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Fare sicurezza è come vendere auto…

Oggi ti voglio raccontare la storia di Joe Girard.

Joe è un “semplice” venditore di Chevrolet con la particolarità che, nel suo campo, ha ottenuto risultati straordinari. 

È stato infatti riconosciuto dal Guinness World Records come il più grande venditore del mondo.

Per darti dei numeri: in 15 anni, tra la seconda metà degli anni ‘60 e gli anni ‘70, ha venduto oltre 13.000 veicoli, con una media di 6 macchine al giorno.

Un dato pazzesco, non credi?

Ma qual è il segreto del suo successo?

Più di uno in realtà…

Una cosa certa è che Joe ci sapeva fare con le persone, ma soprattutto,  era un maestro nell’utilizzare 2 degli elementi più persuasivi che ci siano: i complimenti e la somiglianza.

Mi spiego…

Joe aveva un’abitudine: ogni mese inviava a ciascuno dei suoi numerosi clienti, un cartoncino di auguri con un piccolo messaggio personale.

L’augurio cambiava di mese in mese, a seconda della ricorrenza, ma il messaggio finale era sempre lo stesso: “I like you”.

La domanda è lecita: perché Joe lo faceva? In continuazione?

Era forse un pazzo? 

Tutt’altro…

Joe aveva compreso un aspetto molto importante sulla natura umana: “tutti noi siamo di un’ingenuità straordinaria di fronte all’adulazione.” [cit.]

È scientificamente dimostrato che, il fatto che qualcuno dichiari di provare ammirazione o attrazione per noi, è un dispositivo micidiale per indurre simpatia e acquiescenza in contraccambio di questa persona.

È un processo naturale, e Joe l’aveva capito. 

Di conseguenza sfruttava il potere dei complimenti – continui – come elemento di persuasione per rimanere in testa e nel cuore dei suoi clienti.

Mica male no? 

Un altro elemento persuasivo fondamentale che Joe utilizzava, era la somiglianza

“La gente non compra un prodotto, la gente compra me”

Joe Girard

Che significa?

Te lo spiego subito.

Siamo più propensi a fidarci e ad ascoltare chi ci somiglia; nell’atteggiamento, nel parlare, nel pensiero, nella provenienza, nel vestire… 

Insomma, ci piacciono le persone simili a noi! È un dato di fatto (e anche questo scientificamente dimostrato).

Joe lo sapeva bene e sfruttava appieno questo elemento persuasivo.

Prima instaurava un legame di fiducia con il cliente, e successivamente vendeva.

Un vero fuoriclasse non credi?

“Ok Matteo, bella storia, ma che c’entra tutto ciò con la sicurezza?

Mi stai dicendo che devo vestirmi da operaio e inviare biglietti a tutti i lavoratori ogni mese?”

Certo che no! Non è questo il punto, ma è sicuramente uno spunto.

Se ci pensi, complimenti e somiglianza, somigliano ad alcune delle competenze del Framework Safety Coaching.

Iniziamo dalla somiglianza.

Devi capire che tu non sei solo un consulente o responsabile della sicurezza, ma sei un venditore.

Devi infatti vendere ai lavoratori il concetto di sicurezza: rispettare le norme, utilizzare i DPI e adottare comportamenti più sicuri.

Per fare questo però, non puoi atteggiarti ad un “maestrino so tutto io” che giudica idee e convinzioni errate dei lavoratori 

Devi dimostrare di essere uno di loro, per poter instaurare una relazione di fiducia.

In pratica devi preoccuparti di:

  • Ascoltare le idee di tutti senza giudicare o imporre le tue verità;
  • Rispettare il punto di vista di tutti e mostrando interesse a segnalazioni o richieste;
  • Adottare uno stile comunicativo e un tono di voce adeguato sulla base del proprio interlocutore.

Così facendo i lavoratori inizieranno a fidarsi di te per il semplice fatto che verrai percepito non più come un maestrino della sicurezza, ma come un punto di riferimento.

Che si traduce come la competenza del Framework: Creare fiducia e vicinanza.

Vediamo invece come sfruttare la parte dei complimenti.

L’abbiamo già detto:

Le persone sono attratte dai complimenti.

Un complimento è una leva principale per spronare le persone a migliorare, e nel tuo caso, adottare comportamenti sicuri.

Un lavoratore che indossa il casco o si impegna a rispettare le norme di sicurezza, va premiato sempre, anche con con un piccolo gesto; un complimento, una pacca sulla spalla… Decidi tu.

L’importante è rinforzare positivamente quel comportamento virtuoso per far sì che per il lavoratore, diventi un’abitudine.

Che si traduce come la competenza del Framework: Costruire comportamenti efficaci.

Bene.

Come hai visto, puoi prendere spunto anche da uno che vendeva auto 50 anni fa, per motivare alla sicurezza :).

Spero ti possa tornare utile.

Sicurezza sul lavoro: Come trovare l’IKIGAI

Oggi ti voglio raccontare di un episodio accaduto qualche anno fa, dopo un mio workshop sul Safety Coaching.

Stavo raccogliendo le mie cose, quando si avvicinò un giovane consulente per ringraziarmi e fare due chiacchiere.

In quei pochi minuti mi raccontò un po’ la sua storia.

Il percorso di laurea, gli innumerevoli corsi di aggiornamento, l’arrivo in azienda come consulente e l’inizio delle prime difficoltà.

Troppe difficoltà, talmente tante che più volte si è chiesto se avesse intrapreso la strada giusta.

“I lavoratori non osservano le norme di sicurezza…”
“Quando faccio formazione vedo solo facce annoiate”
“Nessuno riconosce il mio ruolo in azienda…”

Tutte situazioni che sono sicuro conosci anche tu, direttamente o indirettamente.

Ora indipendentemente dalla tua età, saprai benissimo che i problemi della Sicurezza di cui parliamo sono sotto gli occhi di tutti. La difficoltà di far accettare le proprie indicazioni vale sia per i più giovani che per i professionisti con anni di esperienza.

In questo scenario ripenso spesso a una parola affascinante e piena di significato: IKIGAI. Ne hai mai sentito parlare?

Si tratta di un’idea tanto semplice quanto potente della cultura Giapponese, che rappresenta la ragione per svegliarsi al mattino.

L’ikigai in pratica è la motivazione cardine che ci spinge ogni giorno ad affrontare le difficoltà e a rialzarci quando cadiamo.

Secondo la filosofia giapponese, si può raggiungere l’ikigai quando si incrociano 4 aree:

Passione → quello che ami fare
Missione → quello di cui il mondo ha bisogno
Vocazione → quello che sai fare
Professione → quello per cui puoi essere ricompensato

Quando tutte le aree si intersecano col giusto equilibrio, raggiungiamo l’IKIGAI e qui di seguito puoi vedere la sua rappresentazione grafica classica.


