Vuoi essere da Champions League?

Oggi voglio parlare un po’ di calcio.

Se non sei un appassionato di questo sport, devi sapere che la settimana scorsa l’Atalanta, l’ultima squadra italiana rimasta in corsa per la Champions League, è stata eliminata dalla prestigiosa competizione.

Nonostante la sconfitta, la piccola cenerentola del calcio italiano, con i pochi mezzi a propria disposizione è comunque riuscita a piazzarsi tra le 8 squadre europee più forti della stagione.

Ora probabilmente starai pensando: Ok, e quindi?

Ti rispondo dicendoti che TUTTI i 22 giocatori dell’Atalanta, hanno mediamente lo stesso valore di mercato di TRE/QUATTRO di quelli, che compongono le rose delle altre squadre partecipanti alla competizione.

Giusto per darti un dato:

L’Atalanta oggi ha un valore di mercato di circa 200 mln di €, la Juventus di circa 540 mln di €, mentre squadre come il Barcelona o Real Madrid, sono intorno al Milione di € (anche oltre).

Qual è il punto?

Questa squadretta da “pochi spicci”, ormai da qualche stagione sta dando lezioni di calcio in Italia, e quest’anno, si è messa in mostra anche in Europa, nella competizione più importante per il calcio.

Non ti nego che tutto ciò, anche da sotto l’ombrellone, mi ha fatto riflettere…

Com’è possibile che una squadra senza enormi budget o fuoriclasse strapagati, possa arrivare così in alto?

La risposta è abbastanza semplice…

Allenando costantemente i giocatori a migliorare tutte quelle caratteristiche fondamentali nel gioco del calcio e che permettono di vincere anche le partite più difficili, contro gli avversari più ostici.

Corsa, precisione, intelligenza tattica, gioco di squadra, per citarne alcune…

In definitiva, questa squadra ci insegna che migliorando ogni singola abilità giorno dopo giorno, si possono ottenere risultati incredibili.

Se ci pensi bene, è ciò che ripeto più o meno ogni settimana attraverso le mie newsletter.

Già perché, nel mondo del safety le cose non sono poi così diverse…

Per diventare un vero Professionista della Sicurezza, in grado di motivare e coinvolgere tutti i lavoratori, è fondamentale lavorare e studiare costantemente per migliorare le proprie qualità.

Ma quali sono le qualità da apprendere per essere definito un Professionista – da Champions League – della Sicurezza?

Nel metodo Safety Coaching, ho raggruppato 8 abilità fondamentali che ogni consulente o responsabile della sicurezza deve conoscere per fare davvero la differenza.

Eccole:

1 Creare una solida relazione

Il compito di un consulente o responsabile della sicurezza, non è solo quello di mettere in guardia i lavoratori sui pericoli nei luoghi di lavoro, ma di creare in primis una relazione forte con i lavoratori.

Come?

Rispettando idee o convinzioni diverse e invitando sempre i lavoratori a esprimere i loro punti di vista.

2 Ascolto attivo

L’arma in più a tua disposizione per raggiungere una relazione di fiducia con chi hai di fronte: è l’ascolto attivo.

Ascoltare con attenzione le persone identificando valori o convinzioni, è utile per comprendere gli schemi di pensiero e le esperienze passate di ogni lavoratore.

3 Domande Potenti

Tra gli strumenti più efficaci della comunicazione, ci sono le domande.

Saper creare domande potenti che mirino a:

  • Aumentare la consapevolezza dei lavoratori nei confronti della sicurezza,
  • Stimolare la riflessione attiva sui rischi,
  • Favorire la ricerca di soluzioni virtuose,

è fondamentale per responsabilizzare tutti i lavoratori al Safety.

4 Creare Consapevolezza

Come esperto della sicurezza, il tuo lavoro non si deve limitare al classico “spiegone” della serie “questo va bene e questo non va bene.”

Ma devi accompagnare i lavoratori (attraverso sistemi di autovalutazione) a riconoscere in autonomia i rischi nei luoghi di lavoro e alle soluzioni più adatte da adottare.

Devi creare quindi dei nuovi esperti di sicurezza in azienda.

5 Costruire Comportamenti Sicuri

Quando si stabiliscono dei comportamenti sicuri da attuare in azienda, è fondamentale che tutti imparino nel tempo, a rispettarli.

Per fare in modo che questo avvenga, è importante costruire dei sistemi di osservazione e feedback per valutare il comportamento dei lavoratori.

Monitorando i progressi e attuando azioni correttive in caso di problemi, potrai creare ambienti di lavoro più sicuri.

Per aiutarti, puoi attuare dei meccanismi di ricompensa o punizione.

6 Ragionare in un contesto sistemico

Non è sempre facile introdurre un cambiamento in azienda e vederne subito i risultati.

Infatti ogni volta che cerchiamo di introdurre un cambiamento in un sistema, questo agirà con una forza contraria che tenterà di contrastarci per mantenere l’equilibrio raggiunto.

Per ottenere un reale cambiamento, serve tenere in considerazione 3 elementi chiave:

  • Il tempo il quale indica la presenza di elementi del sistema che vanno riconosciuti: anzianità di grado o esperienza pregressa;
  • Lo scambio che indica la necessità di equilibrio tra dare e ricevere. Ad esempio tra capi e sottoposti;
  • Il ruolo o posto occupato nel sistema, fondamentale affinché gli elementi siano collocati correttamente.

