuni?”

Se è vero che la folla ottiene sempre un risultato migliore, è altrettanto vero che partecipare attivamente alla risoluzione del problema ci rende più coinvolti e motivati, aiutandoci nell’obiettivo di lavorare in ambienti Sicuri.

 

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Ti auguro una splendida giornata!

Matteo Fiocco – Trainer Safety Coach Federation

Motivare alla Sicurezza con la Comunicazione: i 4 Pilastri

Oggi voglio tornare a parlare di Motivazione alla Sicurezza, in particolare nella sfera comunicativa che, come ho più volte evidenziato, è un’area essenziale per tutti i professionisti della Sicurezza.

Sappiamo tutti quanto sia difficile coinvolgere i lavoratori a rispettare le proprie indicazioni. Troppo spesso le aziende, vittime della fretta e delle abitudini malsane, finiscono per diventare complici di comportamenti intollerabili, che mettono a rischio Salute e Sicurezza.

Il compito essenziale per ogni professionista del Safety è proprio di accompagnare le organizzazioni a un salto culturale, dove il rispetto delle norme sia un requisito imprescindibile.

Ecco allora che comunicare efficacemente col fine di Motivare alla Sicurezza tutti i livelli aziendali diventa una sfida da affrontare con le giuste risorse. In questo approfondimento di oggi ti voglio raccontare i 4 pilastri della Comunicazione Motivazionale.

Si tratta di alcune regole d’oro di uno stile comunicativo che ti faciliti nell’arduo compito di condividere la Sicurezza in azienda.

1. Sfruttare il potere dell’empatia

L’empatia, la capacità di provare ciò che prova l’altro, non è solo un parolone con cui riempirsi la bocca. Nel nostro Framework del Safety Coaching indica la capacità di un professionista di scegliere le giuste parole in base al proprio interlocutore.

Nei miei corsi mi piace spesso ripetere “dì alle persone ciò che vogliono sentirsi dire”.
Questo non vuol dire fare l’amicone o tollerare comportamenti errati, ma semplicemente tarare la propria comunicazione al giusto livello. Facciamo un esempio.

Sei in una riunione di coordinamento in cui gli operai hanno le facce svogliate? Bene, parti da quello: “Lo vedo dalle vostre espressioni che per voi la sicurezza è una rottura di scatole, proprio per questo cercheremo di rendere ogni riunione settimanale piacevole e utile per tutti, così che magari col tempo diventi anche per voi un motivo di soddisfazione.
Ricorda: nessuno può correre se prima non gli insegni a camminare.

2. Sfrutta il minimalismo comunicativo

Uno dei problemi più grandi della Sicurezza sono gli astrusi e complessi termini che ne costituiscono l’ossatura. POS, DVR, DUVRI, RSPP, ASPP, RSL e chi più ne ha più ne metta.

Ho ascoltato con i miei occhi riunioni e comunicazioni intorno alle regole di Safety piene di paroloni e di concetti complicati. Quando comunichi la Sicurezza, con lo scopo di motivare le persone, devi sempre semplificare al massimo. Poche parole, semplici, chiare e concise.

Questo vale tanto nelle comunicazioni dal vivo, nella formazione, quanto nelle mail o nei comunicati scritti.
Ricorda: se non riesci a spiegarlo con parole semplici vuol dire che non l’hai davvero capito!

3. Ogni comunicazione sottende un messaggio

Vi ruberò solo un minuto” “Ti lascio subito a cose più importanti” “Per favore concedimi solo una parola” e altre frasi fantozziane come queste, ti tolgono potere ed efficacia.
Come puoi pensare di motivare qualcuno a rispettare le norme di sicurezza se tu per primo ti poni in una posizione di inferiorità?
Il tuo lavoro è sacro, la tua professionalità ha un grande valore e il tuo tempo è oro. Non permettere alle tue forme linguistiche finto-cortesi di dichiarare inconsciamente “Quello che devo dire io tanto non interessa a nessuno!“.
Ricorda: ti tratteranno sempre per come permetterai agli altri di trattarti.