“Ok Matteo ma, filosofia a parte, che c’azzecca tutto questo con la sicurezza?”

Ora te lo spiego…

L’ikigai dovrebbe spingerci ad elevare la nostra visione e a focalizzarci sul nostro equilibrio così da sentirci completi.

È un concetto che mi piace tantissimo, che mi sono divertito a riadattare per il nostro mondo: quello della sicurezza sul lavoro 🙂

Quante volte ti sei chiesto se valesse la pena continuare a parlare ai lavoratori del tutto indifferenti?

Quante volte l’azienda non ha riconosciuto (o remunerato a dovere) i tuoi meriti?

Nel modello che ho creato, il Safety IKIGAI rappresenta l’incontro tra tutte le aree di cui un professionista della Sicurezza dovrebbe occuparsi.

Proprio come nel concetto tradizionale di IKIGAI, se tutte le aree venissero soddisfatte, si arriverebbe al pieno equilibrio, lasciandoci un profondo senso di appagamento e di pienezza.

Questo Safety IKIGAI è una specie di bussola, attraverso la quale riusciamo a sfruttare le nostre conoscenze per portare cultura della sicurezza in azienda e ottenere il giusto riconoscimento.

Ecco le 4 aree che compongono il Safety IKIGAI:

Passione → Amare la sicurezza, avere il desiderio di un forte sviluppo culturale della propria organizzazione

Conoscenza tecnica → Sapere cosa fare e come farlo: aggiornamenti tecnici, corsi di formazione, lettura e approfondimenti sono l’essenza per avere piena conoscenza tecnica della materia.

Adempimenti burocratici → Sì, la Sicurezza è fatta anche di documenti da produrre e scadenze da rispettare e aggiornare.

Condivisione → Quest’area rappresenta la comunicazione del Rischio in azienda a tutti i livelli aziendali: coinvolgere, motivare, far appassionare gli altri.

Ecco come si presenta visivamente il Safety IKIGAI:


Anche in questo scenario l’obiettivo che dovremmo perseguire è il pieno centro, l’IKIGAI appunto. Il rischio di tralasciare un’area è sempre in agguato e comporta alcune situazioni intermedie non abbastanza efficaci. Ecco quali sono.

Guru della sicurezza. Questa categoria di professionisti della Sicurezza è trascinata da un forte amore per la materia e una grande voglia di condividerla. Sono persone che cercano di coinvolgere con filmati, eventi emozionanti o con altre iniziative degne di nota. Attenzione però: senza un’adeguata preparazione tecnica e una traduzione delle iniziative in comportamenti sicuri non si cambierà mai nulla.

Secchioni appassionati. Questo secondo cluster di professionisti include tutti coloro che amano la materia e adorano approfondirla tecnicamente. Una sfilza infinita di letture e di nuovi corsi di approfondimento affolla le agende di queste persone. Il rischio più grande? Finire isolati nel proprio studio senza riuscire a trasmettere efficacemente le indicazioni all’organizzazione.

Tecnici Burocrati. In questa area di lavoro ci finiscono quei soggetti privi di passione e di capacità empatiche che hanno un solo scopo: fare il lavoro e farlo in fretta.
In questo gruppo troviamo i maghi del copia-incolla, i famelici cercatori di crediti, i diplomifici e gli attestatifici della Sicurezza. Parola d’ordine: emozione stammi lontana.

Bacchettoni del Safety. La quarta area intermedia è composta da coloro che cercano di far rispettare scadenze e adempimenti in azienda inseguendo tutti i vari dipartimenti e i relativi addetti in azienda.
Spesso si tratta di persone a cui hanno appioppato la Sicurezza come ulteriore mansione. Non hanno altro obiettivo che togliersi di torno le scadenze, costringendosi a un duro lavoro di informazione e di motivazione-coatta a tutti i livelli aziendali.

Ora, prendi pure lo schema del Safety IKIGAI e adattalo aggiungendo porzioni delle 4 categorie, il succo non cambia.
Ognuno di noi potrebbe essere un mix di alcuni fattori, ma una certezza resta: per fare davvero la differenza e attivare un forte cambiamento culturale, serve mirare al centro.

Il perfetto equilibrio non si trova dall’oggi al domani, ma prova a domandarti:
– A che punto mi trovo oggi?
– Cosa dovrei fare per raggiungere il pieno equilibrio?
– Su quale area dovrei lavorare per essere ancora più efficace?

La strada per cambiare la Sicurezza sul Lavoro nel nostro paese è lunga e impervia, ma noi non ci arrenderemo mai!

Sicurezza? Sfrutta la riprova sociale

“Uno dei mezzi che usiamo per decidere che cos’è giusto è cercar di scoprire che cosa gli altri considerano giusto”  

Robert Cialdini

Questa citazione è estratta da uno dei principi psicologici descritti da Robert Cialdini.

Cialdini è uno psicologo e professore di marketing statunitense, noto per essere uno dei più importanti studiosi della psicologia sociale della persuasione.

In uno dei suoi libri più famosi “Le armi della persuasione”, descrive 6 principi che secondo i suoi studi, influenzano le scelte delle persone.

Uno di questi, è la riprova sociale, da cui appunto è estratta la citazione che hai letto poco fa.

Ora, che cos’è la riprova sociale?

Semplice: tutte le scelte che prendiamo per compiere una determinata azione, sono condizionate dai comportamenti degli altri.

Più persone compiono una determinata azione, più saremo portati a pensare che quell’azione sia giusta. 

“Se tante persone fanno così, è giusto che lo faccia anch’io”

“Se tante persone evitano di fare questo, è meglio che lo eviti anch’io”.

Ora, il principio della riprova sociale non si limita solo al marketing, ma in tutti i casi dove ci sia un gruppo di persone che lavora a stretto contatto.

Prendiamo un esempio a caso… la sicurezza. 🙂

In tutte le aziende ci sono, da una parte i lavoratori più vecchi con più esperienza, i cosiddetti senatori.

Dall’altra invece le nuove leve, che per imparare il mestiere lavorano a stretto contatto con i più anziani.

Fin qui nulla di male. 

Ma parlando di sicurezza, devi prestare attenzione a un aspetto molto delicato…

Le nuove leve, per il principio della riprova sociale, verranno fortemente influenzate dai comportamenti dei senatori, assumendone vizi o virtù.

Cosa significa?

Che si potrebbero verificare 2 scenari:

“Se Mario che lavora da anni indossa il caschetto protettivo, è giusto che lo indossi anch’io”

“Se Mario che lavora da anni NON indossa il caschetto (perché tanto non è mai successo nulla) non ha senso che lo indossi io”.