7 Etica Professionale

Un professionista della Sicurezza agisce sempre nel pieno rispetto e nella tutela della vita delle persone operando con la massima attenzione nel rispetto della legge.

Segue continuamente aggiornamenti tecnici per accrescere ogni giorno il proprio bagaglio di conoscenza ed esperienza.

8 Leadership

La sottile differenza tra un professionista delle scartoffie burocratiche e un professionista della sicurezza, è la capacità di ispirare un cambiamento duraturo.

In qualità di leader nella sicurezza, devi diventare all’interno della tua azienda, un punto di riferimento per tutti i lavoratori.

Queste soft skill, rappresentano il Framework del Safety Coaching ed è ciò che, una volta appreso e applicato quando fai sicurezza, ti consentirà di fare davvero la differenza in campo, ehmm… azienda.

Slide per la Sicurezza: i 5(+1) errori da evitare

Oggi torniamo a parlare di slide per la formazione.

Qualche newsletter fa, abbiamo visto come moltissimi formatori sprecano più tempo nel creare slide accattivanti e dai mille colori, a discapito dei contenuti.

C’è infatti questa strana convinzione che le slide siano lo strumento essenziale per fare formazione, quando in realtà ciò che fa davvero la differenza sei sempre tu, coi tuoi valori e le tue competenze.

Questo non significa che le slide non siano importanti anzi, sono supporti visivi di grande impatto e che spesso aiutano chi ti ascolta, a recepire nel migliore dei modi le informazioni chiave.

Se vuoi però creare slide d’impatto, ci sono alcuni errori tipici che vedo spesso commettere, ai quali ti consiglio di prestare attenzione per non vanificare i tuoi sforzi.

Vediamoli insieme…

I 5 errori da evitare nelle slide di presentazione

ERRORE N°1 Evita di iniziare dalle slide

“Che ci metto nelle slide?”

Bella domanda…

Se devi realizzare un corso, o creare dei supporti visivi per una riunione di formazione, le slide non sono di certo la prima cosa da fare.

Mi spiego meglio…

Le slide servono per riportare i concetti più importanti che andrai poi a spiegare durante la riunione o il corso che dovrai tenere.

Questo significa che devi anzitutto stabilire l’argomento centrale di cui parlerai, poi sceglierai i temi più importanti da approfondire. 

A questo punto riporterai i punti chiave nelle slide.

Molti professionisti invece fanno l’esatto contrario, prima pensano alle slide e poi decidono gli argomenti del corso.

Il che porta direttamente a un altro grave errore…

ERRORE N°2 Evita i muri di testo.

Se non hai un’idea ben chiara dei concetti principali, succede che inizi a riportare su schermo intere sezioni del corso, creando muri di testo incomprensibili e che nessuno leggerà mai.

Uno sbaglio che nasce dalla paura di tralasciare informazioni importanti.

Ricorda: PRIMA selezioni i concetti chiave e POI li riporti sulle slide, dando maggior risalto ai concetti con i punti elenco.

ERRORE N°3 Evita l’effetto arcobaleno (parte 1)

Ci sono formatori talmente fissati con la qualità delle slide, che spesso perdono di vista la funzionalità di questi supporti visivi.

Che significa?

Mi è capitato in passato di assistere a corsi di formazione, dove il formatore proiettava slide dai mille colori.

Un errore grave, perché distrae l’attenzione di chi ti ascolta.

Sia chiaro, è giusto dare risalto a concetti importanti ma usare 6/7 colori diversi in una singola frase è un tantino esagerato, non trovi? (l’ho visto fare…)

Ricorda: Lo scopo delle slide dev’essere solo quello di consentire a chi ti ascolta di comprendere e memorizzandoli più facilmente ciò che dici. 2 colori sono più che sufficienti.

ERRORE N°4 Evita l’effetto arcobaleno (parte 2)

“Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…”

Slide dai colori brillanti e fosforescenti che sembravano realizzate da ragazzini di 15 anni.

Mancava solo qualche unicorno qua e là per dare quel tocco in più di creatività non richiesta…

Ti prego, dimentica completamente colori come il viola, il fucsia, il giallo canarino, il celeste o altri accostamenti imbarazzanti.

I colori da usare nelle tue slide sono:

  • Il blu se vuoi trasmettere fiducia in chi ti ascolta;
  • Il rosso se vuoi comunicare emozioni forti, ad esempio rabbia o paura;
  • Il verde se vuoi trasmettere serenità.

Tutti gli altri colori sono OFF limits.

ERRORE N°5 Evita font illeggibili

La leggibilità, questa sconosciuta…

Un altro errore che vedo spesso in giro, riguarda l’utilizzo malsano dei font.

Qui ritorniamo al concetto fondamentale di slide, ovvero un supporto visivo che ci aiuta a trasmettere i concetti che vogliamo.

Questo significa che devi usare font leggibili, come l’Helvetica, il Verdana o comunque font senza “grazie”.

Dimentica nel modo più assoluto font corsivi” o giocosi”

Quindi, ricapitolando:

  • Struttura gli argomenti principali che vuoi trattare;
  • Estrai i punti chiave da riportare nelle slide evitando muri di testo;
  • Niente effetti arcobaleno, colori fosforescenti o fesserie che distraggono;
  • Leggibilità prima di tutto, ergo niente font assurdi

Ciò detto c’è ancora un ultimo punto su cui ti prego di concentrarti…

ERRORE BONUS “Le slide non sono la bistecca”

Questa frase non mi stancherò mai di ripeterla…

Le slide sono strumenti di supporto per te, nell’esporre i concetti e per il tuo pubblico, nel memorizzarli con più facilità. Punto!