4 Ogni parola evoca emozioni

Tra poco ti rivelerò il quarto segreto che ti permetterà di potenziare al massimo la tua comunicazione.
Nella frase che hai appena letto ho evocato emozioni di curiosità, di forza e di crescita grazie a 3 parole usate ad arte: rivelare, segreto, potenziare, massimo.

Quando comunichiamo, sia in forma scritta che orale, sia a un singolo che a un pubblico, possiamo letteralmente creare magie con le parole.
Per riuscirci però è necessario avere piena consapevolezza della nostra linguistica, degli aggettivi che scegliamo, delle parola che stiamo utilizzando.

Le nostre parole evocano emozioni, immagini, stati d’animo e sentimenti che si legano indissolubilmente al nostro lavoro e al nostro messaggio.
Trasmettendo parole efficaci rafforzeremo il nostro discorso, rendendolo motivante e stimolante anche su un argomento delicato come la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro.

Allenati all’auto-ascolto, verificando di tanto in tanto l’efficacia del tuo linguaggio evocativo.
Ricorda: ogni parola può trasformare positivamente il tuo impatto comunicativo.

Bene, spero che questi 4 pilastri ti aiutino nella tua sfida quotidiana di Creare Cultura della Sicurezza.

Sconfiggi l’ansia da Formazione!

Tensione alle stelle, sudore, mani che tremano…

Questi sono solo alcuni dei segnali che possono manifestarsi quando ad esempio stai per tenere una riunione o uno speech formativo.

Ti è mai successo?

Bene, Ti presento l’“ansia da formazione” e in questa newsletter di oggi vediamo come affrontarla al meglio.

In rete ci sono migliaia di contenuti, più o meno utili, ma quello che voglio condividere con te oggi, è una checklist di errori da evitare assolutamente, frutto della mia esperienza sul campo.

Partiamo subito.

Errore 1: Combattere la paura

Il primo errore, è il desiderio di perfezione.

Qui, forse la colpa è dei vari guru denoantri, i quali ti fanno credere che per essere un buon formatore, devi per forza combattere la tua paura e apparire invincibile.

Una grande menzogna…

Tra le cose più importanti che ho imparato nella mia carriera è che uno dei segreti per controllare l’ansia prima di tenere un discorso, è ammettere la propria fragilità ed emotività.

Proprio così…

La paura non va combattuta con tutte le forze, ma bensì accettata. Sentirsi umani e accettare le nostre emozioni è il primo modo per togliergli forza.
E una volta che accetti le tue emozioni, hai una chance di orientarle.

Ricorda: È molto più efficace ammettere le proprie fragilità davanti al pubblico, iniziando il discorso dicendo: “Buongiorno a tutti, sono molto emozionato a parlare con voi oggi”.

Così facendo elimini quel senso di aspettativa nei tuoi confronti che ti rende vulnerabile e genera una spirale di ansia crescente.

Errore 2: Improvvisare

Anche una semplice riunione con i lavoratori non va sottovalutata…

Che significa?

Significa che molti consulenti o responsabili della sicurezza, hanno il vizio dell’improvvisazione, presentandosi ai vari incontri senza alcuna preparazione sparando informazioni a casaccio.

“Tanto è una semplice riunione…”

Poi però prendono la parola e iniziano a sciabordare fiumi di obbighi e normative senza un filo logico.

Prepara sempre con largo anticipo i punti principali del tuo discorso e focalizza le tue riunioni per obiettivi specifici.

Ricorda: Una riunione o un incontro senza un obiettivo preciso si trasforma sempre in una chiacchierata improduttiva.

Errore 3: Fare troppo affidamento sulle slide

A proposito di improvvisazione, torniamo sulle tanto decantate Slide..

Qui non voglio soffermarmi troppo, anche perché è un argomento che abbiamo già trattato più e più volte.

Le slide sono uno strumento molto importante per aiutare le persone ad acquisire con più facilità gli argomenti che tratti, ma quello che più conta, sei tu come formatore.

L’errore che molti commettono, è quello di perdere tempo a preparare vagonate di slide, anziché dedicarlo alla preparazione del discorso.

In pratica usano la legge di Pareto così: l’80% del tempo alle slide e il 20% a tutto il resto.

Ecco, tu fai l’esatto opposto: usa l’80% a prepararti al meglio esercitandoti nel tuo discorso evitando di improvvisare e il 20% alle slide.