Chiaro il concetto?

Ovviamente il “mondo ideale”, sarebbe quello del primo esempio; significa che in azienda, il gruppo di lavoratori è già forte e coeso, e ha capito l’importanza di lavorare in sicurezza.

Il problema è che spesso e volentieri ci troviamo in situazioni simili al secondo di esempio. Ed è qui che tu, in qualità di Safety Coach devi intervenire. 

Devi fare in modo che siano i più anziani i primi a rispettare le regole… 

Sono anche consapevole che queste figure solitamente sono le più ostiche da convincere a cambiare abitudini.

Non puoi certo pensare di andare dal vecchio Mario e imporgli di mettere il caschetto perché “devi farlo”.

Per questo ti viene in aiuto il framework safety coach.

Ricordi qual è la prima delle otto competenze?

Devi stabilire una relazione:

  • Adattando il tuo stile comunicativo al suo, quindi niente inutili tecnicismi;
  • Rispettando le sue idee e dimostrando interesse alle sue richieste;
  • Offrendogli il tuo supporto e incoraggiando verso nuovi comportamenti più virtuosi

Una volta che sarai riuscito a modificare i comportamenti dei senatori, vedrai che anche le nuove leve tenderanno a compiere le stesse scelte virtuose.

Significa che avrai sfruttato bene la riprova sociale!

Riunioni di sicurezza: la checklist perfetta

Oggi parliamo delle famigerate riunioni di sicurezza.

In questi anni, ho avuto l’occasione di confrontarmi con diversi consulenti o responsabili della sicurezza a proposito delle riunioni, notando alcuni fattori comuni:

  • Riunioni interminabili con un’accozzaglia di problemi da risolvere;
  • Mancanza di un tema principale ben definito da affrontare;
  • Lavoratori annoiati e per niente partecipi.

Con questi presupposti, più che una riunione di sicurezza, mi torna in mente la memorabile (e già citata) scena della Corazzata Potemkin, nel film “Il secondo tragico Fantozzi”.

Ma quando una riunione di sicurezza diventa davvero funzionale?

Ho preparato per te una checklist pratica e veloce, con 4 (+1) accorgimenti che puoi adottare già dalla prossima.

Vediamoli:

1. Definisci un obiettivo

Una riunione di sicurezza non è un’opera teatrale dove puoi improvvisare sul momento le battute.

Prima di iniziare una qualsiasi riunione aziendale, devi stabilire gli obiettivi che vuoi raggiungere, e i concetti che vuoi esplorare per raggiungerli.

Chiediti sempre: 

Che cosa voglio ottenere da questo incontro?

Quali sono i problemi principali che devono assolutamente essere affrontati?

Cosa devono apprendere oggi i lavoratori?

Fissa sempre un ordine del giorno o i temi principali che affronterai durante la riunione.

Ricorda: una riunione senza un obiettivo ben definito è solo una chiacchierata improduttiva. 

2. Stabilisci un tempo limite

Quanto deve durare una riunione?

Molte volte durante i miei corsi, mi è capitato di sentire consulenti o responsabili della sicurezza, organizzare lunghe riunioni in azienda di 2 o 3 ore.

Tempo sprecato…

I lavoratori non sono macchine in grado di mantenere l’attenzione su ciò che dici per ore.

Se stabilisci per bene l’obiettivo della riunione, ti basterà al massimo 1 ora.

Ricorda: massimizza sempre i tempi.

3. Quando una riunione è efficace?

Una riunione di sicurezza non è una lezione universitaria dove il professore tiene un monologo per ore.

Una riunione efficace è un momento di confronto tra tutti i lavoratori.

Il tuo compito in qualità di consulente o responsabile della sicurezza, è quello di stimolare e attivare  – in continuazione – gli altri lavoratori a dare il loro contributo al confronto.

Questo ti permetterà di:

  • Mantenere viva l’attenzione (spesso volubile) dei lavoratori;
  • Ottenere nuovi punti di vista basati sulla loro esperienza.

Per fare questo puoi ad esempio utilizzare domande aperte del tipo:

“Qualcuno di voi sa dirmi come migliorare la sicurezza in quel reparto?”

“Ci sono altre migliorie che apportereste in questo reparto?”

Ricorda: un indicatore per capire se la riunione è andata bene è assicurarsi che tutti abbiano dato un piccolo contributo.

4.Definisci un piano d’azione

“Ok ragazzi, la riunione è finita, andate in pace…”

No, non funziona così…

Ogni riunione deve terminare sempre con un piano d’azione o un programma di lavoro (con una data di scadenza ben definita), che i lavoratori dovranno svolgere.

Supponiamo il caso che l’obiettivo della riunione sia migliorare la sicurezza in un determinato reparto dell’azienda.

Durante la riunione hai affrontato le tematiche e i problemi, coinvolgendo tutto il gruppo alla ricerca di soluzioni efficaci.

Bene, adesso è arrivato il momento di mettere in pratica ciò di cui hai parlato.

QUESTO è lo scopo di una riunione, ed è ciò che ti permetterà di:

  • Capire se i lavoratori hanno effettivamente capito (di conseguenza sei stato efficace);
  • Misurare i risultati e individuare eventuali criticità.

Già a questo punto, potrai vedere cambiamenti significativi nelle tue riunioni.

Voglio però aggiungere un consiglio bonus che a qualcuno sembrerà banale, ma ti assicuro che non lo è. 

Fa tutta la differenza tra una riunione mediocre e una efficace: 

4bis. Evita come la peste i cali energetici

Non sono impazzito.

Voglio dire che per ottenere il massimo da una riunione, devi scegliere il momento più propizio.

Cosa intendo?

Fissare riunioni poco prima di pranzo, quando i lavoratori hanno in mente solo un buon piatto di pasta fumante, o subito dopo, quando tendenzialmente “cala la palpebra”, non è funzionale.

Molto probabilmente terrai una riunione di fronte a degli Pseudo Zombies che preferirebbero morderti piuttosto che ascoltarti, e non vedono l’ora che tu dica la parola FINE.

Per sfruttare al massimo il picco di attenzione dei lavoratori, il momento migliore è sicuramente di prima mattina.

Bene. Per oggi è tutto.

Segui questi semplici consigli e vedrai che porterai le tue riunioni sulla sicurezza a un altro livello.

Spero ti possano tornare utili.

Anche tu sei vittima dell’Effetto Matteo?

Oggi ti voglio raccontare di un esperimento alquanto bizzarro, condotto una decina di anni fa da un gruppo di scienziati.

Queste persone selezionarono una cinquantina di articoli già pubblicati da ricercatori di prestigio, cambiandone i titoli e attribuendoli a scienziati provenienti da università molto meno prestigiose.

