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Sicurezza, Checklist e Cacciabombardieri

Conosci la storia del famigerato Boeing B-17?

Soprannominato dai media come la “fortezza volante”, questo aereo ha fatto la storia dell’aviazione americana e ha dato un contributo fondamentale nel vincere la seconda guerra mondiale.

Le sue caratteristiche già all’epoca erano impressionanti…

Dotato di quattro motori anziché due, trasportava una quantità di bombe cinque volte superiore di quella richiesta dall’esercito ed era anche piú veloce dei normali bombardieri.

L’inizio della sua storia però non è stato dei più facili.

Nel 1935, infatti, l’aviazione militare degli Stati Uniti organizzò una gara di volo riservata alle migliori industrie aeronautiche (tra cui Boeing), per decidere il fornitore.

In quell’occasione il B-17 non fece una bella figura.

Dopo pochi minuti dal suo decollo, infatti, si schiantò al suolo, provocando la morte di 2 piloti.

Secondo il rapporto dell’incidente, la colpa non fu di un guasto meccanico bensì di un errore umano, dato dalla complessità di pilotare il velivolo.

A quanto risulta il maggiore Ployer P. Hill, collaudatore capo dell’aviazione militare, si dimenticò di disattivare un dispositivo di blocco delle superfici di volo.

Effettivamente, le procedure di avvio e controllo del velivolo erano molte e complesse, e ricordarle tutte non era affatto semplice.

Il prototipo e l’intero progetto di fornitura sembravano destinati a una triste e prematura conclusione.. Eppure oggi il B-17 è ricordato come uno dei più grandi successi umani nel campo dell’aviazione.

Come si è passati dunque da un incidente così drammatico a efficaci operazioni di volo?

Vista la complessità delle operazioni da svolgere in cabina di pilotaggio, si decise di creare una Checklist di volo: un elenco dettagliato di tutti i controlli da effettuare per volare in sicurezza con quel gigante.

Grazie a questa semplice, ma tutt’altro che banale idea, l’aereo accumulò un totale di un milione e ottocentomila miglia, senza il minimo incidente.

Ti ho raccontato questo aneddoto storico, per darti uno spunto su come semplificare la gestione di operazioni complesse o pericolose.

Nella Sicurezza sul Lavoro, il minimo errore di distrazione o una dimenticanza da parte del lavoratore, può risultare fatale.

Ecco che, per tenere il passo con tutte le complicate procedure di sicurezza, l’utilizzo di una o più checklist diventa fondamentale.

Per questa ragione oggi voglio condividere le 5 regole d’oro per creare una checklist di controllo efficace:

REGOLA 1: Semplicità

Pensa alla lista della spesa: acqua, farina, olio, pomodoro ecc.

Una checklist di controllo deve essere esattamente così: semplice. 

Dovrebbe contenere solo i punti essenziali, in modo tale da essere comprensibile anche a chi è meno esperto, ma sufficientemente esaustiva da riassumere tutti gli aspetti critici.

REGOLA 2: Lunga il giusto! 

Grazie tante Matteo…. ma che si intende per giusto?

Hai presente quel q.b. che trovi nelle ricette per indicare il quantitativo di sale necessario?

Ecco, una checklist efficace dovrebbe essere compresa in una singola pagina A4, focalizzandosi ed eliminando tutte le parti superflue e non collegate alla performance che desideri.

REGOLA 3: Basata sull’esperienza

Questa potrà sembrare un’ovvietà, ma ti assicuro che ne ho viste talmente tante nelle aziende che è meglio specificarlo:

La Checklist va realizzata da chi è esperto in quel determinato processo da mappare!

Non si possono appioppare le Checklist al primo malcapitato di turno. 

Per creare una checklist di controllo efficace, è necessario essere ben preparati sull’argomento che si andrà a sviluppare, al fine di evitare errori, sviste o dimenticanze essenziali.

REGOLA 4: Condivisione 

Per completare l’efficacia di una Checklist è importante ascoltare anche i pareri di tutti coloro che andranno poi ad utilizzarla.

Una buona checklist non viene fatta su un eremo dall’esperto di turno che (come diciamo noi romani) se la canta e se la suona.

La condivisione di contributi e indicazioni dai diretti interessati è fondamentale per la buona stesura di una checklist efficace.

REGOLA 5: Applicazione e miglioramento

Non c’è peggior checklist di quella che rimane nei cassetti! 

L’unico modo per sapere se la checklist funziona, è quello di testarla sul campo.

Ogni test porterà correzioni, nuove idee e semplificazioni essenziali per il miglioramento della stessa Checklist.

DE-Motivare alla Sicurezza: 5 errori da evitare!

Motivare le persone è un’arte che richiede tempo, fatica e pazienza.

Sì, lo so che i vari Guru della formazione, grazie alle loro “tecniche proibite”, promettono di insegnarti quest’arte in poche ore.

Ma credimi, non è così facile come sembra.

Soprattutto quando si parla di sicurezza, dove ogni giorno hai a che fare con lavoratori disinteressati a cui non importa minimamente quello che hai da dire. 