Ricorda: Le slide non sono lo strumento più importante del tuo discorso ma sono un semplice supporto visivo.

Errore 4: Paura delle obiezioni

Una delle cose che terrorizza a morte chi fa formazione, sono le obiezioni.

Una paura totalmente infondata…

Le obiezioni sono un segnale positivo, perché significa che il discente ti sta ascoltando e non è del tutto indifferente a ciò che stai trattando.

Ora, esistono diverse tecniche per gestirle (se le vuoi conoscere, leggi con attenzione fino in fondo), ma la cosa migliore da fare è sempre quella di accogliere l’obiezione invitando la persona a raccontarti di più del suo problema.

Così facendo, oltre ad acquisire la sua fiducia, potrai capire fin da subito quali sono le sue idee e convinzioni sull’argomento che stai trattando.

5 Parlare a ruota libera

Questo più che un errore, è un consiglio…

Spesso l’ansia da formazione, ci spinge a prendere in mano il microfono e iniziare a parlare per ore senza mai fermarci o senza chiederci se il pubblico è attento e sta ascoltando.

Ora, nel tuo caso, visto che l’argomento è spesso di natura tecnica, sono sicuro che al 99,9% nessuno ti ascolterà per più di 1 ora senza cali di concentrazione.

Piuttosto usa le pause, e domanda a chi ti ascolta se ci sono dubbi o domande su quanto detto.

Così facendo spezzi un po’ il ritmo del discorso e richiami l’attenzione di chi era distratto.

Ricorda: Durante la tua riunione, controlla sempre il tuo pubblico e chiediti: “Qual è il livello di energia della sala?” “Ho la loro piena attenzione?”

Bene.

Questi sono alcuni dei principali errori che contribuiscono a creare quell’ansia fastidiosa prima di un discorso.

Come ogni mestiere anche quello del formatore è tanto più semplice quanto più si fa esperienza. Il problema più grande però è che ripetere 10000 volte le stesse cose, senza regole e strategie precise, non significa fare esperienza.

Dire-cose-a-un-pubblico è cosa ben diversa rispetto a Fare Formazione.

Sicurezza Lavoro: Come gestire i conflitti coi lavoratori

Oggi parliamo di comunicazione “nonviolenta”.

Si tratta di un modello comunicativo ideato nel 1960 da Marshall Rosenberg, che permette di evitare le frequenti incomprensioni a livello comunicativo che spesso generano conflitti.

Da consulente o responsabile della sicurezza, sicuramente ti sarà capitato di avere conflitti comunicativi con lavoratori che si ostinano a non seguire le tue indicazioni oppure non ascoltano.

Comunicare come ben saprai è una delle skill più importanti e più difficili da imparare.

Spesso anche se il tuo modo di parlare non sembra aggressivo, le tue parole possono comunque ferire o indispettire chi hai di fronte. 

La comunicazione non violenta ti aiuta a evitare reazioni istintive e ad usare le parole in modo approssimativo, favorendo invece una comunicazione più empatica e attenta, attraverso 4 componenti.

La prima componente è:

1. L’osservazione dei fatti senza valutare

Che significa?

Quando ti trovi di fronte a una particolare situazione, devi analizzare con chiarezza ciò che vedi e senti senza generare alcun tipo di valutazione.

Ricorda: Quando combini l’osservazione con la valutazione, le persone

saranno propense a sentire una critica e ad apporre resistenza a ciò che dici.

La seconda componente della comunicazione nonviolenta riguarda:

2. L’identificazione dei sentimenti

Che cosa significa?

Individuare i sentimenti che l’osservazione dei fatti suscita in te, riconoscendo le emozioni provate.

Attenzione però…

Esprimere i propri sentimenti, non è facile ed è importante distinguere ciò che senti da ciò che pensi di essere.

Ricorda: Esprimere i tuoi sentimenti in modo chiaro e preciso, utilizzando parole che suscitano emozioni specifiche e mostrando vulnerabilità, può aiutarti a risolvere i conflitti.

La terza componente riguarda l’accettazione di ciò che sta alla base dei tuoi sentimenti: 

3. Riconoscimento dei bisogni

Ogni emozione che nasce da una particolare situazione, suscita automaticamente una serie di bisogni.