Dopodiché inviarono i paper scientifici alle stesse riviste che li avevano pubblicati, con il risultato che quasi tutti gli articoli questa volta furono respinti.

Questo esperimento è stato fatto per spiegare il cosiddetto “Effetto Matteo”, una particolare dinamica, che si crea quando un successo è raggiunto non tanto per merito, quanto per posizionamento sociale.

L’esperimento ha dimostrato infatti che, in ambito universitario, un autore riconosciuto ha maggior possibilità che i propri articoli vengano pubblicati sulle riviste scientifiche, rispetto a uno sconosciuto.

Se ci pensi è una dinamica piuttosto comune e che si verifica in diversi ambiti. Compresa, guarda caso, la sicurezza sul lavoro.

Facciamo un esempio…

Mario è il classico lavoratore modello, è sempre attento a utilizzare i dispositivi di protezione e ad accorgersi quando qualcosa non funziona, comunicandolo tempestivamente al consulente della sicurezza.

Fin qui, niente di male, abbiamo un lavoratore molto in gamba.

Il consulente o responsabile di riferimento lo sa, e oltre a complimentarsi di tanto in tanto, si rivolge solo a lui per ricevere segnalazioni o near miss.

Il problema però è che così facendo, si innesca un meccanismo tale per cui solo una persona in tutta l’azienda (Mario) darà informazioni utili e sarà pienamente motivata a lavorare in sicurezza. 

Mentre tutti gli altri probabilmente se ne fregheranno.

Ecco che allora si verifica il cosiddetto Effetto Matteo nella sicurezza…

Ora, avere delle preferenze ci sta. 

Del resto è un po’ come a scuola, quando il professore di turno aveva in simpatia il primo della classe e lo stimolava a migliorare i suoi voti.

È del tutto normale entrare maggiormente in empatia con determinate persone.

Ma mentre a scuola il rischio era pressoché minimo, nella sicurezza è molto rischioso. Potresti perderti tutta una serie di informazioni preziose che a Mario potrebbero sfuggire, ma non agli altri lavoratori.

Senza contare che coloro che non ricevono la dovuta attenzione dal consulente o responsabile di riferimento, saranno indubbiamente poco motivati ad adottare comportamenti virtuosi.

Ed è qui che entri in gioco tu, come Safety Coach.

Il tuo compito è quello di porre le tue attenzioni su tutti i lavoratori, stimolandoli in egual misura a lavorare in sicurezza e a segnalare problematiche particolari all’interno dell’azienda.

“Ok Matteo, ma non tutti i lavoratori sono come Mario, ad esempio Luigi e Marco non sono affatto motivati e non mi danno mai feedback…”

Lo so, lo capisco…

Ma è proprio qui che il Metodo Safety Coaching ti può aiutare, sfruttando 2 delle skill fondamentali per fare sicurezza la giorno d’oggi: Empatia e Domande.

L’empatia nell’ambito del Safety, rappresenta uno dei valori cardine che ogni consulente o responsabile della sicurezza deve avere e promuovere all’interno dell’azienda.

Saper coinvolgere i lavoratori, senza imposizioni, è la via più sensata per creare un gruppo di persone affiatate e che lavorano costantemente con un unico mantra: la sicurezza in azienda.

La seconda skill fondamentale sono le Domande.

Le domande hanno il potere di attirare l’attenzione delle persone per orientarle verso gli obiettivi che desideri raggiungere.

Ad esempio per motivare tutti quei lavoratori che non collaborano, potresti utilizzare domande aperte utili a capire quali sono le convinzioni che li spingono a comportarsi così:

Marco perché per te fare sicurezza è uno spreco di tempo e denaro?”

“Luigi perché ritieni sia inutile segnalare i near miss?”

Puoi utilizzare anche domande che invitano all’azione o focalizzate sulle soluzioni, del tipo:

“Marco secondo te come possiamo fare in modo che tutti i lavoratori utilizzino i DPI in questo reparto?

Oppure:

“Luigi come pensi sia meglio procedere con questa lavorazione?”

Utilizzare domande di questo tipo, ti consentirà di:

  • motivare davvero i lavoratori alla sicurezza;
  • aiutarli a ricercare in autonomia eventuali soluzioni;
  • invitarli a segnalare problemi o near miss.

In questo modo riuscirai ad evitare l’Effetto Matteo per dare spazio all’effetto Safety Coaching 😉

Vuoi essere da Champions League?

Oggi voglio parlare un po’ di calcio.

Se non sei un appassionato di questo sport, devi sapere che la settimana scorsa l’Atalanta, l’ultima squadra italiana rimasta in corsa per la Champions League, è stata eliminata dalla prestigiosa competizione.

Nonostante la sconfitta, la piccola cenerentola del calcio italiano, con i pochi mezzi a propria disposizione è comunque riuscita a piazzarsi tra le 8 squadre europee più forti della stagione.

Ora probabilmente starai pensando: Ok, e quindi?

Ti rispondo dicendoti che TUTTI i 22 giocatori dell’Atalanta, hanno mediamente lo stesso valore di mercato di TRE/QUATTRO di quelli, che compongono le rose delle altre squadre partecipanti alla competizione.

Giusto per darti un dato:

L’Atalanta oggi ha un valore di mercato di circa 200 mln di €, la Juventus di circa 540 mln di €, mentre squadre come il Barcelona o Real Madrid, sono intorno al Milione di € (anche oltre).

Qual è il punto?

Questa squadretta da “pochi spicci”, ormai da qualche stagione sta dando lezioni di calcio in Italia, e quest’anno, si è messa in mostra anche in Europa, nella competizione più importante per il calcio.

Non ti nego che tutto ciò, anche da sotto l’ombrellone, mi ha fatto riflettere…

Com’è possibile che una squadra senza enormi budget o fuoriclasse strapagati, possa arrivare così in alto?

La risposta è abbastanza semplice…

Allenando costantemente i giocatori a migliorare tutte quelle caratteristiche fondamentali nel gioco del calcio e che permettono di vincere anche le partite più difficili, contro gli avversari più ostici.

Corsa, precisione, intelligenza tattica, gioco di squadra, per citarne alcune…

In definitiva, questa squadra ci insegna che migliorando ogni singola abilità giorno dopo giorno, si possono ottenere risultati incredibili.

Se ci pensi bene, è ciò che ripeto più o meno ogni settimana attraverso le mie newsletter.

Già perché, nel mondo del safety le cose non sono poi così diverse…

Per diventare un vero Professionista della Sicurezza, in grado di motivare e coinvolgere tutti i lavoratori, è fondamentale lavorare e studiare costantemente per migliorare le proprie qualità.

Ma quali sono le qualità da apprendere per essere definito un Professionista – da Champions League – della Sicurezza?