Più volte con le mie newsletter ho condiviso strategie efficaci per coinvolgere alla Sicurezza e ingaggiare anche il personale più ostico..

Se da un lato Motivare alla Sicurezza è tanto difficile, dall’altro demotivare è facilissimo se non si presta attenzione ad alcuni fattori.

Oggi voglio condividerti 5 errori tipici che anche i più esperti Responsabili possono commettere.

Errore #1

Non curare le relazioni 

Per una buona parte di consulenti e responsabili del Safety, fare sicurezza significa solo essere in regola con i documenti, erogare formazione, sanzionare chi non rispetta le direttive aziendali.

NIET, NO!!!

Uno dei più grandi errori che puoi commettere è perdere di vista il tuo vero obiettivo: Prenderti Cura delle Persone.

Fare davvero Sicurezza vuol dire, in soldoni, convincere altre persone a rispettare le indicazioni tecniche che tu, da esperto, suggerisci a tutti i livelli.

E come puoi sperare di arrivare a Motivare gli altri se non ti dedichi alla cura dei rapporti interpersonali?

Ricorda: Curare le relazioni all’interno dell’azienda è la base per creare quel clima di fiducia INDISPENSABILE a far nascere la motivazione.

Errore #2

Non riconoscere i piccoli sforzi dei lavoratori

Non c’è nulla di più demotivante, per un essere umano, della mancanza di riconoscimento degli sforzi messi in campo.

Ti sarà capitato di impegnarti con tutto te stesso per un progetto e di vedere le persone intorno a te dare per scontato i tuoi sforzi..

Beh quel senso di frustrazione è lo stesso che provano i lavoratori quando non riconosciamo il loro impegno (seppure minimo) nei comportamenti di Sicurezza richiesti.

Lo so che sembra assurdo dover riconoscere comportamenti necessari, obbligatori e che servono a proteggere chi li mette in atto..

Ma quando entriamo nel campo della motivazione umana non possiamo non considerare i passi migliorativi messi in gioco da qualcuno.

In un ambiente dove la motivazione alla sicurezza scarseggia, ti garantisco che sottovalutare i piccoli sforzi, è il primo passo per demotivare il lavoratore nel suo processo di automiglioramento.

Ricorda: riconoscere i piccoli sforzi compiuti dal lavoratore, costituisce una leva motivazionale essenziale.

Errore #3

Non ascoltare gli altri

Sai meglio di me che la sicurezza sul lavoro viene percepita come una seccatura e una colossale perdita di tempo da una buona parte di persone.

Ogni lavoratore ha le proprie convinzioni frutto soprattutto di esperienze passate, di bias cognitivi e spesso in contrasto con il tuo punto di vista. 

Un esempio classico è: “Non mi è mai successo nulla in 20 anni di lavoro…”

Andare contro queste idee, cercando di imporre la tua visione a tutti i costi, non è la mossa migliore, perché chiude le porte del dialogo e interrompe lo scambio e la crescita.

Ricorda: Ascoltare con attenzione le persone è l’esercizio più importante per creare connessioni forti e comprendere le reali leve motivazionali degli altri.

Errore #4

Imporre la Sicurezza

Un altro errore che molti professionisti della sicurezza commettono, è quello di usare esclusivamente una logica direttiva, limitandosi a dire “fai questo” e “fai quello”.

Ma il vero Motivatore della Sicurezza conosce bene l’importanza dell’autonomia e della responsabilità

Solo accompagnando le persone a comprendere i Rischi nei luoghi di lavoro, a riconoscerli e ad affrontarli con competenza, potrai creare una scintilla motivazionale straordinaria.

Ricorda: la logica Maieutica nel Safety è la chiave per passare dall’imposizione alla reale creazione di Cultura della Sicurezza.

Errore #5

Carota, Carota e solo Carota.

L’ultimo grave errore su cui oggi voglio porre attenzione, è in antitesi col concetto di “Santone della Sicurezza” su cui molti, spesso, cadono in errore.

Il Safety Coaching è una disciplina che si basa sulle relazioni efficaci, sulla motivazione umana e sulla logica collaborativa.

Non per questo un Safety Coach agisce da santone pacifista che non si arrabbia mai, ANZI!

Mostrare sentimento, passione e, di tanto in tanto, fare un sano cazziatone per correggere i comportamenti errati, è quanto di più efficace e salutare per creare Cultura nelle aziende.

Il punto fondamentale è che c’è una bella differenza tra essere stron** e rancorosi, ed essere genuinamente appassionati della Sicurezza altrui.

Ricorda: Arrabbiarsi quando serve, facendo comprendere tutto il proprio amore per la salvaguardia della vita umana, è giusto ed efficace.

Bene, anche per oggi è tutto.

Prova a fare attenzione a questi errori e vedrai che sarà molto più facile motivare i tuoi lavoratori. Anche senza l’utilizzo di “tecniche segrete”. 😉

“Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’errore.”

Cicerone

L’Arte della guerra nel Safety

Qualche mese fa, ho riletto con piacere L’Arte Della Guerra, il celebre trattato di strategia militare del Generale cinese Sun Tzu.