Ciò che è importante qui, è riconoscerli e definire quali se realizzati produrranno in noi una sensazione di benessere e soddisfazione.

Ricorda: Quello che gli altri dicono o fanno, non è mai la causa dei tuoi sentimenti, bensì sono il risultato di come tu scegli di riceverli.

In ultimo abbiamo l’azione:

4. L’espressione delle richieste

Quando i tuoi bisogni non sono soddisfatti, hai la necessità di chiedere 

agli altri di compiere una o più azioni che possano soddisfare quei bisogni.

Anche qui è importante:

  • Evitare di formulare richieste in modo vago o ambiguo;
  • Usare un linguaggio positivo, dichiarando quello che vuoi ottenere.

Ricorda: Spesso le richieste vengono percepite come “pretese”, soprattutto se chi ti ascolta pensa siano delle imposizioni, e che sarà in qualche modo punito se non le esaudirà.

Ciò che devi fare in questi casi è evitare di far percepire l’obbligo alle persone, ma far trasparire la volontarietà.

Ora, facciamo un esempio per cercare di riassumere un po’ tutte le 4 componenti.

Supponiamo che il nostro caro Mario, stia lavorando senza usare le dovute precauzioni.

Che cosa faresti in questo caso?

Potresti fiondarti su di lui e iniziare ad aggredirlo verbalmente, a minacciarlo o giudicarlo, finendo probabilmente per irritare il povero Mario.

Oppure puoi usare la comunicazione nonviolenta seguendo i 4 passi descritti qui sopra:

  1. Osservazione dei fatti senza giudicare: Mario sta lavorando per l’ennesima volta senza protezioni.
  2. Come ti senti osservandolo? Irritato, triste o felice che non ascolti mai?
  3. Quali bisogni generano questi sentimenti che provi?
  4. Qual è l’azione che desideri faccia Mario?

“Ciao Mario, quando ti vedo lavorare su questo macchinario senza caschetto e occhiali protettivi mi metti in difficoltà, perché ho bisogno che tutti voi seguiate le norme di sicurezza al fine di evitare infortuni.” 

“Saresti disposto a indossare subito le dovute protezioni?” 

Questo è un semplice esempio di comunicazione nonviolenta che ti aiuterà a evitare conflitti con i lavoratori o incomprensioni e a comunicare con maggior empatia.

Come convincere i lavoratori a utilizzare i DPI

“…sembra che i lavoratori non capiscano l’importanza di usare i DPI di sicurezza.”

Questa è una delle classiche lamentele che molto spesso sento da consulenti o responsabili della sicurezza, durante i miei corsi.

Si tratta di un problema molto comune, lavoratori che non ascoltano e non percepiscono l’importanza di utilizzare le dovute protezioni, rischiando incidenti o infortuni sul lavoro.

Ma è possibile influenzare e modificare questi comportamenti negativi?

La risposta è sì, esiste infatti una skill che ogni buon professionista della sicurezza ha a disposizione e che deve affinare al meglio, per motivare i lavoratori ad attuare comportamenti più virtuosi.

Quale?

Ora ci arriviamo…

Prima però ti voglio parlare di un celebre esperimento a proposito delle percezioni.

In questo esperimento, è stata fatta annusare una sostanza particolarmente odorosa a 2 gruppi di persone.

Al primo è stato detto che di lì a poco avrebbero annusato del sudore umano, mentre al secondo gruppo, un’essenza di un famoso – e molto costoso – formaggio francese.

Come è facile immaginare, con queste premesse, le reazioni dei 2 gruppi sono state molto diverse.

Chi era convinto di aver annusato del sudore umano ha manifestato a livello cerebrale, un senso di disgusto e di forte stress.

Chi invece era convinto di odorare una pregiata essenza di formaggio francese, ha manifestato una reazione totalmente diversa.

Attivazione dei centri del piacere, salivazione e accensione di aree cerebrali, tipiche di quando desideriamo ardentemente cibo, sesso e beni di lusso.

Stessa sostanza ma reazioni neurologiche diverse.

Sono bastate poche parole per spostare l’attenzione del cervello verso un’altra versione della realtà, influenzandone le aspettative.

