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Il Gioco Interiore del Safety

Uno dei compiti più difficili per ogni consulente o responsabile del Safety, è quello di comprendere profondamente (e modificare se necessario) tutte quelle convinzioni deleterie insite nei lavoratori o nel management.

“La sicurezza è inutile…”
“Non mi sono mai infortunato…”
“Abbiamo altre priorità…”

Ti suonano familiari?

Bene, queste convinzioni rappresentano delle ostinatissime interferenze che possono sabotare le performance di sicurezza e impediscono alle organizzazioni di prevenire correttamente gli infortuni.

Ora… è possibile cancellare o ridurre al minimo queste interferenze?

Secondo Tim Gallwey, uno dei massimi esponenti del Coaching moderno, sì.

Nel suo libro “The inner game of tennis” Gallwey racconta che l’avversario più forte non è quello che sta dall’altra parte della rete, ma quello nella nostra testa.

Quando un atleta scende in campo per giocare, l’ostacolo più grande da abbattere sono le interferenze interne, quel dialogo interiore caratterizzato da giudizi o paura di fallire.

Secondo Gallwey quindi, l’aspetto mentale è la vera chiave per ottenere il successo nella performance sportiva, che descrive nella sua ben nota formula:

p=P-I

Dove il risultato di una performance ottimale (p) è data dal potenziale dell’atleta (P) meno le interferenze (I).

“Ok Matteo tutto molto interessante, ma io ho a che fare con lavoratori a cui non interessa la sicurezza, non con atleti di tennis…”

Credimi, lo scenario è molto simile.

Quando ti senti ripetere che: “la sicurezza non serve”, “non è mai successo nulla” e altre frasi deliranti di questo tipo, stai ascoltando interferenze che impediscono di migliorare la Performance di Sicurezza (p) dell’azienda.

p=P-I

In questo caso P rappresenta il potenziale nel Safety ed è costituito da tutti quegli aspetti che migliorano sensibilmente la sicurezza in azienda.

Ad esempio:

  • La valutazione del rischio;
  • La formazione al personale;
  • L’acquisto e la fornitura di DPI adeguati;

Mentre la I – le interferenze – sono tutti quei fattori che agiscono nel peggiorare la performance di sicurezza, ad esempio:

  • Scarsa cultura della sicurezza;
  • Comportamenti negligenti o atteggiamenti inadeguati da parte dei lavoratori.

L’obiettivo di un Safety Coach è da un lato agire per migliorare il potenziale nella sicurezza, dall’altro riconoscere e ridurre quelle interferenze interne che impediscono ai lavoratori di adottare comportamenti più virtuosi.

“Ok Matteo ma come si riducono queste interferenze?”

Lavorando contestualmente in 3 Direzioni:
– Creare a tutti i livelli organizzativi solide relazioni basate su fiducia e supporto reciproco;
– Allenare costantemente al riconoscimento autonomo dei Rischi i lavoratori;
– Coinvolgere e ingaggiare in maniera efficace le persone, stimolandole e motivandole correttamente alla Sicurezza;

E l’unico modo per raggiungere con agilità questi 3 obiettivi sono le conversazioni strategiche.

“Ma come Matteo, sono anni che parlo con le persone, vuoi dirmi che non so come farlo?!1’1’’??!?11?!”

C’è una bella differenza tra Conversare e Conversare Strategicamente.

Ricorda: La conversazione strategica è diretta al raggiungimento di un obiettivo ben determinato.

Nel nostro Metodo Safety Coaching andiamo ad allenare 8 specifiche competenze che rendono il nostro modo di interagire, di rapportarci e di fornire indicazioni sul Safety efficace e vincente.

Nessuna tecnica manipolativa, ipnosi da palco o scemenze per gonzi, anzi: tutto quello che facciamo si basa sull’ascolto autentico, su domande costruite con efficacia e su ciò che la scienza ha scoperto rispetto alla motivazione umana.

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