Se non l’hai mai letto sappi che si tratta di uno dei più antichi testi sull’arte militare che nel corso dei secoli ha offerto spunti e idee a generali e comandanti di tutto il mondo.

Il bello di questo manuale è che al suo interno contiene principi e spunti pratici applicabili non solo all’arte militare, ma anche ad altri campi, quali business e management.

Basta digitare “arte della guerra” su Amazon per rendersene conto…

Io, da buon Generale del Safety Coaching quale sono, ho deciso di applicare parte della saggezza di Sun Tzu alla Sicurezza sul Lavoro, anche perché parliamoci chiaro: 

Fare sicurezza è una guerra contro le convinzioni limitanti delle persone.

Ogni giorno hai a che fare con lavoratori disinteressati a cui non importa minimamente ciò che hai da dire, e dirigenti che, spesso, se ne lavano le mani e ti lasciano completamente solo.

In questo scenario, creare un cambiamento culturale all’interno delle aziende è un compito arduo, per gente con una preparazione tattica degna dei migliori Navy SEAL.

Per questo, oggi voglio vestire i panni del Generale Matteo e offrirti 5 mosse vincenti per vincere la guerra dei comportamenti positivi.

Vediamole insieme…

1- Conosci il modo di pensare del tuo nemico 

“Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo.”

Parafrasando Sun Tzu, devi conoscere bene chi hai di fronte.

Sia che si tratti di un lavoratore, cercando di comprendere i suoi desideri, le sue convinzioni in fatto di sicurezza e i reali obiettivi che possono guidarlo, sia che si tratti di un Dirigente cercando di coinvolgerlo al meglio per attivarne l’attenzione nel dare l’esempio. 

Ricorda: ogni persona ha un campo di esperienza differente. Conoscerlo è la via per creare relazioni virtuose.

2- Conosci il campo di battaglia

“È responsabilità massima del generale conoscere a fondo il terreno, che deve studiare con la maggior cura possibile.”

In qualità di Professionista del Safety, tu devi conoscere il tuo “campo di battaglia”.

A cosa mi riferisco? Agli ambienti dove si lavora e dove possono insorgere incidenti. 

Devi tenere sempre alta la guardia dei lavoratori e far sì che siano pronti e attenti a rispondere efficacemente alle varie situazioni.

Lavora sull’ambiente per offrire continuamente stimoli di attenzione e semplificare al massimo le operazioni che portano a comportamenti sicuri.

DPI posizionati con cura e facilmente accessibili, bacheche informative chiare e visibili, macchinari a norma e monitorati, percorsi pedonali ben evidenziati, aree break con video o promemoria sulle Safety Tips e così via.

Ricorda: l’ambiente di lavoro può essere un ottimo alleato per creare Sicurezza in azienda.

3-Guida i tuoi militari, lasciando però autonomia

“Se imponete delle punizioni alle truppe prima che abbiano effettivamente attaccato il nemico, non vi ubbidiranno.”

Un buon professionista del Safety deve saper guidare i suoi lavoratori senza imporre obblighi o limitazioni.

Questo perché, chi ci dice cosa fare, toglie la bellezza dell’apprendimento e la possibilità di fare esperienze utili ad arricchire il nostro bagaglio personale.

Un lavoratore deve sempre conoscere i rischi ed essere in grado di reagire, in piena autonomia

Non puoi combattere per loro la guerra della prevenzione, devi assicurarti che siano ben formati e pronti ad agire con coscienza e con piena consapevolezza dei rischi.

Ricorda: il compito di un esperto di Sicurezza è creare altri esperti in azienda.

4- Il Vero Leader è colui che non combatte

“Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assieparle, e rovesciarne lo Stato senza operazioni prolungate.”

Sappiamo tutti che, spesso, i lavoratori percepiscono la sicurezza come una materia inutile e perditempo.

Un vero Leader del Safety, grazie al carisma e alla sua capacità di diffondere cultura nell’organizzazione, è in grado di rendere la Sicurezza un valore condiviso e importante per tutti.

La vera battaglia si vince con ascolto e dialogo, facendo formazione efficace e coinvolgendo tutti i lavoratori durante ogni occasione possibile.

Ricorda: se vuoi vincere la sfida della Creazione di Cultura devi abbandonare metodi coercitivi e impositivi. 

5-Adattabilità

“Con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza. Questo significa avere il controllo del cuore.”

Con questa citazione Sun Tzu ci ricorda l’importanza di essere flessibili e adattarsi ad ogni circostanza, mantenendo sempre il controllo e la consapevolezza delle proprie emozioni.

Sì, lo so che spesso non è facile, soprattutto quando vedi il solito lavoratore “menefreghista” senza caschetto.

Tuttavia, anziché perdere la testa, prova piuttosto a costruire una relazione, a partire dal dialogo e a raccogliere informazioni preziose sul suo punto di vista.

La grande battaglia della comunicazione si combatte con le emozioni: le nostre e quelle degli altri.

Ricorda: ci vuole una vita a costruire relazioni forti e pochi minuti a distruggere il lavoro di una vita.