Ora, perché ho voluto raccontarti di questo esperimento?

Come dicevo prima, una delle skill fondamentali che ogni professionista della sicurezza deve saper utilizzare, è quella di adattare il proprio linguaggio e le parole a seconda dei contesti.

Significa che in base al messaggio che vuoi trasmettere, ci sono parole che possono aiutarti a generare una maggior autorevolezza e a favorire una relazione più empatica con chi ti ascolta.

Voglio quindi condividere con te, 5 parole che non devono assolutamente mancare nel tuo vocabolario da Safety Coach.

1. Sì

Il è una fantastica parola dal potere ipnotico che manifesta un significato di conferma e affermazione.

Quando davanti a un confronto con un’altra persona usi il , dichiari apertamente che sei pronto a collaborare e a dialogare.

Facciamo un esempio…

Mario, il nostro lavoratore, manifesta qualche dubbio nell’utilizzare il casco protettivo.

“Mi sembra scomodo e non l’ho mai usato in passato… non è mai successo nulla”.

Ora hai 2 strade:

puoi imporre le tue idee, chiudendo di conseguenza ogni tipo di confronto e non facendo capire l’importanza di utilizzare i dispositivi di sicurezza.

Oppure puoi utilizzare il sì, creando una relazione di empatia con Mario, e allo stesso tempo aprire un dialogo.

“Sì Mario, capisco benissimo ciò che vuoi dire, ci sono alcuni aspetti che non stai considerando…”

Anche quando devi portare un punto di vista diametralmente opposto al tuo interlocutore, utilizzare il sì ti spiana la strada e ti facilita nella creazione di relazione.

2. Facile

Il nostro cervello adora le cose semplici.

Purtroppo la sicurezza, se presentata come fanno la maggior parte degli pseudo-professionisti e dei burocrati come un insieme di norme da seguire o DPI da utilizzare, non rientra in questa categoria.

Utilizzando invece parole come “facile” o “semplice” o “lineare”, hai la possibilità di modificare la percezione di questa materia, motivando di conseguenza i lavoratori a seguirti.

“Abbiamo modificato la nuova procedura, rendendola ancora più semplice e facile da attuare”

3. Scoperta

Questa parola richiama il piacere della curiosità e della ricerca.

Utilizzarla, significa coinvolgere i lavoratori e stimolarli nella ricerca di soluzioni più efficaci.

Ad esempio, Mario potrebbe dire:

“Mah… onestamente non penso siano necessarie protezioni in questo reparto…”

e tu potresti rispondere:

“Ok Mario, vorrei prendermi un momento per scoprire insieme a te cosa potrebbe funzionare meglio in questo reparto.”

4. Libero

Ecco un’altra parola molto potente in grado di risvegliare le emozioni delle persone, stimolarne il potenziale e rafforzare l’autonomia di chi ti ascolta.

Può capitare a volte, che i lavoratori non indossino le protezioni perché scomode.

Puoi prevenire questo problema, semplicemente chiedendo:

“Mario, sei libero di segnalarmi se c’è qualcosa che ti preoccupa o su cui non sei d’accordo.”

Così facendo, incoraggerai Mario a portare il suo punto di vista, oltre a suscitare nella sua mente la bellissima sensazione di libertà.

5. Risparmio

Le persone amano risparmiare, sia che si tratti di soldi, energia o tempo.

Puoi utilizzare la parola risparmio per far capire ad esempio quanto tempo e grattacapi risparmierebbero i lavoratori, lavorando in sicurezza ed evitando stupidi infortuni.

Vediamo una delle più classiche obiezioni:

“È una lavorazione banale, non ho il tempo per fermarmi e indossare casco e occhiali protettivi…”

“Ok Mario, lo capisco… e se per caso venissi colpito da una scheggia? Come possiamo fare per aiutarti a risparmiare ancora più tempo e a lavorare in Sicurezza?”

Ricorda: utilizzare un linguaggio attento, consapevole ed efficace è il primo passo per trasformare una materia piena di norme e regole in qualcosa di coinvolgente e stimolante.

Inizia da questi piccoli consigli di oggi e vedrai che riuscirai a essere sempre più consapevole del tuo vocabolario e della tua capacità di attivare l’attenzione.