Devi concepirle come contorno

La bistecca per il pubblico che ti ascolta devi essere TU, in qualità di professionista della sicurezza. 

  • creare empatia con chi ti ascolta… 
  • fare domande per coinvolgere il tuo pubblico…
  • stimolare la capacità di riflessione e apprendimento….

Queste soft skill, supportate da slide efficaci, è ciò che ti consentirà di tenere corsi di formazione ad alto impatto.

Come Guadagnare di più facendo Sicurezza

La ricchezza in Italia è ancora un argomento tabù.

Spesso infatti, quando confidi a familiari o amici il desiderio di aumentare i tuoi guadagni, questi tendono a giudicarti negativamente, relegando il tutto a un aspetto puramente egoistico.

Si tratta di una vecchia mentalità, tramandata dai nostri nonni dove chi possedeva ricchezza veniva malvisto dalla società.

D’altronde uno dei detti popolari più famosi recita:

“Il denaro è lo sterco del diavolo”

Personalmente è un punto di vista che non condivido e non sono mai riuscito a comprendere.

Sono fermamente convinto che un grande professionista dovrebbe ambire con tutte le sue forze a guadagnare di più, e se offre un reale valore a persone o aziende, è giusto che ci riesca.

Sei d’accordo?

Immagino di sì, anche se ora probabilmente stai pensando qualcosa come:

“E quindi? Vuoi svelarmi il segreto dei segreti per diventare ricchi lavorando dalla spiaggia?”

No tranquillo, sai benissimo che la fuffa che circola sul web è ben lontana dai contenuti di valore che condividiamo all’interno della federazione.

Quello che vorrei smontare, nel messaggio di oggi, è l’assurdo concetto

“Se mi occupo di Sicurezza sul Lavoro non è giusto che provi a incrementare i miei guadagni, non sarebbe etico..”

Ma chi l’ha detto? Fare Sicurezza è un mestiere difficilissimo, complicato, ed è assolutamente giusto farsi il mazzo e pretendere di avere indietro un soddisfacente ritorno economico.

Il problema è che troppo spesso si dimentica un tema fondamentale: il reale valore che riesci a offrire alle persone con cui lavori.

Partiamo come sempre da un esempio.

Prendiamo il caso delle certificazioni dei processi di qualità, conformi alla norma ISO9001, l’imprenditore molto spesso, si affida a un consulente esterno all’azienda.

“Fammi avere il pezzo di carta, velocemente, rapidamente e che costi poco!1!1!”

Questo spesso è quello che afferma l’imprenditore di turno, desideroso solo di togliersi di mezzo questa ennesima rottura di scatole.

Ecco allora che l’incaricato (consulente o dipendente) si occuperà di preparare l’azienda alla visita ispettiva, e di organizzare tutti materiali e la modulistica da presentare all’ente certificatore.

Ora non resta che attendere l’arrivo dell’ispettore che, facendo la visita di routine e verificando (più o meno) la documentazione in ordine, rilascerà il certificato di idoneità. Missione compiuta!

Premesso che questa pratica è davvero ridicola, sappiamo che purtroppo la prassi nei sistemi di gestione è spesso questa. Il mio scopo però non è quello di attaccare il sistema o gridare allo scandalo, il punto è un altro: quando parliamo di reale valore offerto e di aumento del proprio guadagno, questa mentalità è assolutamente da bandire.

Non è certo così facendo che potrai guadagnare di più…

Questo è ciò che io chiamo offrire un valore fittizio, ovvero preoccuparsi solo di scartoffie e burocrazia al fine di ottenere la certificazione.

Perché un’azienda dovrebbe proprio scegliere te, rispetto agli altri? Cosa puoi offrire di diverso?

Se l’unico fattore che hai per confrontarti con altri professionisti è “io costo meno” allora amico mio non posso aiutarti, sia che si parli di Sistemi di Gestione o di Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Sei certo che se non ci fossi tu a svolgere una determinata attività, nessun altro sarebbe in grado di farlo?

Sappiamo bene che il mercato li fuori è pieno di persone pronte a togliere un euro pur di acchiappare un cliente.

Questo vale anche per un lavoratore dipendente, che rischia di vedersi riassegnare ad altre attività come una foglia nel vento.

Come abbiamo ripetuto tante volte una certificazione non serve a nulla, se prima non agisci sui comportamenti dei lavoratori.

Ed è qui la vera chiave di volta…

Se non modifichi convinzioni e atteggiamenti, e non fai capire l’importanza di rispettare le procedure ai lavoratori, non riuscirai mai a evitare infortuni o incidenti sul lavoro.

Questo è quello che io chiamo offrire un REALE valore all’azienda. Ed è questo su cui ti devi concentrare per far percepire il tuo valore aggiunto.

La tua missione in qualità di responsabile o consulente della sicurezza, non è aiutare l’imprenditore a liberarsi della burocrazia, ma di intervenire efficacemente all’interno dell’azienda, come agente del cambiamento.

Solo così riuscirai a distinguerti dalla massa di burocrati e improvvisati, e potrai aumentare il tuo valore come professionista.

Ecco come puoi fare la differenza

Per fare questo salto di qualità, devi prima elevare le tue competenze e acquisire quelle soft skill che ti permetteranno di cambiare i comportamenti all’interno dell’azienda.