Se seguirai scrupolosamente questi 5 consigli, riuscirai a vincere la tua guerra nel Safety e a portare alta la bandiera della prevenzione in azienda.

Io come sempre sarò con te a sostenerti e a incoraggiarti a dare il massimo!

Parola di Generale 😎

Formazione: Sfrutti l’Effetto Mucca Pazza?

Conosci l’effetto Mucca Pazza?

Si tratta di un bias cognitivo, coniato dal filosofo ed economista italiano Matteo Motterlini, nel suo libro Trappole Mentali.

In sostanza, è la tendenza a ricordare con più facilità un evento dal forte impatto emotivo, rispetto a dati e statistiche.

Per comprenderlo meglio, ti riporto 2 esempi tratti dal libro di Motterlini.

Il primo riguarda la Guerra del Vietnam, un conflitto sanguinoso che causò la morte di quasi 55 mila soldati statunitensi.

Le notizie e le immagini brutali della guerra sconvolsero talmente tanto l’opinione pubblica che sollevarono un’ondata di sdegno e proteste senza precedenti.

Nello stesso periodo però, sempre in America, oltre 100mila persone si tolsero la vita inspiegabilmente.

Statistiche alla mano parliamo di quasi 2 volte il numero di morti. Eppure, nell’opinione pubblica, l’impatto emotivo di questa tragedia sociale fu minore. 

Passiamo al secondo esempio.

Siamo nel 1996 e dalla Gran Bretagna arriva una notizia sconcertante.

Dieci persone muoiono per encefalopatia spongiforme bovina (BSE), una malattia cronica e degenerativa che colpisce i bovini ma è trasmissibile anche all’uomo.

La notizia fa il giro di mezza Europa e scatena una vera e propria ondata di paura tra la popolazione, che durerà per anni.

In Italia, dove ci fu un solo caso, si sospese l’importazione di carne da tutta Europa e i mass media misero in atto una pesante campagna della paura intorno alla carne bovina.

Nonostante il panico però, i morti accertati furono poco più di un centinaio in tutto il mondo…

Ora, la domanda è: 

Perché alcune notizie generano panico e paura tra le persone e altre no?

Perché ad esempio in Italia non c’è la stessa ondata di sdegno per le morti sul lavoro quando, solo nei primi 8 mesi di quest’anno, si sono verificati circa 800 incidenti mortali?

La spiegazione è semplice.

Più un evento ci colpisce emotivamente più riesce a far breccia nel cuore e nella mente delle persone, facilitandone il ricordo.

“Momento Matteo… Che c’azzecca tutto questo con il mio lavoro quotidiano?”

Quello che voglio condividere con te oggi è che puoi sfruttare questo bias cognitivo a tuo vantaggio quando fai formazione alla sicurezza.

Se sei un consulente o un responsabile del Safety, sai benissimo che la formazione riveste un ruolo chiave nello stimolare i lavoratori a modificare i propri comportamenti.

Sai anche però che la sicurezza è una materia fatta di norme e regolamenti complicati, difficili da trasmettere.

Il vero guaio è che molti formatori non fanno nulla per facilitare le cose e rendere i momenti d’aula più coinvolgenti.

L’abitudine tipica è di entrare in aula e parlare per qualche ora, proiettando una serie infinita di slide con sigle, norme e regolamenti.

Risultato?

Facce annoiate e zero interesse da parte dei lavoratori.

Quello che invece dovresti fare per coinvolgere i lavoratori, non è tanto concentrarti su dati e statistiche, bensì sfruttare appunto l’effetto Mucca Pazza per rendere la formazione più coinvolgente.

Attenzione: non mi riferisco ai classici e scontati video shock che, per carità, hanno sicuramente rilevanza.. 

Parlo proprio dell’esperienza formativa nel suo insieme, che deve diventare un momento indimenticabile e profondo.

Mi riferisco in particolare a tante accortezze che puoi mettere in campo. Ad esempio:

  • Alimentare dibattiti costruttivi utili a raccogliere ragionamenti e idee da parte del gruppo;
  • Ideare esperienze pratiche e giochi d’aula per stimolare la proattività;
  • Creare gruppi di lavoro per invitare le persone a ricercare in autonomia le migliori soluzioni da attuare;
  • Far vivere esperienze didattiche concrete, dinamiche e calate nel contesto di lavoro;
  • Lavorare sull’ambiente per rendere interattivo e sinergico lo scambio (fai ancora formazione seduto alla scrivania???);
  • Ridurre all’osso i concetti teorici e stimolare con tante domande i discenti;
  • Utilizzare pennarelli, Post-It, Cartelloni e altro materiale “da gioco” per fissare i concetti più rilevanti;

In pratica, per catturare l’attenzione dei lavoratori e motivarli, devi trasformare l’ordinario in straordinario.

La tua Azienda è Antifragile?

Negli ultimi vent’anni si sono verificati eventi imprevedibili che hanno portato a conseguenze spesso disastrose. 