Nel metodo Safety Coaching, ho raggruppato 8 abilità fondamentali che ogni consulente o responsabile della sicurezza deve conoscere per fare davvero la differenza.

Eccole:

1 Creare una solida relazione

Il compito di un consulente o responsabile della sicurezza, non è solo quello di mettere in guardia i lavoratori sui pericoli nei luoghi di lavoro, ma di creare in primis una relazione forte con i lavoratori.

Come?

Rispettando idee o convinzioni diverse e invitando sempre i lavoratori a esprimere i loro punti di vista.

2 Ascolto attivo

L’arma in più a tua disposizione per raggiungere una relazione di fiducia con chi hai di fronte: è l’ascolto attivo.

Ascoltare con attenzione le persone identificando valori o convinzioni, è utile per comprendere gli schemi di pensiero e le esperienze passate di ogni lavoratore.

3 Domande Potenti

Tra gli strumenti più efficaci della comunicazione, ci sono le domande.

Saper creare domande potenti che mirino a:

  • Aumentare la consapevolezza dei lavoratori nei confronti della sicurezza,
  • Stimolare la riflessione attiva sui rischi,
  • Favorire la ricerca di soluzioni virtuose,

è fondamentale per responsabilizzare tutti i lavoratori al Safety.

4 Creare Consapevolezza

Come esperto della sicurezza, il tuo lavoro non si deve limitare al classico “spiegone” della serie “questo va bene e questo non va bene.”

Ma devi accompagnare i lavoratori (attraverso sistemi di autovalutazione) a riconoscere in autonomia i rischi nei luoghi di lavoro e alle soluzioni più adatte da adottare.

Devi creare quindi dei nuovi esperti di sicurezza in azienda.

5 Costruire Comportamenti Sicuri

Quando si stabiliscono dei comportamenti sicuri da attuare in azienda, è fondamentale che tutti imparino nel tempo, a rispettarli.

Per fare in modo che questo avvenga, è importante costruire dei sistemi di osservazione e feedback per valutare il comportamento dei lavoratori.

Monitorando i progressi e attuando azioni correttive in caso di problemi, potrai creare ambienti di lavoro più sicuri.

Per aiutarti, puoi attuare dei meccanismi di ricompensa o punizione.

6 Ragionare in un contesto sistemico

Non è sempre facile introdurre un cambiamento in azienda e vederne subito i risultati.

Infatti ogni volta che cerchiamo di introdurre un cambiamento in un sistema, questo agirà con una forza contraria che tenterà di contrastarci per mantenere l’equilibrio raggiunto.

Per ottenere un reale cambiamento, serve tenere in considerazione 3 elementi chiave:

  • Il tempo il quale indica la presenza di elementi del sistema che vanno riconosciuti: anzianità di grado o esperienza pregressa;
  • Lo scambio che indica la necessità di equilibrio tra dare e ricevere. Ad esempio tra capi e sottoposti;
  • Il ruolo o posto occupato nel sistema, fondamentale affinché gli elementi siano collocati correttamente.

7 Etica Professionale

Un professionista della Sicurezza agisce sempre nel pieno rispetto e nella tutela della vita delle persone operando con la massima attenzione nel rispetto della legge.

Segue continuamente aggiornamenti tecnici per accrescere ogni giorno il proprio bagaglio di conoscenza ed esperienza.

8 Leadership

La sottile differenza tra un professionista delle scartoffie burocratiche e un professionista della sicurezza, è la capacità di ispirare un cambiamento duraturo.

In qualità di leader nella sicurezza, devi diventare all’interno della tua azienda, un punto di riferimento per tutti i lavoratori.

Queste soft skill, rappresentano il Framework del Safety Coaching ed è ciò che, una volta appreso e applicato quando fai sicurezza, ti consentirà di fare davvero la differenza in campo, ehmm… azienda.

Slide per la Sicurezza: i 5(+1) errori da evitare

Oggi torniamo a parlare di slide per la formazione.

Qualche newsletter fa, abbiamo visto come moltissimi formatori sprecano più tempo nel creare slide accattivanti e dai mille colori, a discapito dei contenuti.

C’è infatti questa strana convinzione che le slide siano lo strumento essenziale per fare formazione, quando in realtà ciò che fa davvero la differenza sei sempre tu, coi tuoi valori e le tue competenze.

Questo non significa che le slide non siano importanti anzi, sono supporti visivi di grande impatto e che spesso aiutano chi ti ascolta, a recepire nel migliore dei modi le informazioni chiave.

Se vuoi però creare slide d’impatto, ci sono alcuni errori tipici che vedo spesso commettere, ai quali ti consiglio di prestare attenzione per non vanificare i tuoi sforzi.

Vediamoli insieme…

I 5 errori da evitare nelle slide di presentazione

ERRORE N°1 Evita di iniziare dalle slide

“Che ci metto nelle slide?”

Bella domanda…

Se devi realizzare un corso, o creare dei supporti visivi per una riunione di formazione, le slide non sono di certo la prima cosa da fare.

Mi spiego meglio…

Le slide servono per riportare i concetti più importanti che andrai poi a spiegare durante la riunione o il corso che dovrai tenere.

Questo significa che devi anzitutto stabilire l’argomento centrale di cui parlerai, poi sceglierai i temi più importanti da approfondire. 

A questo punto riporterai i punti chiave nelle slide.

Molti professionisti invece fanno l’esatto contrario, prima pensano alle slide e poi decidono gli argomenti del corso.

Il che porta direttamente a un altro grave errore…

ERRORE N°2 Evita i muri di testo.

Se non hai un’idea ben chiara dei concetti principali, succede che inizi a riportare su schermo intere sezioni del corso, creando muri di testo incomprensibili e che nessuno leggerà mai.

Uno sbaglio che nasce dalla paura di tralasciare informazioni importanti.

Ricorda: PRIMA selezioni i concetti chiave e POI li riporti sulle slide, dando maggior risalto ai concetti con i punti elenco.

ERRORE N°3 Evita l’effetto arcobaleno (parte 1)

Ci sono formatori talmente fissati con la qualità delle slide, che spesso perdono di vista la funzionalità di questi supporti visivi.

Che significa?

Mi è capitato in passato di assistere a corsi di formazione, dove il formatore proiettava slide dai mille colori.

Un errore grave, perché distrae l’attenzione di chi ti ascolta.

Sia chiaro, è giusto dare risalto a concetti importanti ma usare 6/7 colori diversi in una singola frase è un tantino esagerato, non trovi? (l’ho visto fare…)

Ricorda: Lo scopo delle slide dev’essere solo quello di consentire a chi ti ascolta di comprendere e memorizzandoli più facilmente ciò che dici. 2 colori sono più che sufficienti.