In Safety Coaching, queste skill le chiamiamo framework, e si tratta di 8 competenze standard, ognuna delle quali interviene contestualmente in ogni occasione utile, ad esempio:

  • Durante una riunione con la Direzione;
  • Nella formazione con i lavoratori;
  • Nei momenti di riflessione e condivisione;
  • Nelle ispezioni o nella verifica dei progressi.

Queste 8 competenze sono suddivise in 3 aree in cui ogni professionista deve eccellere:

Comunicare, Guidare, Essere.

Vediamole insieme:

Comunicare → ovvero dimostrare la capacità di trasmettere efficacemente i rischi e i pericoli nei luoghi di lavoro, costruendo prima una relazione di fiducia a tutti i livelli aziendali.

Questo ti permetterà di entrare in sintonia con i lavoratori, capire le loro convinzioni e motivarli a modificare i loro comportamenti all’interno dell’azienda.

Per fare questo, le 2 competenze fondamentali sono:

L’ascolto attivo, ovvero la capacità di focalizzarsi sulla persona di fronte, comprendendo schemi di pensiero e idee…

Le domande potenti che ti aiuteranno a stimolare una riflessione attiva e ad aumentare la consapevolezza nei lavoratori.

Guidare → è la capacità del Safety Coach di creare contesti lavorativi motivanti, attuando sistemi di osservazione e feedback al fine di mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro.

Si tratta di definire con estrema precisione nuovi comportamenti osservabili e misurabili, assicurandosi che vengano messi in pratica da parte dei lavoratori.

Se il lavoratore esegue un comportamento sicuro e dimostra di perseguire gli obiettivi prefissati, va riconosciuto l’impegno attraverso un rinforzo positivo, ad esempio un complimento.

Essere → L’ultima area del framework, riguarda la capacità del consulente di dare l’esempio e ispirare i lavoratori a un reale cambiamento.

In questa parte, rientrano tutte le soft skill che riguardano la leadership e la resilienza, e sono fondamentali, per imparare a conoscere prima se stessi, in modo da diventare un punto di riferimento per gli altri.

Conoscere ed eccellere in queste 3 aree, ti permetterà di elevarti dalla massa di “consulenticompilascartoffie“, aumentare il tuo valore di mercato e, di conseguenza, aumentare i tuoi guadagni.

“Tutti sono utili, nessuno è indispensabile…” (CIT. anonimo)

“…fino a prova contraria!” (aggiungo io)

Slide Sicurezza Lavoro: ecco perché non servono a niente

Fare formazione Safety fa schifo… se non sai come farla!

Sì, è una frase presa in prestito ma che calza a pennello con l’argomento di cui parleremo a breve.

Intanto tieniti forte perché oggi ti svelerò un trucco, che ti permetterà in pochi minuti di diventare un formatore eccellente, senza tanto studio o esercizi pratici.

Sei pronto a scoprire il segreto dei segreti per motivare alla sicurezza?

Bene. Rullo di tamburi…

Per fare formazione di qualità ai lavoratori devi… 

Dedicare almeno il 90% del tuo tempo alla creazione di slide curate e accattivanti.

Questo è il segreto!

Ma c’è di più…

La notiziona è che, per semplificare questo processo, esistono siti dove chiunque può acquistare delle slide già precompilate e iniziare quindi la sua carriera da formatore.

Quindi: 

Vuoi fare un corso sulla sicurezza in azienda?

Ecco per te un pacchetto da 100 slide fresche fresche già pronte, con tanto di esercitazioni pratiche…

In pochi minuti e con qualche spicciolo, puoi diventare anche tu un formatore alla sicurezza.

That’s it!

Figo no?

Ovviamente sto scherzando…

Chi mi conosce sa che tutto questo va contro i principi che da sempre contraddistinguono la Safety Coach Federation.

Ma il “fenomeno” di cui ti parlo purtroppo esiste veramente…

Moltissimi formatori alle prime armi o improvvisati, pensano che questi siti siano una vera manna dal cielo

Hanno la convinzione (sbagliata) che le slide siano lo strumento più importante, e sia sufficiente acquistarle in blocco e modificarne i contenuti, per fare formazione di qualità.

Dopodiché si presentano alle aziende, convinti di trasmettere cultura della sicurezza e modificare i comportamenti dei lavoratori… 

Ma è davvero così?

Ovviamente no… 

Ciò che conta davvero quando fai formazione sei tu.

C’è una frase che amo ripetere ai miei corsisti a proposito delle slide.

Le slide sono il contorno, non la bistecca.

Un formatore esperto, non considera le slide lo strumento principale del corso che dovrà tenere, ma esclusivamente un supporto a ciò che andrà a dire. 

Anzi, ti dirò di più…

Un VERO formatore, entra in aula ed è in grado di tenere un corso, anche senza slide.

Quello che davvero ti permetterà di fare la differenza come formatore è il tuo valore umano, i tuoi anni di studio e la capacità di entrare in empatia con il tuo pubblico.

Ecco perché, prima di pensare alle slide, se vuoi fare davvero la differenza, devi concentrarti sul tipo di corso che deve tenere, e sulla sua progettazione. 