Pensa ad esempio alla crisi del mercato immobiliare nel 2008, dove l’infallibile mattone è crollato come un castello di carte lasciando sul lastrico milioni di persone…

Oppure alla più recente pandemia che ha fatto colare a picco le economie di mezzo mondo e ha cambiato per sempre le nostre vite.

Si tratta di eventi fuori dal comune, quasi impossibili da prevedere e che spesso non siamo pronti ad affrontare con lucidità.

Se ci pensi è un po’ come quando si verifica un infortunio in azienda.

Un evento imprevedibile, dovuto magari a una distrazione o a un errore nel seguire le procedure di sicurezza, che può portare a terribili conseguenze sia per il lavoratore sia per l’azienda.

Secondo Nassim Nicholas Taleb, saggista e matematico libanese, è impossibile prevedere questa tipologia di eventi ed è altresì inutile impiegare tempo e risorse per tentare di anticiparli.

È molto meglio convogliare le energie per costruire dei sistemi adatti ad affrontare tali crisi e, addirittura, a rafforzarsi usando la crisi stessa.

Nel suo libro Antifragile – Prosperare nel disordine, Nassim introduce il suo illuminante concetto chiamato antifragilità.

In soldoni è l’opposto esatto della fragilità e denota la capacità di un sistema di cambiare e migliorare a fronte di fattori di stress esterni, al fine di adattarsi anziché proteggersi.

Un sistema antifragile abbraccia l’imprevisto e l’incertezza, e ne assume positivamente il rischio per migliorare.

Per comprendere meglio questo concetto, ti riporto l’esempio usato dallo stesso Taleb nel suo libro, riguardante il mito dell’Idra di Lerna.

Si tratta di una creatura della mitologia greca simile a un serpente acquatico con più teste.

Ogni volta che le veniva mozzata una testa, ne spuntavano altre 2 anziché una.

L’Idra quindi, secondo Taleb, è una creatura antifragile che ama il danno e ne trova giovamento.

“Bene Matteo, ma qui di solito parliamo di sicurezza sul lavoro o sbaglio?”

Certo, ma prova a pensare a questo possibile scenario…

Supponiamo il caso che la tua azienda sia in regola dal punto di vista della Sicurezza.

Fai spesso riunioni di formazione, in azienda ci sono tutte le procedure e i DPI necessari, i lavoratori sono preparati e tutti i macchinari sono a norma.

Un giorno però si verifica un infortunio inaspettato.

Ecco che questo evento imprevedibile innesca una crisi che si ripercuote sia sulla sfera emotiva che razionale del gruppo di lavoro.

I dipendenti, l’alta dirigenza, il datore di lavoro, il team Safety e tutti gli attori coinvolti nell’episodio iniziano ad avvertire un senso di incertezza e di sfiducia nel presente tipico delle crisi improvvise.

Eppure abbiamo sempre fatto tutto con la massima attenzione..

Ora potrai anche passare a fare gli scongiuri come nella migliore tradizione italiana, ma il punto fondamentale è un altro:

Uno degli obiettivi di un Safety Coach è quello di costruire un sistema di sicurezza che sia in grado di reagire agli imprevisti e rafforzarsi. Esattamente come l’Idra di Lerna.

“Ok Matteo ma come si crea un sistema di Sicurezza Antifragile?”

Voglio condividere 3 pilastri presi dal Manifesto Antifragile che puoi utilizzare come fonte d’ispirazione e adattarli al tuo lavoro quotidiano.

1- Accogliere l’incertezza

Un sistema antifragile non lavora per debellare l’incertezza, ma l’accoglie, per non spingere le persone ad avere l’illusione di prevedere il futuro.

Se ci pensi questo è anche uno dei bias tipici dei lavoratori, quando giustificano un comportamento sbagliato con le solite frasi 

“Ho tutto sotto controllo!”

“Sono anni che faccio questo lavoro e non mi sono mai infortunato..”

Un sistema di sicurezza antifragile deve preparare i lavoratori a pensare che l’infortunio è sempre dietro l’angolo e, di conseguenza, adottare comportamenti flessibili e a massimizzare una risposta adattiva.

2- Autonomia

Proteggere e guidare il tuo team è importante.

Ma quando la cosa diventa eccessiva e non lasci liberi i lavoratori di compiere decisioni consapevoli, il sistema diventa fragile.

Significa che quando si verifica una situazione “differente”, non sanno come reagire al di fuori della tua ombra.

Ecco perché è importante lasciare il giusto spazio di apprendimento alle persone, stimolandole a riconoscere i rischi (e a trovare soluzioni) in autonomia.

3- Promuovere una cultura della collaborazione

Un sistema di sicurezza antifragile è composto da un team di persone con gli stessi valori, credenze e sempre pronte ad aiutarsi l’uno con l’altro.

Non esistono lupi solitari ma un gruppo che lavora fianco a fianco con un unico obiettivo.

Per fare questo però, è necessario creare di tanto in tanto dei momenti di condivisione all’interno dell’azienda, utili a far fluire idee, riflessioni e spunti per migliorare.

Hai mai organizzato delle tavole rotonde di confronto o di semplice dibattito intorno a temi specifici?