ERRORE N°4 Evita l’effetto arcobaleno (parte 2)

“Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…”

Slide dai colori brillanti e fosforescenti che sembravano realizzate da ragazzini di 15 anni.

Mancava solo qualche unicorno qua e là per dare quel tocco in più di creatività non richiesta…

Ti prego, dimentica completamente colori come il viola, il fucsia, il giallo canarino, il celeste o altri accostamenti imbarazzanti.

I colori da usare nelle tue slide sono:

  • Il blu se vuoi trasmettere fiducia in chi ti ascolta;
  • Il rosso se vuoi comunicare emozioni forti, ad esempio rabbia o paura;
  • Il verde se vuoi trasmettere serenità.

Tutti gli altri colori sono OFF limits.

ERRORE N°5 Evita font illeggibili

La leggibilità, questa sconosciuta…

Un altro errore che vedo spesso in giro, riguarda l’utilizzo malsano dei font.

Qui ritorniamo al concetto fondamentale di slide, ovvero un supporto visivo che ci aiuta a trasmettere i concetti che vogliamo.

Questo significa che devi usare font leggibili, come l’Helvetica, il Verdana o comunque font senza “grazie”.

Dimentica nel modo più assoluto font corsivi” o giocosi”

Quindi, ricapitolando:

  • Struttura gli argomenti principali che vuoi trattare;
  • Estrai i punti chiave da riportare nelle slide evitando muri di testo;
  • Niente effetti arcobaleno, colori fosforescenti o fesserie che distraggono;
  • Leggibilità prima di tutto, ergo niente font assurdi

Ciò detto c’è ancora un ultimo punto su cui ti prego di concentrarti…

ERRORE BONUS “Le slide non sono la bistecca”

Questa frase non mi stancherò mai di ripeterla…

Le slide sono strumenti di supporto per te, nell’esporre i concetti e per il tuo pubblico, nel memorizzarli con più facilità. Punto!

Devi concepirle come contorno

La bistecca per il pubblico che ti ascolta devi essere TU, in qualità di professionista della sicurezza. 

  • creare empatia con chi ti ascolta… 
  • fare domande per coinvolgere il tuo pubblico…
  • stimolare la capacità di riflessione e apprendimento….

Queste soft skill, supportate da slide efficaci, è ciò che ti consentirà di tenere corsi di formazione ad alto impatto.

Come Guadagnare di più facendo Sicurezza

La ricchezza in Italia è ancora un argomento tabù.

Spesso infatti, quando confidi a familiari o amici il desiderio di aumentare i tuoi guadagni, questi tendono a giudicarti negativamente, relegando il tutto a un aspetto puramente egoistico.

Si tratta di una vecchia mentalità, tramandata dai nostri nonni dove chi possedeva ricchezza veniva malvisto dalla società.

D’altronde uno dei detti popolari più famosi recita:

“Il denaro è lo sterco del diavolo”

Personalmente è un punto di vista che non condivido e non sono mai riuscito a comprendere.

Sono fermamente convinto che un grande professionista dovrebbe ambire con tutte le sue forze a guadagnare di più, e se offre un reale valore a persone o aziende, è giusto che ci riesca.

Sei d’accordo?

Immagino di sì, anche se ora probabilmente stai pensando qualcosa come:

“E quindi? Vuoi svelarmi il segreto dei segreti per diventare ricchi lavorando dalla spiaggia?”

No tranquillo, sai benissimo che la fuffa che circola sul web è ben lontana dai contenuti di valore che condividiamo all’interno della federazione.

Quello che vorrei smontare, nel messaggio di oggi, è l’assurdo concetto

“Se mi occupo di Sicurezza sul Lavoro non è giusto che provi a incrementare i miei guadagni, non sarebbe etico..”

Ma chi l’ha detto? Fare Sicurezza è un mestiere difficilissimo, complicato, ed è assolutamente giusto farsi il mazzo e pretendere di avere indietro un soddisfacente ritorno economico.

Il problema è che troppo spesso si dimentica un tema fondamentale: il reale valore che riesci a offrire alle persone con cui lavori.

Partiamo come sempre da un esempio.

Prendiamo il caso delle certificazioni dei processi di qualità, conformi alla norma ISO9001, l’imprenditore molto spesso, si affida a un consulente esterno all’azienda.

“Fammi avere il pezzo di carta, velocemente, rapidamente e che costi poco!1!1!”

Questo spesso è quello che afferma l’imprenditore di turno, desideroso solo di togliersi di mezzo questa ennesima rottura di scatole.

Ecco allora che l’incaricato (consulente o dipendente) si occuperà di preparare l’azienda alla visita ispettiva, e di organizzare tutti materiali e la modulistica da presentare all’ente certificatore.

Ora non resta che attendere l’arrivo dell’ispettore che, facendo la visita di routine e verificando (più o meno) la documentazione in ordine, rilascerà il certificato di idoneità. Missione compiuta!

Premesso che questa pratica è davvero ridicola, sappiamo che purtroppo la prassi nei sistemi di gestione è spesso questa. Il mio scopo però non è quello di attaccare il sistema o gridare allo scandalo, il punto è un altro: quando parliamo di reale valore offerto e di aumento del proprio guadagno, questa mentalità è assolutamente da bandire.

Non è certo così facendo che potrai guadagnare di più…

Questo è ciò che io chiamo offrire un valore fittizio, ovvero preoccuparsi solo di scartoffie e burocrazia al fine di ottenere la certificazione.

Perché un’azienda dovrebbe proprio scegliere te, rispetto agli altri? Cosa puoi offrire di diverso?

Se l’unico fattore che hai per confrontarti con altri professionisti è “io costo meno” allora amico mio non posso aiutarti, sia che si parli di Sistemi di Gestione o di Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Sei certo che se non ci fossi tu a svolgere una determinata attività, nessun altro sarebbe in grado di farlo?

Sappiamo bene che il mercato li fuori è pieno di persone pronte a togliere un euro pur di acchiappare un cliente.

Questo vale anche per un lavoratore dipendente, che rischia di vedersi riassegnare ad altre attività come una foglia nel vento.

Come abbiamo ripetuto tante volte una certificazione non serve a nulla, se prima non agisci sui comportamenti dei lavoratori.

Ed è qui la vera chiave di volta…

Se non modifichi convinzioni e atteggiamenti, e non fai capire l’importanza di rispettare le procedure ai lavoratori, non riuscirai mai a evitare infortuni o incidenti sul lavoro.

Questo è quello che io chiamo offrire un REALE valore all’azienda. Ed è questo su cui ti devi concentrare per far percepire il tuo valore aggiunto.