Sicurezza Lavoro e la Strategia Tempo di Cottura

Qualche giorno fa, in un breve attimo di pura procrastinazione pomeridiana, mi sono imbattuto in un meme molto divertente che ironizzava sui tempi di cottura della pasta.

Non è un mistero infatti che quando si vuole preparare un buon piatto di pasta, molte volte si perde più tempo a trovare i tempi di cottura che a cucinarla.

Effettivamente una cosa assurda se ci pensi…

Dico io: non è possibile inserire i tempi di cottura al centro del pacchetto con un font bello grande, in modo che chiunque possa notarlo a colpo d’occhio?

Misteri della pasta… 🙂

Ad ogni modo, come sempre, questo ha fatto nascere in me una piccola riflessione.

Prova a pensare un attimo al mondo della Sicurezza…

Quanto ci mette solitamente un lavoratore a capire dove si trova un DPI, se nessuno glielo dice?

Oppure,

quanto ci mette a comprendere un’azione o una procedura nuova, che lo porti a lavorare in sicurezza?

Secondo te è sempre tutto sufficientemente intuitivo?

Vista la mia esperienza nelle aziende so che molto spesso si danno per scontate tante routine consolidate, senza un processo di comunicazione efficace e coinvolgente.

Ed è esattamente ciò che succede sulle confezioni della pasta:

Informazioni ESSENZIALI, che però sono nascoste (o addirittura mancanti in alcuni casi)

Il punto è che, mentre con la pasta il rischio è minimo (considerando che gli italiani sono provetti cuochi che scolano a “sensazione”), nel mondo della Sicurezza le cose si fanno ben più complesse.

Le informazioni importanti devono essere fruibili e pronte all’uso. E allo stesso tempo le procedure devono essere semplificate al massimo.

Tutto deve essere chiaro e ben evidente per i lavoratori.

Qualche esempio di cosa intendo?

  • DPI posizionati in luoghi strategici all’interno dell’azienda…
  • Comunicazione semplice ed efficace sui rischi e i pericoli in azienda…
  • Processi più agevoli per lavorare in totale sicurezza…
  • Formazione esperienziale passo passo…
  • Condivisione di dati certi, chiari e attendibili
  • Modulistica semplice e check-list intelligenti…
  • Tempestiva comunicazione sui Near Miss…

La lista delle best practice per assicurarsi un ambiente favorevole alla condivisione delle norme di Sicurezza potrebbe allungarsi all’infinito.

Anche di questo un vero Safety Coach dovrebbe preoccuparsi.

Molto spesso consulenti e responsabili della sicurezza, tendono a focalizzare tutta la loro attenzione sull’aspetto burocratico, utilizzando la strategia: tempo di cottura.

Che significa?

Significa che nella loro visione globale, la sicurezza è sinonimo di: aggiornamenti da fare, sigle da conoscere e DVR sempre più complessi da consegnare al Datore di Lavoro.

Niente di più sbagliato!

Ancora oggi leggo nei forum, osservo le Slide utilizzate per la formazione e perfino sui canali Social trovo degli accrocchi indicibili…

Ricorda: La Sicurezza sul Lavoro, per funzionare, deve essere semplice.

Mi senti spesso parlare di Motivazione, Coinvolgimento, Pro-attività… Ma come possiamo rendere le cose piacevoli e interessanti se continuiamo a parlare solo per sigle incomprensibili e acronimi marziani?

Continuare in quella direzione equivale a iper complicare le cose anziché semplificarle, tralasciando quello che davvero fa la differenza.

Esattamente come avviene con il tempo di cottura della pasta.

Un professionista certificato con il nostro metodo Safety Coaching, lavora invece in maniera completamente diversa.

Anzitutto partiamo da un concetto essenziale: oltre alla conoscenza tecnica è necessario aggiungere il livello della capacità di condivisione.

A che serve possedere informazioni tecniche corrette se poi non si è in grado di condividerle e farle accettare a tutti i livelli aziendali?

Il nostro metodo di lavoro dunque si basa su 8 competenze (Safety Coaching Framework®) che si armonizzano alle competenze tecniche del professionista della Sicurezza, accelerando la capacità di produrre risultati nella sua organizzazione.