Hai mai creato dei punti di raccolta feedback negli spazi comuni?

Ti fermi di tanto in tanto ad ascoltare ogni attore coinvolto e i suoi bisogni?

Bene, per oggi ho finito!

Prima di salutarti, voglio lasciarti con una massima di Taleb:

“Se volete farvi un’idea della personalità, della morale e dell’eleganza di un amico, dovete osservarlo mentre affronta circostanze difficili, non nella realtà rosea della vita di tutti i giorni.”

Nicholas Taleb

Riflettici su!

Ruberesti la Gioconda?

Conosci la vicenda del furto della Gioconda?

Si tratta di uno dei più incredibili accadimenti nella storia dell’arte.

L’autore del furto fu un italiano di nome Vincenzo Peruggia che all’epoca lavorava in una ditta di pulizie al Louvre di Parigi.

Ogni giorno, questo Lupin de noantri, si trovava a spolverare opere di valore inestimabile, tra cui il famoso dipinto di Leonardo da Vinci.

La mattina del 21 agosto 1911 Peruggia entrò di soppiatto dall’ingresso, staccò il quadro dal muro e se lo portò a casa, coprendolo semplicemente con la sua giacca!

Quando venne dato l’allarme, ovviamente, la notizia fece presto il giro del mondo.

Chi mai avrebbe osato trafugare uno dei quadri più apprezzati al mondo?

La gendarmeria avviò le indagini interrogando e perquisendo tutti gli operai, compreso Vincenzo.

Pensa che tra i tanti indiziati ci furono anche nomi illustri come Pablo Picasso e Guillaume Apollinaire, i quali finirono dietro le sbarre per diversi giorni.

La cosa più assurda è che le forze dell’ordine perquisirono anche la dimora di Peruggia (dove era nascosto il quadro)… non trovando però nulla.

Per ben 2 anni l’opera rimase nell’abitazione del nostro compatriota mentre le indagini brancolavano ormai nel buio.

Ma la cosa più folle di questa storia è questa: sai cosa spinse questa persona a compiere un gesto così folle?

Denaro?

Gloria eterna?

No, niente di tutto ciò. Solo puro patriottismo e un po’ d’astio verso i francesi.

Devi sapere, infatti, che all’epoca si pensava che il famoso dipinto fosse stato rubato da Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Italia (cosa non vera, poiché la Gioconda era stata portata in Francia secoli prima, proprio da Leonardo e venduta in seguito al Re Federico I)

Tuttavia Peruggia lesse del furto di Napoleone in un volantino trovato al museo e proprio non riusciva a sopportarlo.

Voleva riportare a casa la Gioconda, e alla fine ci riuscì!

Accadde successivamente che un noto collezionista d’arte fiorentino organizzò una mostra nella sua galleria.

Peruggia lo contattò, sotto falso nome, e si diresse in Italia portando con sé l’opera, convinto di essere nel giusto e di essere quindi celebrato come un eroe di ritorno dalla guerra. 

Beh le cose non andarono però secondo i suoi piani..

Fu arrestato poco dopo l’arrivo dai carabinieri e finì in carcere per diversi mesi.

Un finale tragicomico direi…

“Bella storia Matteo ma che c’azzecca con la Sicurezza sul Lavoro?”

Ora ci arrivo.

Ho voluto raccontarti questa vicenda, per ricordarti quanto siano potenti gli ideali. 

Come diceva il filantropo Albert Schweitzer

“Gli ideali sono un po’ come le stelle per i marinai, ci guidano nella notte più buia e ci indicano la via da seguire.”

Possono spingere le persone a compiere gesti estremi e straordinari.

Vincenzo Peruggia ad esempio ha rischiato tutto, mosso e ispirato da questa grande forza patriottica e nazionalista.

Ora, pensa un attimo al mondo della Sicurezza.

Questa nobile materia viene spesso mal digerita dai lavoratori perché percepita come una gran perdita di tempo e come una seccatura.

Per non parlare poi dell’alta dirigenza, a cui interessa solamente il pezzo di carta perché “così sono in regolaah!1!!”.

In questo scenario tanto deleterio abbiamo due modi opposti di agire: da una parte c’è chi fa sicurezza limitandosi a fare il compitino, tra scartoffie e documenti da compilare.

Dall’altra ci sono invece i Professionisti del Safety che offrono qualcosa in più.

Essi guidano i lavoratori verso un vero cambiamento culturale, stimolandoli a pensare alla sicurezza non come un mero obbligo, ma come un più alto agire morale verso i propri affetti, l’azienda e il lavoro stesso.

Sono in grado di ispirare le persone e andare oltre al semplice “mettiti il caschetto che ti proteggi”

Capisci cosa intendo?

Bene.

A tal proposito, questa settimana ti chiedo un favore.

Prenditi qualche minuto per riflettere sul vero senso che dai al tuo lavoro e sull’importanza di quello che fai ogni giorno. 