La tua missione in qualità di responsabile o consulente della sicurezza, non è aiutare l’imprenditore a liberarsi della burocrazia, ma di intervenire efficacemente all’interno dell’azienda, come agente del cambiamento.

Solo così riuscirai a distinguerti dalla massa di burocrati e improvvisati, e potrai aumentare il tuo valore come professionista.

Ecco come puoi fare la differenza

Per fare questo salto di qualità, devi prima elevare le tue competenze e acquisire quelle soft skill che ti permetteranno di cambiare i comportamenti all’interno dell’azienda.

In Safety Coaching, queste skill le chiamiamo framework, e si tratta di 8 competenze standard, ognuna delle quali interviene contestualmente in ogni occasione utile, ad esempio:

  • Durante una riunione con la Direzione;
  • Nella formazione con i lavoratori;
  • Nei momenti di riflessione e condivisione;
  • Nelle ispezioni o nella verifica dei progressi.

Queste 8 competenze sono suddivise in 3 aree in cui ogni professionista deve eccellere:

Comunicare, Guidare, Essere.

Vediamole insieme:

Comunicare → ovvero dimostrare la capacità di trasmettere efficacemente i rischi e i pericoli nei luoghi di lavoro, costruendo prima una relazione di fiducia a tutti i livelli aziendali.

Questo ti permetterà di entrare in sintonia con i lavoratori, capire le loro convinzioni e motivarli a modificare i loro comportamenti all’interno dell’azienda.

Per fare questo, le 2 competenze fondamentali sono:

L’ascolto attivo, ovvero la capacità di focalizzarsi sulla persona di fronte, comprendendo schemi di pensiero e idee…

Le domande potenti che ti aiuteranno a stimolare una riflessione attiva e ad aumentare la consapevolezza nei lavoratori.

Guidare → è la capacità del Safety Coach di creare contesti lavorativi motivanti, attuando sistemi di osservazione e feedback al fine di mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro.

Si tratta di definire con estrema precisione nuovi comportamenti osservabili e misurabili, assicurandosi che vengano messi in pratica da parte dei lavoratori.

Se il lavoratore esegue un comportamento sicuro e dimostra di perseguire gli obiettivi prefissati, va riconosciuto l’impegno attraverso un rinforzo positivo, ad esempio un complimento.

Essere → L’ultima area del framework, riguarda la capacità del consulente di dare l’esempio e ispirare i lavoratori a un reale cambiamento.

In questa parte, rientrano tutte le soft skill che riguardano la leadership e la resilienza, e sono fondamentali, per imparare a conoscere prima se stessi, in modo da diventare un punto di riferimento per gli altri.

Conoscere ed eccellere in queste 3 aree, ti permetterà di elevarti dalla massa di “consulenticompilascartoffie“, aumentare il tuo valore di mercato e, di conseguenza, aumentare i tuoi guadagni.

“Tutti sono utili, nessuno è indispensabile…” (CIT. anonimo)

“…fino a prova contraria!” (aggiungo io)

Slide Sicurezza Lavoro: ecco perché non servono a niente

Fare formazione Safety fa schifo… se non sai come farla!

Sì, è una frase presa in prestito ma che calza a pennello con l’argomento di cui parleremo a breve.

Intanto tieniti forte perché oggi ti svelerò un trucco, che ti permetterà in pochi minuti di diventare un formatore eccellente, senza tanto studio o esercizi pratici.

Sei pronto a scoprire il segreto dei segreti per motivare alla sicurezza?

Bene. Rullo di tamburi…

Per fare formazione di qualità ai lavoratori devi… 

Dedicare almeno il 90% del tuo tempo alla creazione di slide curate e accattivanti.

Questo è il segreto!

Ma c’è di più…

La notiziona è che, per semplificare questo processo, esistono siti dove chiunque può acquistare delle slide già precompilate e iniziare quindi la sua carriera da formatore.

Quindi: 

Vuoi fare un corso sulla sicurezza in azienda?

Ecco per te un pacchetto da 100 slide fresche fresche già pronte, con tanto di esercitazioni pratiche…

In pochi minuti e con qualche spicciolo, puoi diventare anche tu un formatore alla sicurezza.

That’s it!

Figo no?

Ovviamente sto scherzando…

Chi mi conosce sa che tutto questo va contro i principi che da sempre contraddistinguono la Safety Coach Federation.

Ma il “fenomeno” di cui ti parlo purtroppo esiste veramente…

Moltissimi formatori alle prime armi o improvvisati, pensano che questi siti siano una vera manna dal cielo

Hanno la convinzione (sbagliata) che le slide siano lo strumento più importante, e sia sufficiente acquistarle in blocco e modificarne i contenuti, per fare formazione di qualità.

Dopodiché si presentano alle aziende, convinti di trasmettere cultura della sicurezza e modificare i comportamenti dei lavoratori… 

Ma è davvero così?

Ovviamente no… 

Ciò che conta davvero quando fai formazione sei tu.

C’è una frase che amo ripetere ai miei corsisti a proposito delle slide.

Le slide sono il contorno, non la bistecca.

Un formatore esperto, non considera le slide lo strumento principale del corso che dovrà tenere, ma esclusivamente un supporto a ciò che andrà a dire. 

Anzi, ti dirò di più…

Un VERO formatore, entra in aula ed è in grado di tenere un corso, anche senza slide.

Quello che davvero ti permetterà di fare la differenza come formatore è il tuo valore umano, i tuoi anni di studio e la capacità di entrare in empatia con il tuo pubblico.

Ecco perché, prima di pensare alle slide, se vuoi fare davvero la differenza, devi concentrarti sul tipo di corso che deve tenere, e sulla sua progettazione. 

Cosa intendo? Te lo spiego subito…

Ecco 2 accorgimenti che i VERI professionisti della formazione utilizzano, prima di tenere un corso o una riunione in azienda

  1. In fase di progettazione del corso o discorso che devi tenere, anziché pensare a creare slide stilose, analizza con attenzione il gruppo di lavoro con cui ti confronterai e chiediti: “Chi ci sarà in aula?”

Puoi prepararti delle domande guida come:

“A chi dovrò parlare?”

“Che cosa si aspettano dal mio intervento?”

“Come posso catturare la loro attenzione?”

“Quali quesiti potrebbero pormi?”

Rispondere a questo genere domande, ti aiuterà a strutturare al meglio il corso, piccolo o grande che sia il tuo pubblico.

  1. Fatto questo, ti sarà più facile capire come facilitare il processo di apprendimento.

Mi spiego.

Supponiamo che il tema centrale del corso o della riunione di formazione, sia inerente ai comportamenti ottimali da tenere in azienda, al fine di evitare infortuni, e il tuo pubblico siano gli “operai”.

