Coronavirus e i “pazienti zero” della Sicurezza

Coronavirus e i “pazienti zero” della Sicurezza

In questi giorni sta facendo scalpore una nuova epidemia mortale diffusasi a Wuhan, in Cina.

Sto parlando proprio del temutissimo Coronavirus.

Un virus piuttosto aggressivo che, secondo alcune stime, ha già seminato morte e terrore portando al decesso 425 pazienti e contagiandone oltre 2000.

Quando si verificano fenomeni epidemici di questo tipo, parte una vera e propria indagine forsennata per arrivare all’identificazione del cosiddetto paziente zero, in modo da capire lo sviluppo dell’epidemia e trovare il modo di debellarla.

Ma chi è il paziente zero?

Possiamo definirlo come la scintilla che accende un’esplosione.

Magari avrai visto qualche film hollywoodiano su questo tema, e forse saprai che il paziente zero è la prima persona che ha contratto la malattia.

Virus e sicurezza: Genesi di un incidente

Ora, anche se il paragone ti potrà sembrare esagerato, questo quadro è simile a quello che accade quando si verificano incidenti all’interno di una qualsiasi realtà lavorativa.

Quando avvengono queste drammatiche situazioni, magari a causa di una norma non rispettata o di una disattenzione, significa che molto probabilmente qualcosa non funziona.

La scarsa attenzione alla Sicurezza sul Lavoro è paragonabile a una malattia, un virus che porta i lavoratori a mettere a repentaglio la loro stessa vita per noncuranza o menefreghismo.

Il compito del professionista della sicurezza è annientare quel virus e fare in modo che le regole vengano rispettate, così da evitare, con ogni possibile mezzo, gli infortuni sul lavoro.

E proprio come avviene con le epidemie virali, il suo ruolo è anche indagare le cause che hanno condotto a Incidenti o Near Miss. Ricercare il paziente zero della Sicurezza.

«Ok Matteo, ma cosa intendi per “paziente zero” in un’azienda?»

Mi riferisco a tutta quella serie di abitudini o atteggiamenti malsani diffuse tra i lavoratori che impediscono il raggiungimento degli obiettivi di Safety.

Disattenzione, menefreghismo, il grande classico “tanto non è mai successo nulla”, ecc…

Erbacce velenose di un giardino che conosci molto bene e, come ben sai, sono molto difficili da estirpare.

La cura al virus: Consapevolezza e Responsabilità

L’obiettivo del professionista della sicurezza cazzuto (che io chiamo Safety Coach), è esattamente quello di porre un rimedio a tutto ciò.

Trovare un vaccino adatto al virus del menefreghismo, della disattenzione e alle pericolose abitudini di lavoro.

Per effettuare un cambiamento così importante, il VERO Safety Coach deve lavorare su 2 livelli: creare consapevolezza e far prendere responsabilità.

Cosa significa all’atto pratico?

La consapevolezza è il risultato di un’attenzione sensoriale focalizzata agli input ambientali.

Migliorando gli input, ovvero le informazioni e gli stimoli che la persona riceve, miglioreranno anche i risultati finali.

La responsabilità invece è data dal coinvolgere direttamente i lavoratori nelle scelte e nelle strategie da adottare rispetto al safety.

In molte aziende, le tematiche riguardanti la sicurezza vengono decise dall’alto (dall’esperto di turno) senza il minimo confronto con i lavoratori, che percepiscono queste regole da rispettare come un’imposizione.

Non avendo voce in capitolo, tenderanno a ridurre il loro livello di attenzione, a incolpare chi ha fornito le direttive in caso di problemi, e a togliersi completamente ogni responsabilità.

Coinvolgendoli attivamente, invece, si sentiranno parte integrante del sistema decisionale, migliorando la percezione positiva nei confronti della sicurezza e assumendosi maggiormente la responsabilità di ciò che fanno.

Un altro dei compiti del responsabile della sicurezza, è anche questo: lavorare sulle potenzialità delle persone e coinvolgerle, guidarle, accompagnandole a mantenere elevati standard di sicurezza.

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