Sicurezza Lavoro: Come gestire i conflitti coi lavoratori

Oggi parliamo di comunicazione “nonviolenta”.

Si tratta di un modello comunicativo ideato nel 1960 da Marshall Rosenberg, che permette di evitare le frequenti incomprensioni a livello comunicativo che spesso generano conflitti.

Da consulente o responsabile della sicurezza, sicuramente ti sarà capitato di avere conflitti comunicativi con lavoratori che si ostinano a non seguire le tue indicazioni oppure non ascoltano.

Comunicare come ben saprai è una delle skill più importanti e più difficili da imparare.

Spesso anche se il tuo modo di parlare non sembra aggressivo, le tue parole possono comunque ferire o indispettire chi hai di fronte. 

La comunicazione non violenta ti aiuta a evitare reazioni istintive e ad usare le parole in modo approssimativo, favorendo invece una comunicazione più empatica e attenta, attraverso 4 componenti.

La prima componente è:

1. L’osservazione dei fatti senza valutare

Che significa?

Quando ti trovi di fronte a una particolare situazione, devi analizzare con chiarezza ciò che vedi e senti senza generare alcun tipo di valutazione.

Ricorda: Quando combini l’osservazione con la valutazione, le persone

saranno propense a sentire una critica e ad apporre resistenza a ciò che dici.

La seconda componente della comunicazione nonviolenta riguarda:

2. L’identificazione dei sentimenti

Che cosa significa?

Individuare i sentimenti che l’osservazione dei fatti suscita in te, riconoscendo le emozioni provate.

Attenzione però…

Esprimere i propri sentimenti, non è facile ed è importante distinguere ciò che senti da ciò che pensi di essere.

Ricorda: Esprimere i tuoi sentimenti in modo chiaro e preciso, utilizzando parole che suscitano emozioni specifiche e mostrando vulnerabilità, può aiutarti a risolvere i conflitti.

La terza componente riguarda l’accettazione di ciò che sta alla base dei tuoi sentimenti: 

3. Riconoscimento dei bisogni

Ogni emozione che nasce da una particolare situazione, suscita automaticamente una serie di bisogni.

Ciò che è importante qui, è riconoscerli e definire quali se realizzati produrranno in noi una sensazione di benessere e soddisfazione.

Ricorda: Quello che gli altri dicono o fanno, non è mai la causa dei tuoi sentimenti, bensì sono il risultato di come tu scegli di riceverli.

In ultimo abbiamo l’azione:

4. L’espressione delle richieste

Quando i tuoi bisogni non sono soddisfatti, hai la necessità di chiedere 

agli altri di compiere una o più azioni che possano soddisfare quei bisogni.

Anche qui è importante:

  • Evitare di formulare richieste in modo vago o ambiguo;
  • Usare un linguaggio positivo, dichiarando quello che vuoi ottenere.

Ricorda: Spesso le richieste vengono percepite come “pretese”, soprattutto se chi ti ascolta pensa siano delle imposizioni, e che sarà in qualche modo punito se non le esaudirà.

Ciò che devi fare in questi casi è evitare di far percepire l’obbligo alle persone, ma far trasparire la volontarietà.

Ora, facciamo un esempio per cercare di riassumere un po’ tutte le 4 componenti.

Supponiamo che il nostro caro Mario, stia lavorando senza usare le dovute precauzioni.

Che cosa faresti in questo caso?

Potresti fiondarti su di lui e iniziare ad aggredirlo verbalmente, a minacciarlo o giudicarlo, finendo probabilmente per irritare il povero Mario.

Oppure puoi usare la comunicazione nonviolenta seguendo i 4 passi descritti qui sopra:

  1. Osservazione dei fatti senza giudicare: Mario sta lavorando per l’ennesima volta senza protezioni.
  2. Come ti senti osservandolo? Irritato, triste o felice che non ascolti mai?
  3. Quali bisogni generano questi sentimenti che provi?
  4. Qual è l’azione che desideri faccia Mario?

“Ciao Mario, quando ti vedo lavorare su questo macchinario senza caschetto e occhiali protettivi mi metti in difficoltà, perché ho bisogno che tutti voi seguiate le norme di sicurezza al fine di evitare infortuni.” 

“Saresti disposto a indossare subito le dovute protezioni?” 

Questo è un semplice esempio di comunicazione nonviolenta che ti aiuterà a evitare conflitti con i lavoratori o incomprensioni e a comunicare con maggior empatia.

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