Cosa intendo? Te lo spiego subito…

Ecco 2 accorgimenti che i VERI professionisti della formazione utilizzano, prima di tenere un corso o una riunione in azienda

  1. In fase di progettazione del corso o discorso che devi tenere, anziché pensare a creare slide stilose, analizza con attenzione il gruppo di lavoro con cui ti confronterai e chiediti: “Chi ci sarà in aula?”

Puoi prepararti delle domande guida come:

“A chi dovrò parlare?”

“Che cosa si aspettano dal mio intervento?”

“Come posso catturare la loro attenzione?”

“Quali quesiti potrebbero pormi?”

Rispondere a questo genere domande, ti aiuterà a strutturare al meglio il corso, piccolo o grande che sia il tuo pubblico.

  1. Fatto questo, ti sarà più facile capire come facilitare il processo di apprendimento.

Mi spiego.

Supponiamo che il tema centrale del corso o della riunione di formazione, sia inerente ai comportamenti ottimali da tenere in azienda, al fine di evitare infortuni, e il tuo pubblico siano gli “operai”.

Invece di arrivare in aula e iniziare a leggere per un’ora filata, per filo e per segno, le tue meravigliose slide con i comportamenti da tenere, pensa a come coinvolgere direttamente i lavoratori.

Poni loro domande di qualità e che invitino alla riflessione attiva.

Ad esempio potresti chiedere: 

“Perché secondo voi è importante attuare comportamenti più funzionali in azienda?”

“E quali sono, secondo voi, i comportamenti da tenere per evitare incidenti in azienda?”

“Attualmente li state mettendo in pratica?”

Utilizzando domande di questo tipo, unite a un rispettoso ascolto da parte tua, porterai l’aula a interagire, ottenendo così 2 grandi vantaggi:

  1. Stimolerai i lavoratori a trovare da soli risposte funzionali utili ad esplorare i concetti di cui vuoi parlare (e quindi l’attenzione sarà maggiore).
  2. Parteciperanno in maniera attiva alla discussione (che non sarà più a senso unico)
  3. Costruirai con maggiore facilità l’empatia con i partecipanti (che saranno molto più ricettivi nei tuoi confronti).

In tutto questo, le slide non saranno neanche così essenziali. 

Certo, ti potranno servire come supporto per riassumere i concetti e imprimerli meglio. Ma nulla di più.

Se anche non ci fossero, il tuo corso sarebbe comunque molto più efficace, di una banale lettura di noiosi concetti proiettati su uno schermo, che stimolerebbe solo sbadigli e palpebre calanti… Garantito!

È chiaro il concetto che voglio trasmetterti?

Sei sempre tu come persona e come professionista, con le tue soft skill, che potrai fare la differenza.

Non è certo comprando slide al “mercato nero” e puntando tutto su di esse, che riuscirai a fare formazione di qualità e cambiare davvero i comportamenti dei lavoratori.

 

Infarto e Safety… cos’hanno in comune?

Oggi voglio raccontarti una storia che ha dell’incredibile. Un vero e proprio mistero (apparente), la cui soluzione è tanto sconvolgente, quanto funzionale a noi che ci occupiamo di sicurezza sul lavoro.

Siamo nell’America di inizio anni sessanta, in pieno boom economico post dopoguerra.

Stewart Wolf, un medico statunitense, viene a sapere che a Roseto Pennsylvania, una piccola cittadina fondata da immigrati italiani, nessun abitante con meno di 65 anni, manifestava disturbi cardiaci.

Ora, detta così potrebbe sembrarti una notizia irrilevante, ma tieni presente che in quel periodo, in America, l’infarto era la prima causa di morte degli uomini di età compresa tra i 55 e i 64 anni. 

La percentuale di decessi per complicazioni cardiopatiche in quella fascia di età era altissima. Come Fosse un’epidemia.

Va anche detto che all’epoca, i farmaci per abbassare il colesterolo ancora non erano stati inventati, e non c’era nessuna forma di prevenzione per impedire l’insorgenza della patologia.

Comunque, Wolf, rimase stupito da tutto ciò e decise di indagare. 

Si trasferì insieme ad alcuni suoi studenti dell’Università dell’Oklahoma, nel tentativo di risolvere il mistero.

Una cosa saltò subito all’occhio del Medico:  contrariamente a ciò che pensava, gli abitanti di Roseto, non erano certamente dei salutisti… Tutt’altro!

Non praticavano esercizio fisico, erano dei fumatori incalliti e assumevano più del 40% di grassi dalla loro alimentazione…

Non esattamente l’ideale per l’apparato cardiocircolatorio.

Nello stupore della scoperta, il Dottore ipotizzò che il segreto dei rosetani, risiedeva nella loro genetica.

Analizzarono quindi i parenti degli abitanti della cittadina che vivevano però altrove, per un confronto, ma i risultati furono deludenti: 

al di fuori di Roseto la situazione era “normale”; si moriva di infarto come in qualsiasi altro posto.

Provarono a prendere in considerazione la posizione geografica di Roseto, ma fu un altro fallimento.

Insomma, tutti i test di Wolf e della sua squadra, si rivelarono un colossale buco nell’acqua.

Ma allora qual’era il segreto di questa immunità, esclusiva dei rosetani?

La cosa curiosa è che il medico dopo tutti gli studi che aveva fatto, se ne accorse casualmente. Un giorno, passeggiando per la cittadina, notò che tra gli abitanti c’era un rapporto molto particolare.

Le persone si prendevano cura l’uno dell’altro, chiacchieravano , si facevano visita, cucinavano tutti insieme… era come se Roseto fosse abitata da una grande famiglia.

