Dal piccione viaggiatore alla Sicurezza sul Lavoro

Perché la sicurezza è – prima di tutto – una rete di informazioni.

Yuval Noah Harari, nel suo ultimo libro Nexus, racconta un episodio apparentemente marginale della Prima Guerra Mondiale.

Un battaglione americano è isolato, sotto fuoco nemico… e sotto fuoco amico.

Le linee di comunicazione sono saltate.
Le radio tacciono, gli ordini tardano ad arrivare e il coordinamento svanisce.

L’unico modo per trasmettere un’informazione vitale è un piccione viaggiatore.

Ed è proprio grazie a quel messaggio, arrivato in tempo, che il bombardamento si ferma e centinaia di uomini si salvano.

Harari usa questa storia per spiegare una cosa semplice e potente:

Una rete di informazioni che funziona può salvare vite, una rete interrotta le mette in pericolo.

Ora fermiamoci un attimo.

Ok Matteo, bello il racconto… ma che c’entra con la sicurezza sul lavoro?

C’entra più di quanto sembri.

⁠In azienda gli incidenti avvengono quasi sempre “a rete rotta”

Nelle aziende, raramente un infortunio grave accade perché manca una procedura o perché una norma non è stata scritta.

Accade perché l’informazione non arriva, arriva tardi o arriva distorta.

Accade quando qualcuno vede un rischio e non lo dice.
Quando un preposto fa una segnalazione, ma nessuno ascolta.
Quando la decisione viene presa, ma non arriva a chi lavora sul campo.

Formalmente la rete esiste.
Nella realtà quotidiana, è già spezzata.

Proprio come nel battaglione sotto fuoco amico.

⁠La sicurezza non è una checklist: è una rete viva


Il punto chiave di Harari è questo.

Una rete di informazioni è fatta di nodi e connessioni.

In azienda i nodi sono le persone.
Le connessioni sono le conversazioni.
E il mezzo attraverso cui tutto passa è il comportamento quotidiano.

Una procedura è inutile se nessuno la legge, la sente propria o la traduce in azione.
Se nessuno la “vive”, quell’informazione resta semplicemente “scritta”.

Il piccione non portava una policy, un regolamento, una linea guida.
Portava un messaggio che obbligava ad agire immediatamente:

Smettetela di sparare. State colpendo i vostri.

Nella sicurezza sul lavoro succede l’opposto. 

Informazioni corrette, formazione fatta, documenti firmati..

…e comportamenti identici a prima.

Questo è il segnale più chiaro che la rete informativa non sta funzionando.

Safety Coaching = manutenzione della rete informativa

Qui entra in gioco il Safety Coach. Colui che ripara e rinforza la rete. 

Crea fiducia, perché sa che senza di essa nessuna informazione arriva davvero a destinazione.
Allena l’ascolto, così che anche i segnali più deboli trovino spazio.
Non riempie le persone di risposte, fa le domande giuste, quelle che accendono consapevolezza.
E lavora sui comportamenti osservabili, non sulle intenzioni. 

In pratica: fa in modo che il messaggio giusto arrivi alla persona giusta, nel momento giusto.

Esattamente come quel piccione.

Voglio lasciarti con una domanda:

Nella tua azienda, se domani qualcuno vedesse un rischio grave, l’informazione arriverebbe davvero a chi può fermare il “fuoco”?

Se la risposta è “forse” e le norme ci sono, il problema è nella rete di informazioni.

E la sicurezza, che ci piaccia o no, vive o muore lì dentro.

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