Invece di arrivare in aula e iniziare a leggere per un’ora filata, per filo e per segno, le tue meravigliose slide con i comportamenti da tenere, pensa a come coinvolgere direttamente i lavoratori.

Poni loro domande di qualità e che invitino alla riflessione attiva.

Ad esempio potresti chiedere: 

“Perché secondo voi è importante attuare comportamenti più funzionali in azienda?”

“E quali sono, secondo voi, i comportamenti da tenere per evitare incidenti in azienda?”

“Attualmente li state mettendo in pratica?”

Utilizzando domande di questo tipo, unite a un rispettoso ascolto da parte tua, porterai l’aula a interagire, ottenendo così 2 grandi vantaggi:

  1. Stimolerai i lavoratori a trovare da soli risposte funzionali utili ad esplorare i concetti di cui vuoi parlare (e quindi l’attenzione sarà maggiore).
  2. Parteciperanno in maniera attiva alla discussione (che non sarà più a senso unico)
  3. Costruirai con maggiore facilità l’empatia con i partecipanti (che saranno molto più ricettivi nei tuoi confronti).

In tutto questo, le slide non saranno neanche così essenziali. 

Certo, ti potranno servire come supporto per riassumere i concetti e imprimerli meglio. Ma nulla di più.

Se anche non ci fossero, il tuo corso sarebbe comunque molto più efficace, di una banale lettura di noiosi concetti proiettati su uno schermo, che stimolerebbe solo sbadigli e palpebre calanti… Garantito!

È chiaro il concetto che voglio trasmetterti?

Sei sempre tu come persona e come professionista, con le tue soft skill, che potrai fare la differenza.

Non è certo comprando slide al “mercato nero” e puntando tutto su di esse, che riuscirai a fare formazione di qualità e cambiare davvero i comportamenti dei lavoratori.

 

Infarto e Safety… cos’hanno in comune?

Oggi voglio raccontarti una storia che ha dell’incredibile. Un vero e proprio mistero (apparente), la cui soluzione è tanto sconvolgente, quanto funzionale a noi che ci occupiamo di sicurezza sul lavoro.

Siamo nell’America di inizio anni sessanta, in pieno boom economico post dopoguerra.

Stewart Wolf, un medico statunitense, viene a sapere che a Roseto Pennsylvania, una piccola cittadina fondata da immigrati italiani, nessun abitante con meno di 65 anni, manifestava disturbi cardiaci.

Ora, detta così potrebbe sembrarti una notizia irrilevante, ma tieni presente che in quel periodo, in America, l’infarto era la prima causa di morte degli uomini di età compresa tra i 55 e i 64 anni. 

La percentuale di decessi per complicazioni cardiopatiche in quella fascia di età era altissima. Come Fosse un’epidemia.

Va anche detto che all’epoca, i farmaci per abbassare il colesterolo ancora non erano stati inventati, e non c’era nessuna forma di prevenzione per impedire l’insorgenza della patologia.

Comunque, Wolf, rimase stupito da tutto ciò e decise di indagare. 

Si trasferì insieme ad alcuni suoi studenti dell’Università dell’Oklahoma, nel tentativo di risolvere il mistero.

Una cosa saltò subito all’occhio del Medico:  contrariamente a ciò che pensava, gli abitanti di Roseto, non erano certamente dei salutisti… Tutt’altro!

Non praticavano esercizio fisico, erano dei fumatori incalliti e assumevano più del 40% di grassi dalla loro alimentazione…

Non esattamente l’ideale per l’apparato cardiocircolatorio.

Nello stupore della scoperta, il Dottore ipotizzò che il segreto dei rosetani, risiedeva nella loro genetica.

Analizzarono quindi i parenti degli abitanti della cittadina che vivevano però altrove, per un confronto, ma i risultati furono deludenti: 

al di fuori di Roseto la situazione era “normale”; si moriva di infarto come in qualsiasi altro posto.

Provarono a prendere in considerazione la posizione geografica di Roseto, ma fu un altro fallimento.

Insomma, tutti i test di Wolf e della sua squadra, si rivelarono un colossale buco nell’acqua.

Ma allora qual’era il segreto di questa immunità, esclusiva dei rosetani?

La cosa curiosa è che il medico dopo tutti gli studi che aveva fatto, se ne accorse casualmente. Un giorno, passeggiando per la cittadina, notò che tra gli abitanti c’era un rapporto molto particolare.

Le persone si prendevano cura l’uno dell’altro, chiacchieravano , si facevano visita, cucinavano tutti insieme… era come se Roseto fosse abitata da una grande famiglia.

Ciò che contraddistingueva i Rosetani dagli altri, era proprio il senso di solidarietà, collaborazione e condivisione dei valori.

Roseto era una piccola comunità, dai forti valori sociali, dove ognuno aiutava l’altro, cooperando insieme, aiutandosi a vicenda e ponendo tutti allo stesso livello gerarchico. 

QUESTA era la chiave di tutto… vivere in empatia l’uno con l’altro.

Empatia vs imposizione

L’Effetto Roseto dimostra come l’empatia rappresentava per gli abitanti del posto una cura miracolosa contro disturbi cardiaci e infarti.

Nel safety, l’empatia rappresenta il vero valore aggiunto che ogni consulente o responsabile deve avere, per promuovere appieno la Cultura della Sicurezza.

Quello che ho osservato nella stragrande maggioranza delle aziende, o parlando con alcuni corsisti, è che purtroppo tutto questo non avviene.

Spesso infatti, ai lavoratori vengono imposte norme, obblighi e regolamenti da rispettare, dimenticando un fattore molto importante:

Se il tuo obiettivo è quello di coinvolgere alla sicurezza, l’imposizione non è mai la via corretta da seguire, poiché nessun lavoratore si sentirà mai pienamente motivato a rispettare le regole.

In altre parole, se ti atteggi a “professorino”, otterrai solamente menefreghismo e scarsa attenzione.

La cultura della sicurezza è invece basata sull’empatia e il coinvolgimento attivo.

Questo significa che tu, in qualità di responsabile o consulente della sicurezza, devi essere in grado di coinvolgere tutti gli interlocutori che prendono parte alle procedure di sicurezza dell’azienda.

Come dico sempre ai miei studenti, la Motivazione alla Sicurezza è legata alla capacità di costruire relazioni forti all’interno dell’organizzazione che si vuole trasformare.  

Così facendo, non solo si verrà a creare una piccola comunità, proprio come quella di Roseto, dove ogni persona in azienda collabora l’uno con l’altro al fine di mantenere elevati gli standard di sicurezza.

Ma grazie a una forte relazione a tutti i livelli, i lavoratori si sentiranno parte integrante del processo decisionale e assumeranno maggiore responsabilità nei processi lavorativi.