Ciò che contraddistingueva i Rosetani dagli altri, era proprio il senso di solidarietà, collaborazione e condivisione dei valori.

Roseto era una piccola comunità, dai forti valori sociali, dove ognuno aiutava l’altro, cooperando insieme, aiutandosi a vicenda e ponendo tutti allo stesso livello gerarchico. 

QUESTA era la chiave di tutto… vivere in empatia l’uno con l’altro.

Empatia vs imposizione

L’Effetto Roseto dimostra come l’empatia rappresentava per gli abitanti del posto una cura miracolosa contro disturbi cardiaci e infarti.

Nel safety, l’empatia rappresenta il vero valore aggiunto che ogni consulente o responsabile deve avere, per promuovere appieno la Cultura della Sicurezza.

Quello che ho osservato nella stragrande maggioranza delle aziende, o parlando con alcuni corsisti, è che purtroppo tutto questo non avviene.

Spesso infatti, ai lavoratori vengono imposte norme, obblighi e regolamenti da rispettare, dimenticando un fattore molto importante:

Se il tuo obiettivo è quello di coinvolgere alla sicurezza, l’imposizione non è mai la via corretta da seguire, poiché nessun lavoratore si sentirà mai pienamente motivato a rispettare le regole.

In altre parole, se ti atteggi a “professorino”, otterrai solamente menefreghismo e scarsa attenzione.

La cultura della sicurezza è invece basata sull’empatia e il coinvolgimento attivo.

Questo significa che tu, in qualità di responsabile o consulente della sicurezza, devi essere in grado di coinvolgere tutti gli interlocutori che prendono parte alle procedure di sicurezza dell’azienda.

Come dico sempre ai miei studenti, la Motivazione alla Sicurezza è legata alla capacità di costruire relazioni forti all’interno dell’organizzazione che si vuole trasformare.  

Così facendo, non solo si verrà a creare una piccola comunità, proprio come quella di Roseto, dove ogni persona in azienda collabora l’uno con l’altro al fine di mantenere elevati gli standard di sicurezza.

Ma grazie a una forte relazione a tutti i livelli, i lavoratori si sentiranno parte integrante del processo decisionale e assumeranno maggiore responsabilità nei processi lavorativi.

 

Come diventare lo Sherlock Holmes della sicurezza

“Lei vede, ma non osserva. C’è una netta differenza”

Questa citazione è tratta da Uno scandalo in Boemia”, il primo dei 56 avvincenti racconti della saga di Sherlock Holmes, l’investigatore.

Nel romanzo in questione, l’investigatore fu chiamato per risolvere un caso di ricatto per conto del futuro Re di Boemia, insieme al suo fedele assistente Watson.

A un certo punto tra i due c’è un’interessante discussione.

Quest’ultimo infatti, si stupisce della facilità con cui Holmes espone le sue deduzioni utili a risolvere il caso, affermando che, una volta spiegate, aveva quasi l’impressione di poter fare lo stesso.

«Ascoltando le sue spiegazioni, le cose mi sembrano così ridicolmente semplici da farmi pensare che potrei facilmente fare lo stesso anch’io; anche se ogni volta che lei mi dà una dimostrazione del suo procedimento logico rimango sbalordito fino a quando non me lo spiega. Eppure, credo che i miei occhi siano buoni come i suoi.»

Al che Holmes risponde:

«Proprio così, lei vede, ma non osserva. C’è una netta differenza.»

«Per esempio lei ha visto spesso i gradini che dall’ingresso portano a questa stanza»

«Spessissimo!»

«Quante volte?» 

«Centinaia di volte direi»

«Quanti sono?» 

«Quanti? Non lo so!» 

»Appunto! Non ha osservato. Eppure ha visto. Questo è il nocciolo.»

Il Detective, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, e di cui sicuramente hai sentito parlare, era noto per la capacità di risolvere casi apparentemente impossibili, grazie alle sue capacità analitiche.

Riusciva infatti a catturare anche i più piccoli dettagli; le più sottili sfumature, che agli altri apparivano inutili o non notavano proprio, ma grazie a cui lui risolveva qualsiasi caso.

Una capacità di analisi talmente accurata, che sapeva ad esempio distinguere a colpo d’occhio la tipologia di macchie di fango su un pantalone.

Oppure ricostruire in pochi minuti, la vita di chiunque si trovasse di fronte, osservando abiti, accessori ed atteggiamenti.

È questo ciò che lo caratterizza e lo rende così affascinante: la capacità di osservazione della realtà circostante.

Ed è proprio ciò che mi ha stimolato per parlare di ciò che mi piace di più: Motivare alla sicurezza.

L’osservazione: la base del coaching

Se l’osservazione è l’elemento che permette ad Holmes di raccogliere input dall’ambiente che lo circonda per risolvere i casi, dal nostro punto di vista, è la base per creare cultura della sicurezza sul lavoro.

Il compianto John Whitmore, il padre del coaching moderno, definì che ogni attività umana può essere ricondotta a una precisa sequenza in 3 fasi: 

input->processo->output.

In pratica il livello degli input che riceviamo è dato dalla quantità, ma soprattutto dalla qualità degli stessi, e quest’ultima dipende dall’attenzione che mettiamo nel percepirli ed elaborarli.

Più alto sarà il livello di input ricevuti e di conseguenza più alta sarà la consapevolezza di ciò che facciamo, di conseguenza sarà più alto anche il livello di output generati.