Ad esempio:

  • Quando lavori nella tua azienda riesci a trasmettere un messaggio che va al di là dei comportamenti che vuoi che ottenere dalle persone?
  • Fai qualcosa per ispirare le persone verso un valore più alto?
  • Riesci a ricordare a te stesso il profondo perché del tuo lavoro?
  • Hai uno scopo elevato che ti guida a dare il meglio di te in ogni occasione?

Pensaci su. Perché (forse), il vero cambiamento dei comportamenti, passa attraverso i nostri ideali.

Stai offrendo ai lavoratori le giuste opportunità?

Oggi voglio iniziare con una domandina facile facile…

Talento e forza di volontà sono l’unica via per raggiungere traguardi ambiziosi?

Spesso siamo abituati a leggere le storie di personaggi famosi che, partendo da zero e lottando contro tutto e tutti, sono arrivati al successo grazie alle proprie forze.

Ma è davvero sempre così?

Per rispondere a questa domanda, ti voglio raccontare di uno studio sull’Hockey Canadese, realizzato dallo psicologo canadese Roger Barnsley.

Questo studio è riportato anche nel libro Fuoriclasse di Malcolm Gladwell, giornalista e sociologo canadese.

In pratica, mentre Roger assisteva a una partita di hockey nella Major Junior A (la massima competizione canadese), sua moglie si accorse di un fatto bizzarro.

La stragrande maggioranza dei giocatori in campo era nata nei primi mesi dell’anno.

Semplice casualità?

A quanto pare no.

Andando a fondo della questione, Roger notò che la quantità di giocatori nati nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, superava di gran lunga quelli nati nei successivi mesi dell’anno.

Com’era possibile tutto ciò?

Devi sapere che in Canada, migliaia di bambini iniziano a praticare Hockey già in tenera età. Accade così che bambini nati il 1 gennaio potrebbero competere con bambini nati a dicembre dello stesso anno, cioè 12 mesi dopo.

In giovanissima età questo si traduce in un enorme vantaggio, in termini di maturità fisica e mentale.

Ecco dunque che, chi nasce nei primi mesi dell’anno, ha maggiori chances di venire “selezionato” dai migliori Club rispetto al resto dei bambini.

E cosa accade ai bambini “fortunati” che vengono opzionati dai club migliori?

E’ presto detto:

Iniziano da subito a godere di allenamenti eccellenti, entrano in contatto con compagni di squadra più forti e giocano dalle cinquanta alle settanta partite a stagione, contro le venti di chi rimane a giocare in squadre locali.

In pratica significa avere maggiori possibilità di realizzare il sogno di diventare una stella dell’Hockey su ghiaccio.

“Ok Matteo ma non ho ancora capito dove vuoi arrivare…”

Mi spiego..

Gladwell nel suo libro vuole mettere in evidenza che se le persone vengono messe nelle condizioni idonee, hanno molte più occasioni (e stimoli) per raggiungere grandi risultati.

Ed io condivido appieno questa teoria, con buona pace delle filosofie motivazionali “credici forte forte forte”..

Pensa al nostro amato mondo della sicurezza sul lavoro…

Molti consulenti o responsabili si aspettano che i lavoratori si interessino alla sicurezza e, in autonomia, inizino ad attuare comportamenti più funzionali.

Cosa che puntualmente non avviene.

Ecco che allora i lavoratori diventano tutti “capoccioni e menefreghisti”, non ascoltano, fanno di testa loro, ecc…

Ma tu, in qualità di professionista del Safety, stai facendo tutto il possibile per metterli nelle giuste condizioni per lavorare in sicurezza?

Gli stai dando le giuste opportunità affinché abbiano le informazioni migliori con una comunicazione chiara ed efficace?

La tua azienda si sta adoperando per generare eccezionali condizioni ambientali che favoriscano la motivazione e i comportamenti corretti?

Se vuoi stimolare un cambiamento culturale non puoi fare affidamento solo sul talento individuale.

Devi fornire ai lavoratori le migliori opportunità di crescita, affinché il talento possa emergere anche nelle persone apparentemente meno inclini al rispetto delle regole.

Voglio lasciarti alcuni spunti per riflettere sul concetto di opportunità e crescita:

1- Stai dando a tutti i lavoratori le stesse opportunità di crescita?
2- Ti sei convinto che qualcuno del tuo team sia proprio irrecuperabile?
3- Hai qualche “cocchetto” o qualche persona prediletta?
4- State lavorando sinergicamente sull’ambiente di lavoro?
5- State offrendo un contesto stimolante e motivante?
6- Ci sono routine di allenamenti efficaci e riconoscibili?
7- Ci sono degli ostacoli mentali che stai auto-generando nel cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione?

Motivazione Safety: 5 tecniche per non perderla

Fare sicurezza, come dico sempre, è un mestiere nobile ma ricco di insidie.

Tra lavoratori che associano il Safety a una serie di azioni inutili e la dirigenza che se ne lava le mani, spesso raggiungere i propri obiettivi di sicurezza diventa una vera e propria impresa.

Una sfida che può portarti nel tempo a demotivarti e ad allinearti alla massa di pseudo professionisti compilascartoffie, i quali si limitano a fare solo il minimo necessario.

