safety coach consapevolezza

Attivare l’attenzione alla Sicurezza: i 2 scenari tipici

Non c’è n’è Coviddi!!

Uno dei tormentoni più divertenti di quest’estate, è l’intervista fatta a una signora di Mondello, la quale affermava che il Covid era ormai passato.

Tutti noi abbiamo scherzato su questo tormentone, ma inconsciamente, abbiamo mollato un po’ la nostra attenzione..

Dopo mesi di quarantena infatti, abbiamo ricercato in tutta fretta quella normalità che tanto ci mancava, dimenticando però una piccolo ma essenziale dettaglio: il virus non è ancora stato debellato.

Anzi, è necessario continuare a mantenere la guardia alzata, per evitare un possibile ritorno dei contagi.

Stando alle ultime notizie questa guardia si è completamente abbassata, soprattutto tra i giovani.

Durante l’estate ne ho viste e sentite di tutti i colori, gente senza mascherina, assembramenti nei luoghi pubblici e frasi del tipo:

“Ormai il Covid è passato…”
“D’estate il virus non attacca…”

Il risultato finale di questi atteggiamenti, è stato:

1 – la curva dei contagi in rialzo;
2 – nuove misure cautelative al fine di diminuire le possibilità di contagio e garantire la sicurezza di tutti.

Ora, secondo te, come abbiamo fatto a passare dalla solidarietà comune del “Andrà tutto bene restiamo a casa per la sicurezza di tutti” a “Il covid è finito, torniamo a fare come vogliamo”

Semplice, abbiamo abbassato la guardia perdendo consapevolezza sui reali rischi del virus, maturata durante la quarantena.

Come e quando è necessario creare consapevolezza?

Quando ripenso al “Non c’è n’è coviddi” della signora intervistata e alla sua sicurezza nel fare questa affermazione, tornano protagoniste le frasi standard dei lavoratori nelle aziende..

“Ma sì, non si è mai verificato un singolo incidente qui, perché dovrebbe succedere proprio ora?”
“Ho sempre fatto così e non è mai successo nulla…”

Affermazioni che conosciamo benissimo, totalmente sbagliate, che nascono però (il più delle volte) dall’esperienza diretta del lavoratore.

Quindi, in un certo senso, hanno di fatto un fondamento.

Ed è qui che entra in gioco un Safety Coach: con la sua capacità di far cambiare atteggiamenti e abitudini sbagliate nelle aziende, tiene alta la consapevolezza sui rischi nei luoghi di lavoro.

“Ok Matteo, ma come posso stimolare i lavoratori a ritrovare la consapevolezza perduta?”

Ora ci arriviamo, prima però dobbiamo partire da una piccola premessa…

Creare consapevolezza non significa limitarsi a dire agli altri cosa fare.

Molti consulenti o responsabili della sicurezza, dispensano indicazioni ai lavoratori senza però assicurarsi che questi ne comprendano le reali motivazioni.

Dire a un lavoratore:
“mettiti la mascherina..”
“indossa i DPI di sicurezza altrimenti ti fai male…”

È praticamente inutile poiché non ci sarà mai un vero e proprio switch mentale da: lo faccio perché devo a lo faccio perché lo comprendo.

Esistono 2 momenti importanti in cui bisogna creare consapevolezza:

  1. Quando un lavoratore inizia un nuovo percorso dove dovrà affrontare nuovi rischi e pericoli specifici per una determinata attività;
  2. Quando una persona ha accumulato una notevole esperienza lavorativa e si è abituata ai rischi presenti nel suo ambiente, diventandone assuefatta.

Nel primo caso, il tuo compito è quello di organizzare una tipologia di formazione atta a stimolare nella persona la ricerca autonoma dei rischi, attraverso coinvolgimento, domande di esplorazione ed esperienze pratiche.

Per fare questo, puoi aiutarti con uno dei nostri capisaldi del Metodo Safety Coaching: domande tipiche per creare consapevolezza.

Puoi provare con domande aperte del tipo:

  • Quali sono secondo te i rischi di questa lavorazione?
  • Quali sono le attenzioni da avere in questo reparto?
  • Che cosa potrebbe accadere di pericoloso mentre esegui questa lavorazione?

Mi ripeto sempre su questo passaggio fondamentale: domandare prima di dire. Solo allenandoti a stimolare il pensiero dei tuoi discenti potrai davvero creare consapevolezza.

Nel secondo caso invece, le cose si complicano…

Quando abbiamo lavoratori forti della loro esperienza lavorativa che però tendono a fregarsene delle indicazioni di Sicurezza, dobbiamo lavorare in primis sul creare una forte relazione di fiducia e manifestare la nostra intenzione di essere un partner di crescita.

In queste situazioni può aiutare molto l’utilizzo del dato. Prendiamo il nostro esempio del Covid: che cosa stanno facendo i mass media per riportare un briciolo di consapevolezza nelle persone, rispetto al virus?

Riportano quotidianamente i dati sui nuovi contagi, combattendo l’assuefazione a suon di statistiche (e talvolta anche un pizzico di terrorismo mediatico).

La stessa cosa che devi fare in azienda per stimolare i lavoratori di vecchia data ad aumentare il livello di percezione sui rischi, sfruttando il potere di dati oggettivi: questi sono neutri e inattaccabili (N. di infortuni per quel tipo di lavorazione, statistiche sugli incidenti etc.).

Oltre a questo, puoi sfruttare anche le riunioni aziendali per:

  • Fare domande per stimolare continuamente l’attenzione dei lavoratori;
  • Creare giochi di ruolo per riattivare una comunicazione più dinamica;
  • Strutturare dei cicli di formazione mirati ogni 3/6 mesi.

Una volta che il lavoratore avrà raggiunto un elevato grado di consapevolezza sui pericoli in azienda, è necessario responsabilizzarlo coinvolgendolo attivamente nelle scelte e nelle strategie da adottare per lavorare in sicurezza.

Ricorda: senza consapevolezza non possiamo prendere scelte di qualità. Il compito di un esperto di Sicurezza sul Lavoro non è dire agli altri cosa fare.

Il vero compito di chi fa Sicurezza è creare, giorno dopo giorno, altri esperti di Sicurezza.

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