Il problema più grande è che dentro di noi, come protezione ai troppi input che riceviamo, si attiva inconsciamente un meccanismo che tende a ridurre al minimo il nostro grado di consapevolezza.

Quel tanto che basta per svolgere le attività.

ED È QUI CHE ENTRA IN GIOCO UN VERO SAFETY COACH

Mi spiego:

Abitudine e ripetitività, fanno abbassare la soglia di attenzione nei lavoratori (scarso livello di input), che agiranno in maniera “meccanica” senza usare troppo la testa in ciò che fanno (scarso livello di output).

Questa scarsa consapevolezza nelle prestazioni, è la principale causa di incidenti e infortuni.

Il tuo compito in qualità di responsabile o consulente della sicurezza,  non è solo quello di raccogliere input di alto livello, ma anche quello di insegnare ai lavoratori a coglierli e sfruttarli a proprio vantaggio. 

Maggiore sarà l’osservazione e gli input che raccoglieranno, maggiore sarà l’attenzione nei processi di sicurezza, e più alto sarà il livello di output generato.

In altre parole dovrai essere in grado di trasformare i lavoratori in veri e propri Sherlock Holmes del Safety 😉

 

Ambiente e comportamento: è possibile manipolarli?

È possibile condizionare il comportamento delle persone, manipolando il contesto sociale e ambientale?

Per rispondere a questa domanda, ti voglio parlare di uno dei più controversi esperimenti, realizzato nel 1971, dallo psicologo Philip Zimbardo.

Fu un esperimento sociale che attirò molte critiche e accuse, ma al contempo fece la storia della psicologia moderna.

In breve: Zimbardo scelse a caso 24 studenti senza particolari inclinazioni violente o abusi, e ricreò una finta (ma reale) prigione nel seminterrato dell’Università di Stanford.

I partecipanti vennero divisi in 2 gruppi: 12 guardie che ricoprivano il ruolo su turni di 8 ore, e 12 carcerati che invece rimanevano rinchiusi in cella per tutto il giorno, per la durata dell’esperimento (2 settimane).

Per rendere tutto il più veritiero possibile, i prigionieri vennero arrestati davvero dalla polizia locale (d’accordo con Zimbardo).

Iniziato l’esperimento, il team del dottore si mise al lavoro per osservare e documentare i comportamenti di detenuti e secondini, sorvegliandoli con telecamere e microfoni nascosti.

Come già detto, l’esperimento doveva durare 14 giorni ma qualcosa andò storto.

Dopo soli 2 giorni infatti, alcuni detenuti iniziarono a ribellarsi, strappandosi le divise da carcerato e barricandosi all’interno delle celle, protestando per le loro condizioni.

Alcuni iniziarono a mostrare i primi segni di cedimento e crolli emotivi.

Altri ancora tentarono un’evasione, repressa duramente dalle guardie, che costrinsero i prigionieri a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non avevano il permesso di vuotare e a fargli pulire le latrine a mani nude.

Insomma, si era creata in brevissimo tempo una situazione molto pericolosa. Un vero disastro sociale che obbligò Zimbardo a interrompere l’esperimento.

Negli anni qualcuno ha criticato la validità dell’esperimento sociale, ma al di là di tale aspetto anche questa storia ci può insegnare qualcosa.

Manipolando il contesto sociale e ambientale è possibile influenzare il comportamento del singolo individuo.

Come sfruttare l’esperimento di Zimbardo per creare cultura della sicurezza

In molte conferenze, mi è stata posta più volte la domanda su cosa significhi creare cultura della Sicurezza all’interno dell’azienda.

Bella domanda!

Se mi conosci, sai che per me significa soprattutto guidare il cambiamento per avere ambienti di lavoro più sicuri e comportamenti più funzionali e virtuosi, al fine di eliminare incidenti e infortuni.

Sai anche che mi batto da sempre, per sottolineare la differenza tra un comportamento nato dalla reale comprensione del valore della Sicurezza e un comportamento messo in atto “perché sennò mi rompono le scatole”.

Il tuo compito come consulente o responsabile, non è quello di fare la bella lezioncina di 1 ora e limitarti a qualche chiacchierata sporadica con i lavoratori.

Un vero professionista del Safety, gioca un altro sport.

Anzitutto devi settare obiettivi elevati, ambiziosi, che ispirino te e gli altri a dare il massimo.

Dopodiché, per portare le persone a fare ciò che dovrebbero, devi considerare l’effetto dell’ambiente e del ruolo sociale all’interno delle organizzazioni.

Ricorda: le persone agiscono in base all’identità che si attribuiscono e all’ambiente in cui si trovano.

Ecco cosa puoi fare per sfruttare questo principio:

  • Raccogliere input di qualità da quello che osservi nelle dinamiche di relazione all’interno dell’azienda;
  • Allenare i lavoratori a riconoscere in autonomia i rischi nell’ambiente di lavoro;
  • Definire in partnership i migliori DPI e le procedure idonee per prevenire infortuni o incidenti;
  • Assicurarti che a livello ambientale i DPI siano posizionati in luoghi chiave all’interno dell’azienda;
  • Condurre riunioni in maniera partecipativa e aggregativa, creando in ogni occasione un vero e proprio spirito di gruppo;

Come il Dr Zimbardo, devi manipolare l’ambiente influenzando ruoli e dinamiche sociali per ricreare le più efficaci condizioni di lavoro, così da favorire scelte di qualità.