Più volte in passato mi è capitato di parlare con consulenti o responsabili della sicurezza, delusi e afflitti perché non riuscivano a farsi ascoltare e a raggiungere i propri obiettivi.

Ecco perché oggi voglio portarti 5 tecniche per aiutarti a mantenere sempre alta la tua motivazione.

Prima però, una piccola premessa…

Se bazzichi un po’ il mondo della crescita personale, almeno una volta avrai sentito parlare di tecniche motivazionali, da quelle più gettonate dai guruh!1!! al banale “sii ottimista e credici forte forte”.

Ma quali di queste sono davvero efficaci?

Per rispondere a questa domanda, ti voglio parlare di un test condotto da Richard Wiseman, docente e ricercatore britannico, tratto dal suo libro “59 secondi – Pensa poco, cambia molto”.

L’esperimento consisteva nel monitorare cinquemila persone sparse in tutto il mondo, alcuni per 6 mesi altri per 1 anno, i quali aspiravano a raggiungere determinati risultati.

Ad esempio: dimagrire, smettere di fumare, intraprendere una nuova carriera lavorativa o conseguire un nuovo titolo di studio.

Alla fine del test dovevano descrivere le tecniche che avevano usato per raggiungere tale obiettivo, ovvero:

Creare un piano efficace suddiviso in piccoli step;
Seguire l’esempio di persone che avevano già conseguito successi simili;
Comunicare agli altri le proprie ambizioni;
Pensare alle cose brutte che potrebbero capitare in caso di fallimento;
Pensare alle cose belle che potrebbero capitare in caso di successo;
Reprimere i pensieri dannosi (ad esempio voglia di fumare o mangiare cibi dolci);
Stabilire delle ricompense in base ai progressi fatti;
Fare affidamento sulla propria forza di volontà;
Annotare da qualche parte i progressi fatti;
Fantasticare su come sarà meravigliosa la propria vita una volta raggiunto l’obiettivo.

Va detto che, alla fine, solo il 10% riuscì nell’intento e raggiunse i risultati prefissati.

Secondo i risultati delle ricerche condotte da Wiseman, solo 5 di queste tecniche in elenco hanno permesso a quel 10% di realizzare le proprie aspirazioni.

Ma quali tecniche allora sono efficaci per raggiungere gli obiettivi?

Vediamole subito:

1-Creare un piano efficace suddiviso in piccoli step

Suddividere l’obiettivo finale in tanti piccoli passimisurabili e con scadenze ben precise– aiuta a creare un processo di cambiamento più graduale e meno radicale nella propria vita.

Se ci pensi un attimo, anche nel Safety è la stessa cosa…

Non puoi pensare di cambiare comportamenti e convinzioni disfunzionali dei lavoratori in una settimana, servono tempo e pazienza.

Datti dei piccoli obiettivi e cerca di misurarli volta per volta. Vedrai che ad ogni risultato ottenuto, tutto il team sarà più motivato a passare al “livello successivo”.

2-Comunicare agli altri le proprie ambizioni

Secondo Wiseman comunicare agli altri le proprie ambizioni aiuta a realizzarle con più facilità e ad evitare di ricadere nelle vecchie abitudini.

Senza contare che amici e colleghi spesso offrono un valido supporto nei momenti più difficili.

Questo è un consiglio che do anche a te: inizia a comunicare il tuo obiettivo a persone a cui dai valore. Saranno tuoi sostenitori e ti aiuteranno a ritrovare la carica nei momenti di sconforto.

Vedrai che col loro supporto, sarà più facile mantenere alta la tua motivazione.

3-Pensare alle cose belle che potrebbero capitare in caso di successo

Un altro modo efficace per raggiungere gli obiettivi è quello di focalizzarsi sugli effetti positivi del successo.

Invece di rimuginare su strategie, tecniche, procedure, DPI e formazione, prova a ritagliarti del tempo domandandoti ad esempio:

Cosa succederebbe in azienda se tutti i lavoratori seguissero comportamenti più virtuosi, da te suggeriti?
Che impatto avrebbe il raggiungimento degli obiettivi sulla vita di tutti?
Come saresti visto dagli altri?
Come ti sentiresti?
Cosa cambierebbe nel tuo ambiente di lavoro?
Che benefici avrebbe la tua carriera?

4-Stabilire ricompense in base ai progressi fatti

Tutti i partecipanti dello studio avevano definito delle gratificazioni a seconda degli step raggiunti nel percorso.

Piccole ricompense (come ad esempio una cena) che aumentavano il senso di soddisfazione.

Anche tu, parallelamente al punto 1, dovresti “premiarti” per ogni piccolo obiettivo di sicurezza raggiunto.

5-Annotare da qualche parte i progressi fatti

Tenere traccia dei miglioramenti è una forte leva motivazionale.

Ti fa capire esattamente dove sei ora, cosa hai fatto e quanto ti manca per arrivare al traguardo.

D’altronde sono anni che ripeto a tutti i nostri studenti:

“Non puoi migliorare ciò che non puoi misurare”