A tal proposito, nel metodo Safety Coaching, abbiamo sviluppato il nostro Framework delle 8 competenze. Si tratta di una metodologia di lavoro che abbraccia aspetti essenziali da tenere sotto controllo nelle attività quotidiane.
Tra queste competenze sono essenziali:

  • Ascolto Attivo: la capacità di cogliere i segnali sottesi alla comunicazione e di mettersi realmente a disposizione delle persone con cui si lavora;
  • Visione Sistemica: per comprendere (come nell’esperimento di Zimbardo) le dinamiche sociali di funzionamento dei sistemi complessi;
  • Domande Potenti: l’abilità di un Safety Coach di aprire nuovi scenari e far crollare convinzioni limitanti attraverso la costruzione efficace delle domande;

La Sicurezza non può e non deve limitarsi alla mera esecuzione stilistica di documenti burocratici.

 

Al centro di ogni azione di cambiamento culturale devono esserci le persone.

Ma tutto, come spesso accade, deve partire da noi.

Sicurezza Lavoro e Crisi Economica: come uscirne?

Solo tra qualche anno sapremo gli effetti sull’economia reale dell’emergenza Covid-19. Quello che sappiamo già, invece, è che al momento in cui scrivo lo S&P 500 ha recuperato un po’ di terreno perso dopo la più brusca caduta di sempre.

Se a noi la borsa valori interessa parzialmente quello che però dovremmo domandarci è: che effetti avrà la crisi economica sul mercato della Sicurezza sul Lavoro?

Tra i miei studenti e i miei clienti sento pareri polarizzanti.

Da una parte c’è chi afferma che finalmente le persone hanno aperto gli occhi sull’importanza della prevenzione e della protezione, dall’altra chi sostiene che la crisi taglierà ulteriormente le gambe alla Sicurezza (vista spesso, ahinoi, come un inutile costo).

Ora se mi segui da tempo sai bene come sono fatto. Matteo, l’inguaribile ottimista.

Fare il motivatore da quattro soldi non è certo il mio mestiere (nonostante la gente continui a confondere il Coaching professionale con le danze e i balletti proposti dai para-guru oltreoceano), ma lasciami dire che dobbiamo spostare il focus rispetto alla domanda scritta sopra.

Il punto non è che effetti avrà la crisi economica su di noi, la vera domanda è: che impatto avrai tu sulla crisi economica?

Non sono giochi di parole. Ripeto: che impatto avrai tu sulla crisi economica?

Sei solido e stabile come il monte Everest o hai fragili fondamenta che poggiano su sabbie mobili?

Sono anni che mi batto per far passare un messaggio chiaro e semplice, il successo nella vita è dato dal tuo valore umano.

Sono sicuro che molti perderanno il lavoro, molte aziende chiuderanno, tante famiglie entreranno in difficoltà. Questo mi fa stare male, mi fa proprio incazzare.

Il punto è che, quando arriva, la tempesta non avvisa. Mai.

Nessuno ti manderà un messaggino WhatsApp per dirti “ehi amico forse è il caso di occuparti del tuo futuro, perché sta per arrivare una valanga di sterco”.

Pensi davvero che l’Europa ci salverà? Sei davvero convinto che le banche, la dirigenza o un Deus Ex Machina scenderà dal cielo per risollevare le sorti del nostro Paese?

Beh allora in bocca al lupo. La verità è che quando un mostro famelico ti guarda dritto negli occhi, puoi scegliere di scappare a nasconderti sotto le gonnelle della mamma oppure rimboccarti le maniche, tirare fuori gli attributi e prendere a sberle chiunque si frapponga fra te e il tuo futuro.

Certo che sarà dura, certo che sarà difficile. Ma sarà difficile per chi passava le giornate a fare DVR Copia-incolla e svendeva pezzi di carta illegali a quattro soldi. Per quelle genti-della-sicurezza non ci sarà pietà. Verranno divorati dal mostro, saranno spazzati via come un castello di carte nella furia del più potente maestrale.

L’unica cosa che ti terrà al sicuro, che ti proteggerà, che ti renderà incrollabile davanti a qualunque scenario è la tua forza personale, il tuo valore umano.

Nessuno potrà mai toglierti la tua capacità di analisi, i tuoi anni di studio, i tuoi anni di sacrificio e di duro lavoro, le ore spese con gli occhi pesanti a diventare una persona migliore.

Io conosco le persone che frequentano la federazione, conosco i miei studenti e le persone che bazzicano i nostri eventi o il nostro gruppo Facebook Safety Coaching Italia.

Io li conosco perché sono come loro. Noi siamo quelli dell’“ancora un minuto, questo articolo mi interessa”, siamo quelli che preferiscono un libro alla TV spazzatura.

Siamo persone curiose, testarde, appassionate. Preferiamo l’ascolto autentico al pezzo di carta precompilato. Scegliamo il dialogo al posto del conflitto. Ci facciamo forza della nostra intelligenza emotiva per coinvolgere e per entusiasmare anche il più svogliato degli operai.

E allora amici, guardiamo in faccia la realtà. Crisi o non crisi, quando hai dedicato la tua vita a crescere, a migliorarti, a diventare un professionista migliore, non c’è Virus che tenga.

Noi spazzeremo via ogni incertezza, ogni timore, forti di chi siamo e di chi abbiamo sempre voluto essere: Professionisti autentici al servizio della vita umana.